Un post su Facebook non è mai per i soli ''amici''

Anche se è pubblicato su un profilo ''chiuso''.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-03-2017]

facebook bambini

Un post su Facebook non è mai veramente riservato ai soli "amici", anche se è pubblicato in un profilo "chiuso". Se poi si "postano" informazioni su minori l'attenzione deve essere massima.

Il principio è stato affermato dal Garante privacy in un provvedimento con il quale ha ordinato a una donna la rimozione dalla propria pagina Facebook di due sentenze, sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio, in cui erano riportati delicati aspetti di vita familiare che riguardavano anche la figlia minorenne.

L'Autorità - intervenuta su segnalazione dell'ex marito che lamentava una violazione del diritto alla riservatezza della figlia - ha ritenuto che la divulgazione dei provvedimenti giurisdizionali in questione fosse incompatibile con quanto stabilito dal Codice privacy.

Il Codice vieta infatti la pubblicazione "con qualsiasi mezzo" di notizie che consentano l'identificazione di un minore coinvolto in procedimenti giudiziari, nonché la diffusione di informazioni che possano rendere identificabili, anche indirettamente, i minori coinvolti e le parti in procedimenti in materia di famiglia.

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Secondo il Garante, poi, l'estrema pervasività della divulgazione su Internet aggrava notevolmente la violazione di diritti della persona, in questo caso per giunta minore di età. Non può essere provata infatti, sempre secondo il Garante, la persistente natura chiusa del profilo e la sua accessibilità a un gruppo ristretto di "amici", perché il profilo è facilmente modificabile, da "chiuso" ad "aperto", in ogni momento da parte dell'utente.

Vi è, inoltre, la possibilità che un "amico" condivida il post con le sentenze sulla propria pagina, rendendolo visibile ad altri iscritti, determinando così una possibile conoscibilità "dinamica", più o meno ampia, del contenuto che può estendersi potenzialmente a tutti gli iscritti a Facebook.

Nel disporre la rimozione, l'Autorità ha sottolineato infine, che le sentenze consentono di rendere identificabile la bambina nella cerchia di persone che condividono le informazioni "postate" dalla madre sul proprio profilo e contengono dettagli molto delicati, anche inerenti alla sfera sessuale, al vissuto familiare e a disagi personali della piccola.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 6)

ma infatti io non ero entrato nel merito della questione, ma solo evidenziato una evidente assurdità proferita nella più assoluta disconoscenza del medium di cui si parlava
7-4-2017 21:19

In realtà facebook è solo il mezzo della disputa in questione, poteva essere qualsiasi altro social o una qualsiasi pagina internet. Il fatto che un mio amico venga a casa mia, fotografi la sentenza e la divulghi rende lui colpevole del reato in questione, non certo me. Leggi tutto
7-4-2017 07:46

Artatamente la divulgazione allora può avvenire in qualunque modo: l'amico può venire a casa mia, fotografare la sentenza e pubblicarla su facebook: ciò che è scritto nell'articolo lascia esplicitamente intendere che ciò sia una prerogativa di facebook, mentre in realtà non lo è.
6-4-2017 20:46

Beh, l'amico lo puo' sempre copia-incollare, non è che lo deve per forza condividere tramite gli strumenti di facebook. Leggi tutto
5-4-2017 16:10

Piuttosto come ti viene in mente di pubblicare queste sentenze su FB??? :shock: Se le metti nella bacheca del comune dove si espongono le pubblicazioni di matrimonio - sempre che siano ancora in uso - sono sicuramente meno "pubbliche" e se hai il bisogno di mostrale a qualche conoscente gliele mandi in privato... :roll:
4-4-2017 19:06

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