Zeus News è un notiziario dedicato a quanto avviene nel mondo di Internet, dell'informatica, delle nuove tecnologie e della telefonia fissa e mobile: non è un semplice amplificatore di comunicati stampa ma riserva ampio spazio ai commenti e alle riflessioni, proponendosi quale punto di osservazione libero e indipendente.

Sondaggio
Una donna è stata querelata per una recensione negativa di un ristorante scritta su Trip Advisor. Quale di queste affermazioni trovi più vicina al tuo pensiero?
Non è giusto che un'opinione scritta su Internet sia considerata pari a un articolo su un giornale. Bisogna rivedere al più presto le leggi sulla difesa dell'onore e sulla diffamazione.
E' giusto che anche sui forum o su Facebook o sui siti di recensioni si applichino le leggi relative alla diffamazione. Un'opinione negativa può rovinare la reputazione di un locale.
Gli utenti devono poter esprimere con la massima libertà la propria opinione su ristoranti, alberghi, ma anche prodotti o servizi acquistati. Un'opinione negativa non dovrebbe essere considerata diffamazione.
Trovo che oggi più che mai sia necessario prestare la massima attenzione a quello che si scrive online.
Le recensioni su Internet sono in gran parte inaffidabili: quelle positive sono scritte dai proprietari, quelle negative dalla concorrenza. In ogni caso l'opinione dei pochi singoli onesti non è significativa.
Vorrei dire la mia sul forum di Zeus News ma temo che prima dovrei procurarmi un buon avvocato, non si sa mai.

Mostra i risultati (2211 voti)
Agosto 2014
Facebook lancia l'app per navigare gratis
Luglio 2014
Mega oscurato in Italia, ecco come accedere
La super fibra ottica è disordinata e made in Italy
Attacchi DDoS in aumento, cosa fare per difendersi
Sat-Fi trasforma lo smartphone in satellitare
Ma chi sono i terroristi?
Il ginecologo che fotografava le donne nude
L'uomo-wiki
BeppeGrillo.it e i macachi di Modena
Gli italiani telefonano di meno, è proprio crisi
Android L aumenta drasticamente la vita della batteria
Tim e Vodafone, gli avvisi diventano a pagamento
La tassa sull'equo compenso e il governo Renzi
Gmail, eliminare la posta già spedita
La Guardia di Finanza oscura DDLStorage
Tutti gli Arretrati

Petrolio addio, ecco le Transition Town

I ribelli contro i combustibili fossili si costituiscono in rete, cercando di sostituire l'azione politica, sinistramente e pericolosamente inattiva.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-04-2007]

Il logo di Totnes
Il logo di una transition town

Rischia di diventare il fenomeno internet dell'anno: un'organizzazione dal basso, formata da privati cittadini, con un sito collaborativo (wiki), si propone di colmare un vuoto lasciato dalla politica ufficiale, inerme e schiava delle pressioni dei petrolieri, e progettare la civiltà del dopo-petrolio, nel segno della "decrescita energetica".

L'iniziativa è partita l'anno scorso da due cittadine anglosassoni: Kinsale, in Irlanda, e Totnes, nel Devon; ora sta lentamente contaminando varie municipalità del Regno Unito. Si chiama Transition Towns (città di transizione) e sta guadagnando sempre maggiore visibilità nella rete. Le comunità che hanno aderito sono per il momento una quindicina, ma ciò è comprensibile, dato il notevole impegno richiesto.

Come ogni movimento che si rispetti, ha un capo carismatico: il docente universitario Rob Hopkins, che fa da coordinatore. Sulle riserve petrolifere Hopkins è uno dei pessimisti, uno di quelli che pensano che entro cinque anni il petrolio raggiungerà il picco di Hubbert, ovvero l'inizio del declino della capacità estrattiva.

Secondo questa previsione, non c'è un "piano B". L'era del petrolio sta volgendo precipitosamente verso la fine. Poiché non abbiamo ancora trovato un'altra fonte di energia sufficiente a sostituirlo, la sola risposta razionale è progettare la nostra decrescita energetica. Occorre pensare a una vera e propria economia di guerra: "La vita del dopo-petrolio sarà molto diversa da quella attuale", sostiene Hopkins.

