Kim Dotcom rivuole i suoi milioni

E accusa: il governo USA non ha alcun diritto di sequestrare i beni di cittadini stranieri.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-04-2017]

kim dotcom milioni

Non tutti probabilmente ricordano che la vertenza che contrappone Kim Dotcom e il governo americano è duplice.

Da un lato ci sono infatti le accuse legate al copyright; dall'altro c'è la causa civile che impedisce al fondatore di Megaupload di accedere ai milioni accumulati prima dell'inizio dei guai.

Nel 2012, subito dopo il raid che pose fine alle attività di Megaupload, il governo statunitense bollò come «fuggitivi» Kim Dotcom e i suoi colleghi, dando inizio a una causa civile per ottenere il sequestro dei loro beni (conti bancari, auto, case e via di seguito).

La posizione americana venne riconosciuta e i beni furono sequestrati; in seguito, anche l'appello presentato da Dotcom e soci venne respinto.

Ora Kim Dotcom, desideroso insieme agli altri accusati di tornare in possesso di un patrimonio stimato valere 67 milioni di dollari, ha deciso di tornare alla carica e, a questo scopo, s'è rivolto alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America.

I legali di Dotcom e compagni sostengono che il sequestro è stato deciso illegalmente, poiché il Dipartimento di Giustizia non era nel giusto quando li ha etichettati come fuggitivi.

Lasciare le cose come stanno - spiegano gli avvocati nella petizione indirizzata alla Corte Suprema - significherebbe avallare una posizione giuridicamente insostenibile, ossia affermare che il governo USA può sequestrare a proprio giudizio «i beni esteri di un cittadino straniero» (Kim Dotcom ha la cittadinanza tedesca). Il tutto «basandosi su illazioni non provate circa i reati più insoliti e dubbi riconosciuti dagli Stati Uniti».

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Per il team legale di Dotcom si tratta di un palese abuso, e anzi la vicenda rappresenterebbe per la Corte Suprema l'occasione di stabilire finalmente con chiarezza ciò che il governo può e ciò che il governo non può fare in queste situazioni.

«Il caso» - sostengono gli avvocati - «ha importanti implicazioni per la giurisdizione federale, la giurisprudenza costituzionale, l'interpretazione delle leggi, la procedura civile e le relazioni internazionali».

Tutto ciò dovrebbe convincere la Corte a prendere in esame la questione, possibilità che tuttavia potrebbe ancora non concretizzarsi.

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