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Ciampi fermi il decreto Urbani!Ora il decreto Urbani deve passare la firma del Quirinale: si può chiedere a Ciampi che non lo sottoscriva. [ZEUS News - www.zeusnews.it - 21-03-2004] Il decreto Urbani contro la pirateria on line che criminalizza il file-sharing deve passare alla firma del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per diventare legge a tutti gli effetti. Dopo dovrà essere convertito in legge dal Parlamento. E' molto difficile che il Parlamento non approvi il Decreto tout-court perché si tratta di un decreto "omnibus" cioè di un decreto che affonta principalmente la questione del finanziamento del cinema italiano, eternamente in crisi ma ancora più in crisi a causa della recessione e del conseguente calo degli spettatori delle sale; molto difficilmente l'opposizione, che non ha i numeri per bloccarlo, potrebbe scatenare l'ostruzionismo rischiando di passare dalla parte di chi affossa il cinema italiano bloccando i fondi che il Governo vuole stanziare. Difficilmente poi i deputati della maggioranza potrebbero cambiarlo: il Ministro Urbani, uno degli esponenti più in vista di Forza Italia, ha già minacciato le dimissioni, in caso di mancata approvazione, e c'è un tacito e normale accordo che gli alleati non boccino proposte di un partito, oltretutto già approvate dal Consiglio dei Ministri, se non vogliono che siano bocciate le loro. A questo punto tutte le speranze che il Decreto Urbani non passi così si concentrano verso il Presidente della Repubblica che può, avvalendosi dei poteri dell'art.87 della Costituzione Italiana, non firmare il Decreto e rinviarlo al Governo per le modifiche opportune. Nel nostro ordinamento il Presidente della Repubblica, si sa, non ha poteri effettivi ma di garanzia e, soprattutto, di "persuasione morale" quando sono in gioco valori fondamentali. Il Presidente Ciampi stesso aveva, in un discorso a esponenti del cinema italiano, recentemente auspicato una legge contro la pirateria on line ma non credo che il Presidente si riferisse a una legge malcombinata come questa. Per questo una delle più importanti associazioni dei consumatori che è Altroconsumo ha scritto una lettera al Presidente chiedendogli di non firmare. E' una petizione che tutti, in modo rispettoso e sereno, possono inviare scrivendo una email a presidenza.repubblica@quirinale.it, basta che sia indicato l'indirizzo postale tradizionale in calce alla lettera, che l'e-mail non superi i 50 Kbyte e sia senza allegati. Le motivazioni che anche Altroconsumo adduce perché il Presidente non firmi sono nella mancanza dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza per utilizzare lo strumento del decreto. Anche il fatto che la Direttiva Europea sulla proprietà intelletuale sia stata approvata dal Parlamento Europeo ma non dal Consiglio dell'Unione dovrebbe spingere a una certa prudenza nel legiferare così come il fatto che il decreto Urbani si preoccupi solo di opere cinematografiche e non musicali, letterarie, software, etc. Nella sostanza è negativo l'art. 2 che impone in maniera "obsoleta, inutile, insufficiente, delle sanzioni contro il consumatore che scarica file audiovisivi dalla rete per uso personale". Si tratta di sanzioni assolutamente eccessive perché aumentano le sanzioni pecuniarie a 1.500 euro, comportano la confica del Pc ed inserisce una sanzione odiosa e smisurata come la pubblicazione del provvedimento di sanzione su un giornale a diffusione nazionale o su un periodico specializzato. Si tratta di sanzioni che rischiano di essere comminate solo per una parte di quanti violano queste disposizioni facendo venire meno la certezza del diritto. Il Presidente della Repubblica ha sempre avuto a cuore i giovani, il loro inserimento nella vita democratica, mentre questa legge presenta a molto di loro un volto duro, arcigno, che rischia di escluderli ed allontanarli dalle istituzioni della Repubblica. Un suo rinvio del decreto Urbani potrebbe permettere al Governo di ritornare sui suoi passi o modificandolo negli aspetti più inaccettabili o trasformandolo in un disegno di legge che le Camere, maggioranza e opposizione, potrebbero discutere più serenamente e liberamente.
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