"È bene evitare di riporre speranze in soluzioni impossibili", incalza Hopkins, "come l'idrogeno, per esempio". Per far circolare a idrogeno o a batteria le auto di una nazione come la Gran Bretagna occorrerebbero sessantasette centrali nucleari, oppure una centrale eolica più grande dell'intero Galles.

I biocombustibili? Altra bufala: servirebbero venticinque milioni di ettari di terreno coltivato a colza, vale a dire quasi cinque volte la superficie coltivabile del Regno Unito. E bisogna pur mangiare.

L'agricoltura attuale, più che produrre combustibili, sembra sia più votata al loro consumo: fertilizzanti sintetici derivati dal petrolio, pacciamatura con teli di plastica, pure derivati dal petrolio, e un sistema di produzione accentrato in grossi distretti monocolturali, che riforniscono interi continenti, tanto per consumare un po' di carburante in più.

Non tutti la pensano come Hopkins: George Monbiot, editorialista del Guardian, vicino al movimento dei townies, è convinto che il picco di Hubbert sia soltanto "relativamente vicino". Potremmo avere da dieci a trent'anni davanti a noi, tenuto conto anche delle riserve di carbone. Ma il cambiamento climatico, dovuto all'eccesso di CO2 in atmosfera, si farà sentire pesantemente ben prima del picco.

Al di là dei leader, è l'iniziativa dei singoli a costituire la forza del sistema. Ogni comunità sviluppa le proprie proposte, e le mette a disposizione di tutti, in pieno rispetto della filosofia hacker.

Vi sono agricoltori e commercianti biologici che si interessano anche del tragitto dei loro prodotti, associazioni di cittadini che progettano di interrare tubi per estrarre dal sottosuolo calore d'inverno e frescura d'estate.

Le proposte fioccano: vietare la pubblicità che stimola i consumi, installare pale eoliche, chiudere gli ipermercati, isolare termicamente le abitazioni, convertire appezzamenti inutilizzati in orti, piantare alberi come i noci, in grado di costituire fonte di cibo per eventuali emergenze alimentari, di abbattere efficientemente grandi quantità di anidride carbonica, ed essere eventualmente bruciati per produrre energia.

Ma non ci si limita alla bio-architettura. Le proposte abbracciano anche profondi cambiamenti nelle relazioni economiche, come l'introduzione una moneta sociale, che possa essere spesa solo per prodotti dell'economia locale, a minimo chilometraggio, oppure l'assegnazione a ogni prodotto di un punteggio, in relazione al peso del carburante impiegato per produrlo e portarlo a destinazione.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato con Zeus News ti consigliamo di iscriverti alla Newsletter gratuita.

Inoltre puoi consigliare l'articolo utilizzando uno dei pulsanti qui sotto, inserire un commento (anche anonimo) sotto o segnalare un refuso.

Commenti all'articolo (6)

{Paolo}
Il peak oil(il picco del petrolio) Leggi tutto
27-4-2007 15:54


Gateo
Due piccioni con una fava: fine dell'esportazione selvatica, meno soldi a cinesi ed indiani che quindi torneranno alla bicicletta. Tutto torna! :twisted: Leggi tutto
26-4-2007 10:55


liver
Il prezzo del petrolio Leggi tutto
26-4-2007 10:02


Gateo
Al lupo al lupo! Leggi tutto
26-4-2007 09:26


liver
Verdi a chi? Leggi tutto
26-4-2007 09:10

{Giorgio}
Tanti struzzi con la testa sotto terra Leggi tutto
26-4-2007 07:42

Inserisci un commento - anche se NON sei registrato

La liberta' di parola e' un diritto inviolabile, ma nei forum di Zeus News vige un regolamento che impone delle restrizioni e che l'utente e' tenuto a rispettare. I moderatori si riservano il diritto di cancellare o modificare i commenti inseriti dagli utenti, senza dover fornire giustificazione alcuna. Gli utenti non registrati al forum inoltre sono sottoposti a moderazione preventiva. La responsabilita' dei commenti ricade esclusivamente sui rispettivi autori. I principali consigli: rimani sempre in argomento; evita commenti offensivi, volgari, violenti o che inneggiano all'illegalita'; non inserire dati personali, link inutili o spam in generale.


web metrics