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L'app che permette di noleggiare un'autovettura direttamente dallo smartphone è molto contestata dai tassisti.
Non è necessario introdurre nuove regole per l'app. I tassisti hanno torto, perché il mondo si evolve ma loro ragionano come se Internet non esistesse, difendendo ciecamente la loro casta (che ha goduto di fin troppi privilegi negli ultimi anni).
I tassisti dovranno adeguarsi e mandare giù il boccone amaro, anche se un minimo di regolamentazione per l'app è necessaria.
L'app non va vietata del tutto, ma va limitata in modo pesante così da poter salvaguardare le esigenze dei tassisti.
L'app va completamente vietata: i tassisti hanno ragione a protestare, perché Uber minaccia il loro lavoro e viola leggi e regolamenti.
Non saprei.

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La farsa del bollino SIAE sarà il nuovo tormentone estivo

Il tentativo in extremis di salvare stipendi e appannaggi dei responsabili di un ente inutile si traduce nell'ennesima brutta figura a livello europeo, con qualche probabilità di inasprimento della repressione.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 21-07-2008]

mol

La storia è arcinota, anche se non adeguatamente commentata dai media nazionali e purtroppo, occorre dirlo, anche dai sedicenti "opinionisti indipendenti"; il che non fa ben sperare per il prossimo futuro.

Riassumendo per sommi capi, la nota bocciatura in sede europea del cosiddetto "bollino", la ricevuta cioè di una ennesima tassa gravante sui consumatori di audiovisivi e da versarsi all'ente che tutela (meglio: tutelerebbe) i diritti di autori ed editori, ha suscitato reazioni contrapposte da parte della SIAE, ma nessuna nel senso di una sia pur tardiva resipiscenza.

La prima risposta è stata infatti quelle di far finta di nulla; la normativa c'era, non era compito della SIAE renderne nota l'inapplicabilità. E sin qui, passi.

La seconda è stata quella di tirare per la giacca il governo uscente che, pur preso da impegni assai più importanti, ha deciso di premiare i contribuenti cercando non solo di consolidare, ma addirittura di aggravare l'onerosità dell'iniquo balzello. Ha infatti all'ultimo momento inviato, alla segreteria dell'UE, non la formale notifica del provvedimento istitutivo del contrassegno ma ma solo la bozza di un Regolamento di esecuzione da approvarsi in futuro con decreto del Presidente del consiglio dei ministri.

Al di là delle parole, evidente l'infantile espediente di far passare l'operatività ex tunc - cioè sin dal nascere - della norma istitutiva del bollino, legalizzandone l'impiego e soprattutto gli incassi; ma, quale finale colpo di coda, il nuovo DPCM prevede un ampliamento dei supporti sul quali il bollino sarebbe applicabile, telefoni cellulari compresi.

La normativa europea prevede (Direttiva 98/34/CE) la comunicazione non solo delle "regole tecniche" ma anche delle disposizioni "di contorno" che giustifichino e rendano comprensibile la legislazione stessa; inoltre l'applicabilità ne rimane sospesa per tre mesi, al termine dei quali Bruxelles dovrà esprimere un parere sulla rispondenza alle convenzioni comunitarie.

Da ciò appare evidente che la normativa sul contrassegno non potrà mai entrare in vigore retroattivamente; un po' per quanto precede un po' perché le disposizioni in materia fiscale e penale non possono mai essere dichiarate retroattive.

La terza e ultima "perla" che possiamo annoverare, consiste nella solita disinformazione che purtroppo contraddistingue i media nostrani; non si sa se per ignoranza, pressapochismo o dichiarata volontà di diffondere notizie prive di fondamento. Infatti l'affermazione che la suprema Corte regolatrice avesse da ultimo confermato (sentenza 27764 dell'8 luglio) la validità della normativa sul contrassegno, è del tutto priva di fondamento e pare volta soprattutto a consolidare ancora per qualche tempo la convinzione che con l'applicazione si adempie a una formalità voluta dalla legge.

In essa si legge infatti che la condotta penalmente rilevante "non consiste nella utilizzazione di supporti privi del contrassegno, bensì nel detenere per la vendita e per il noleggio supporti abusivamente duplicati". Il che riporta la farsa al punto già noto e cioè che il reato consiste nella duplicazione abusiva mentre non lo è - neppure in via presuntiva - la semplice mancata apposizione del contrassegno stesso.

Resta da vedere se, e come, il nuovo governo intenda trattare l'intera faccenda e se, com'è auspicabile, nella semplificazione fiscale e amministrativa rientreranno anche i carrozzoni di Stato, SIAE compresa. Per ora assistiamo soltanto all'ennesima "sparata" dell'antitrust comunitario, che impone una sorta di libera concorrenza tra la SIAE e le consorelle, fumosamente pensata per favorire la concorrenza tra di loro ma in realtà nata per tutelare interessi e portafogli coprendo il tutto con un regolamento sovranazionale.

Tale regolamento non impedirà alle varie società di "fare cartello" spartendosi àmbiti invece di territori e traendone per di più il concreto beneficio, in un futuro assai prossimo, di una legislazione comunitaria egualmente rigida ed implacabile nel sanzionare gli abusi veri o presunti, forse sottraendo di fatto alle varie legislazioni nazionali il potere e le modalità di indagine.

Visto da questa angolazione, si comprende bene perché in casa SIAE si continui a fare orecchie da mercante (è proprio il caso di dirlo), infischiandosene di incassare balzelli in base a una legge di cui è dichiaratamente dubbia la legittimità e l'applicabilità; evidentemente si è almeno ricevuta l'assicurazione di non dover restituire il maltolto.

Intanto, in attesa di definire le intese con le consociate europee, in casa SIAE viene ricercato ogni tipo di sostegno e legittimazione anche morale, magari facendo riferimento ai benemeriti soci fondatori che vi operarono nella seconda metà dell'800; ma è appena il caso di osservare che erano altri tempi, c'erano altre realtà sociali e che Verdi, Carducci e compagnia erano - soprattutto - altre persone.

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