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Siamo davvero nell'era post Pc?

Nel mondo del personal computing sembra che tutto cambi in fretta, con succulente novità ogni pochi mesi. Invece la crisi economica è anche una crisi tecnica. Ma qualcosa pian piano si muove.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-09-2011]

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Il primo sistema operativo "moderno" di successo è stato UNIX, nato ufficialmente il 1/1/1970 per mano di Brian Kernighan, Dennis Ritchie, Ken Thompson ed altri, i primi due inventori del linguaggio C, in cui da UNIX in poi tutti i sistemi operativi sino ad oggi sono scritti.

La loro idea è riassumibile in:
- Sistema portabile su ogni hardware.
- Sistema flessibile, facile da programmare ed evolvere.
- Per far ciò serve un linguaggio facile, potente e di alto livello.

All'epoca i sistemi operativi erano scritti in assembly, funzionavano solo sull'hardware del loro produttore ed era pressoché impossibile farli evolvere: "quando cambi computer cambi sistema"; non molto dissimile dai blocchi odierni su cellulari e tablet, con aggiornamenti centellinati o proprio assenti, blocchi hardware e via dicendo.

All'epoca l'intero mercato considerò gli inventori di UNIX come innocui utopisti: il C, linguaggio (all'epoca) "troppo" di alto livello non era certo adatto a scrivere cose complesse come dei sistemi operativi. E poi, chi mai potrebbe volere questa flessibilità? Quel che un sistema deve fare è supportare ogni possibile funzionalità; essere flessibile e facile da programmare non serve, anzi è persino dannoso perché se è facile scrivere programmi di un certo livello si può indurre in tentazione soggetti non troppo competenti a fare il passo più lungo della gamba. Più o meno quello che dicono le multinazionali del software odierne, facendo di tutto per rendere contorto mal documentato e complesso sviluppare con i loro prodotti.

Unix in pochi anni è diventato lo standard dell'intera informatica, e nel tempo sono nati svariati UNIX (Sun Solaris, IBM AiX, HP-UX, True64, SGI Irix...), tutti più o meno compatibili tra loro nel rispetto di specifiche comuni, un po' come le distribuzioni GNU/Linux odierne. L'assembly troppo di basso livello è stato via via relegato a piccolissimi pezzi di codice nel cuore dei sistemi operativi o delle applicazioni più complesse. Un po' come inizia ad accadere oggi col Python, che oramai si trova ovunque, da data storage system come lo ZFS a componenti del desktop ed intere applicazioni, usato dallo studentello alle prime armi ai sistemi di controllo del traffico aereo, da Google AppEngine al sistema di streaming della BBC.

Sino al successo di GNU/Linux, UNIX è rimasta la famiglia di sistemi di elezione nel mondo professionale; tutt'oggi le grandi infrastrutture IT del mondo che non girano sotto GNU/Linux girano sotto un qualche UNIX, dalla Vodafone alla TIM alla Wind l'intera rete mobile italiana è gestita da Solaris, come le nostre ferrovie mentre quelle spagnole preferiscono AiX (lo UNIX di IBM), Yahoo gira per metà su FreeBSD (e l'altra metà su GNU/Linux), sino ad altri "più moderni" come Google girano solamente sotto GNU/Linux.

UNIX tuttavia non ha mai attaccato il desktop, i computer domestici: le grandi unix-company dall'IBM alla Sun all'HP all'SGI (madre tra l'altro delle OpenGL, librerie grafiche alla base del suo Irix) non hanno mai considerato questo settore come interessante o profittevole. Ci hanno invece pensato tra gli altri Bill Gates e Steve Jobs, il primo coll'idea di vendere computer economici per tutti, il secondo sistemi operativi interessanti per il grande pubblico; fallito l'accordo tra loro ognuno andò per la sua strada ottenendo un successo pressoché universalmente noto.

Kernighan e Ritchie col loro UNIX hanno dimostrato che semplicità, flessibilità e facilità vincono, non solo nel mondo biologico di Darwin ma anche nel mondo tecnologico dell'informatica. Bill Gates e Steve Jobs hanno dimostrato che al grande pubblico piace la tecnologia, piace poter registrare, manipolare e gestire ogni sorta di informazione. Richard Stallman, Linus Torvalds ed altri con GNU/Linux hanno dimostrato che all'uomo non basta la tecnologia in mano ovvero il pesce nel piatto, piace ancor di più pescare per avere pesce quando e come lo si desidera.

Oggi i sistemi operativi moderni "da computer", non i computer fisici, si avviano verso la fine di un ciclo, il linguaggio C in cui sono scritti, come l'assembly ai tempi è troppo di basso livello, è divenuto troppo complesso gestire tutte le funzionalità di un desktop moderno e ancor di più crearne di nuove. Si prova così a creare sistemi più "semplici", vedasi ad esempio i rumors su iOS che sostituisce OSX od Android che rimpiazza "i desktop" ecc.

Al mercato l'idea della semplicità piace, UNIX lo ha già dimostrato da tempo, l'idea dell'hardware "piccolo&portatile" piace, anche qui l'evoluzione lo ha già dimostrato: dai mainframe si è passati ai PC desktop, dai desktop si è passati ai laptop...

