Economia: la svolta necessaria

Il futuro per le classi subalterne all'interno della crisi è nero, nerissimo. Autosufficienza energetica e autosufficienza alimentare devono essere gli obiettivi da perseguire ad ogni costo.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-05-2012]

Se parliamo di "libertà", non in astratti termini filosofici o culturali, ma delle condizioni materiali, sociali, della democrazia capitalista in cui la famosa libertà può essere vissuta, è obbligatorio osservare, in tema di lavoro, che si materializza una feroce ed implacabile divisione di classe tra coloro che possono scegliere un lavoro secondo le proprie inclinazioni e desideri, fruendo della libertà di scelta e la grande maggioranza che si deve accontentare di ciò che trova nel grande territorio della schiavitù salariata o della disoccupazione.

Una buona università, un costoso master, i soldi di famiglia per aprire una attività commerciale, lo studio di avvocato, notaio, commercialista di papà, sono l'autostrada aperta per perpetuare la classe dirigente, con poche eccezioni.

Non vi è alcuna libera scelta nel farsi spremere come un limone come operaio, bracciante, precario, o mercenario nell'esercito, lavori pericolosi, nocivi, faticosi, ripetitivi in cui ci si atrofizza anche il cervello, senza alcuna possibilità di carriera o miglioramento.

Vi è una situazione bloccata anche politicamente con una "sinistra sparita" che tifa per Marchionne e la globalizzazione, mentre proprio dalla globalizzazione arrivano attacchi al lavoro salariato, perché c'è chi produce di più ed a costi minori e fa fallire le aziende o le fa delocalizzare dove i salari sono minori. Oggi anche la condizione di schiavo salariato, nella crisi, sta diventando un miraggio, e le libertà rimaste sono il suicidio o la dieta dimagrante.

Chi parla di "popolo sovrano" in questa determinata situazione, in cui non possiamo nemmeno scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento, è un cinico ciarlatano capace di qualsiasi nefandezza.

Non possiamo più parlare di libertà nemmeno per quanto riguarda la nostra nazione, visto che il nostro destino è in mano a quelle banche o fondi stranieri che detengono il nostro sconfinato debito pubblico, e in qualunque momento possiamo essere un obiettivo speculativo con il fine di farci fallire e comprare a prezzi stracciati quel poco di valido che è rimasto della nostra economia.

Senza farla tanto lunga, il futuro per le classi subalterne all'interno della crisi, del debito pubblico, della globalizzazione, è nero, nerissimo, e nessun partito, nemmeno il Movimento 5 stelle, ha delle proposte capaci di indicare una prospettiva economica alternativa.

Professori bocconiani e politicanti millantano di una fantomatica "ripresa economica", che sembra più essere una disperata speranza piuttosto che basata su elementi finanziari e di mercato, in una situazione in cui il debito pubblico continua ad aumentare, l'economia è in recessione, i posti di lavoro diminuiscono, le banche prendono soldi pubblici e invece di prestarli agli imprenditori comprano buoni del Tesoro.

Ci dobbiamo assolutamente convincere che per il nostro futuro non possiamo affidarci a ricette economiche già fallite, né a quei dirigenti che le hanno messe in atto, e dobbiamo capire che il premier Monti è la massima espressione del potere finanziario e bancario che è il principale responsabile della crisi, egli è membro della Trilaterale che è una organizzazione che aspira al governo globale della economia, e affidarsi a lui è come affidare un malato bisognoso di trasfusioni di sangue a un vampiro.

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La strategia economica alternativa al declino, alla crisi, alla globalizzazione, alla perdita di sovranità, deve partire dalla constatazione che la nostra attuale economia non è in grado di produrre tanto da pagare 100 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico ogni anno, e dunque chiedere alle banche creditrici una moratoria per poter investire quelle risorse in un nuovo piano di sviluppo.

Autosufficienza energetica e autosufficienza alimentare devono essere gli obiettivi da perseguire ad ogni costo, e questi settori, per sviluppare nuova occupazione, devono essere protetti da importazioni straniere e dalla immigrazione.

Insomma, se si deve solarizzare tutta l'Italia, con la microgenerazione diffusa, l'intero ciclo, dalla progettazione, alla produzione, alla installazione deve essere italiano, anche se la Cina potesse esportare pannelli fotovoltaici a metà prezzo, e così per l'agricoltura, dove oggi si abbandonano i campi perché arrivano derrate straniere a basso costo.

Un piano industriale capace di ridurre progressivamente la nostra dipendenza dall'estero (il 90% per l'energia e il 60% per gli alimenti), con milioni di nuovi posti di lavoro, è ciò di cui si dovrebbe parlare invece degli sproloqui sulla libertà, il popolo sovrano e il generico e fantomatico "sviluppo".

Si tratterebbe di offrire questo piano a piccole e piccolissime imprese, diffuse sul territorio, con la priorità dell'autosufficienza energetica di imprese manifatturiere e agricole, con anche quel fiume di denaro che oggi viene buttato in armamenti e interventi militari che servono solo a dimostrare le nostra obbediente sottomissione a USA e Nato.

L'unica vera "libertà" da conquistare è quella di mettere nelle mani di singoli, famiglie, piccole cooperative, gli strumenti, i mezzi di produzione per essere autosufficienti come singoli e come nazione, in quei settori strategici che ci consentano di non morire di fame e di freddo nel caso di una crisi petrolifera dovuta magari ad una guerra negli stretti di Hormuz.

La schiavitù salariata può essere superata producendo tutte le merci essenziali come singoli artigiani, famiglie, cooperative e togliendo dalla condizione di schiavi decerebrati milioni di persone che ancora oggi ingrassano le classi dominanti, che quando parlano di libertà ne parlano a ragion veduta, perché con i soldi ogni libertà oggi è possibile, dal non finire in galera, a evadere le tasse, ad avere schiere di giovani donne al tuo servizio, a farsi curare dai migliori medici, a fare vacanze di sogno e toglierti ogni sfizio.

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Commenti all'articolo (1)

Sono daccordo sul fatto che in questo periodo non ci sia tanta libertà nello scegliere il posto di lavoro ideale, ma l'università troppi ragazzi non la fanno solo perchè non hanno voglia e/o pensano di non averne bisogno. Questi sono gli stessi che poi si lamentano del loro posto di lavoro o che al lavoro non rendono come dovrebbero. ... Leggi tutto
1-6-2012 11:48

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