Qui però ci si è fermati: i netbook dopo una breve bolla sono sostanzialmente stagnanti, in attesa del colpo di grazia (basta solo osservare i prezzi di un netbook di oggi rispetto a un paio d'anni fa) mentre i loro supposti successori, i tablet, non vanno, si diffondono più che altro per il mito di Apple, ma non sfondano.

Android come iOS, se nel settore degli smartphone la fanno da padroni offrendo molte più funzionalità e una assai maggior comodità d'uso rispetto alla concorrenza non riescono né possono aver voce sui desktop: lì la "concorrenza" dei "vecchi" sistemi operativi da computer offre soluzioni assai più comode, flessibili e potenti. Basta pensare solo all'ingestibilità dei file personali su dispositivi Android od iOS rispetto ai desktop tradizionali.

Oggi sul piano software non abbiamo ancora uno UNIX 2.0; l'unica interfaccia grafica adatta a un uso combinato desktop e touch è Unity di Ubuntu/Canonical, il cui design prende molto da Android. Sia OS X che Windows non sono in grado di lavorare con profitto in ambienti touch, neppure ciò che Windows 8 mostra è adatto: confusionario, scomodo, poco usabile, sia con le dita sia col mouse, al punto che voci parlano di un supporto a parte a la XP-mode per il "legacy desktop" attuale. Tuttavia, al pari di OS X e Windows, anche Ubuntu ha un "motore", sotto il cofano di Unity, scritto in C; è certo assai più gestibile grazie al fatto di essere opensource ma è pur sempre legacy.

Sul piano hardware invece qualcosa stà timidamente muovendosi; da qualche mese si inizia a parlare di ultrabook ovvero portatili leggeri, sottili e con hardware assai performante, insomma delle vere e proprie workstation per il grande pubblico. In contrapposizione ai sempre più diffusi laptop "da supermercato" che puntano all'economia avvicinandosi più ai netbook che alle workstation.

Con ogni probabilità quindi il PC non morirà ma si separerà in due linee, una con gli UltraBook che ritorna al mondo delle workstation unix, l'altra con piccoli dispositivi diffusi ovunque che penetrerà quel mercato oggi non informatizzato né molto interessato a informatizzarsi.

Del resto, a ben guardare, il futuro non può essere né della virtualizzazione: siamo nel mondo reale ed il sistema deve essere reale, quello virtuale gira sempre su un altro che deve esistere e funzionare. Né del cloud computing: al di la dell'inopportunità di non poter manco controllare il proprio sistema (e già iOS ed Android che non girano nella nuvola ma ci si appoggiano solo permettono ad esempio di rimuovere contenuti dai dispositivi indipendentemente dalla volontà dell'utente); per accedere alla nuvola serve sempre un sistema, i ChromeBook di Google sono sì un browser, ma che gira sopra Ubuntu con Chromium al posto di Unity... L'unica strada che resta sembra quindi creare un nuovo Kernel/Userland, un nuovo "motore" che segua il modello di UNIX solo rimodernato alla esigenze attuali.

A chi si chiede e l'Html 5? e il Web 2.0? Sono solo "nuove" tecnologie in massima parte embrionali, fumosi e reimpasti spesso mal venuti di vecchie idee. Solo come esempio, Java quando nacque aveva obbiettivi ancora più ambiziosi dell'Html 5 di oggi: in teoria doveva essere la base di un nuovo sistema operativo, "The network is the computer", il motto della Sun dove tutto era distribuito in rete e scaricato a richiesta, non diverso dalle webapp Html 5 che stanno nascendo oggi; le applet Java, Rmi, i file Jnlp sostituivano quello che oggi fa Ajax e via dicendo. Andranno avanti ma non possono sul piano tecnico sostituire "i computer", dal momento che da questi dipendono per poter funzionare.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 13)

{k}
Commento fuori tema o non conforme al regolamento del forum.
17-9-2011 13:11


mda
OpenVMS è ottimo ma non vedo questo successo. Forse che è poco scalabile? Che bisogna dannarsi per fare un programma?Che commercialmente è stato gestito male? Ciao Leggi tutto
7-9-2011 23:39

MaXXX eternal tiare
è indubbio che l'informatica moderna stia andando verso un nuovo modello portatile/cloud chissà però se sarà davvero una svolta come si chiede l'articolo o solo una fase. Per me rimarremmo in questa situazione un pò ambigua ancora per un bel pò.
7-9-2011 06:51

{Nick}
In parte è vero ma molti sistemi mission critical sono gestiti un S.O. che a fatto storia e che pochi conoscono ed è avanti 10 anni rispetto alla famiglia UNIX: VMS della Digital Corporation ora di Propieta HP. usato sui sistemi cluster di crosse dimensioni.
5-9-2011 02:15

{abral}
Gli ultimi due paragrafi sono campati in aria... Cioè mi pare una cosa ovvia che HTML5, che è un linguaggio, non possa sostituire un computer, perché è con un computer che tu lo puoi utilizzare XD Secondo me ti sei espresso male! P.S.: ah e Chromium OS non è basato su Ubuntu!
5-9-2011 01:02

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