Amina salvata dalla lapidazione, ma non dalle catene. Di sant'Antonio

Complici alcune pagine Web non aggiornate e un po' di superficialità, si riaffaccia in Rete un appello autentico ma ormai scaduto.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-01-2005]

[foto di Amina Lawal]

Molti lettori ricorderanno il caso di Amina Lawal, la nigeriana condannata alla lapidazione e poi assolta definitivamente il 25 settembre 2003. La storia di Amina fece il giro del mondo e fu riportata da tutti i principali telegiornali, quotidiani e siti Web, per cui non vi è dubbio sulla sua autenticità di fondo, e anche la sua assoluzione fu riportata con grande evidenza. Tutto questo non impedisce, tuttavia, che continui a circolare via e-mail l'appello per salvarla.

"ALLA FINE HANNO APPROVATO LA LAPIDAZIONE DI AMINA", tuona una delle versioni dell'appello, indicando Amnesty International come fonte autorevole e invitando a visitare una pagina Web di Amnesty che mostra la foto di Amina e propone una raccolta di adesioni, ma non per fermare la lapidazione della giovane nigeriana, bensì per una petizione alle autorità del paese affinché sia introdotta una moratoria di tutte le esecuzioni capitali in Nigeria.

La pagina citata dall'appello contiene, forse in caratteri troppo poco evidenti, l'avviso in più lingue (compreso l'italiano), datato 25/9/2003, che "Amina Lawal [...] è libera e la sua condanna è stata annullata". Ma la forza dell'immagine prevale sulla parola, e così i numerosi esemplari di Inoltrator superficialis che popolano la Rete si industriano a diffondere l'appello ormai scaduto da tempo.

C'è anche un'altra pagina di Amnesty International che può trarre in inganno il lettore disattento, perché s'intitola "La pena di morte in Nigeria: la situazione oggi" ed elenca il caso di Amina come "appello in corso".

In realtà questa pagina risale a dicembre 2002, ma quell'attualissimo "oggi" nel titolo e il fatto che la data è piuttosto ben nascosta in un angolo in fondo alla pagina, lontana dal titolo, facilita la distrazione anche in chi sta sviluppando la sana abitudine di inoltrare dopo un rapido controllo di autenticità.

La confusione sul caso di Amina è aggravata ulteriormente dal fatto che digitando "Amina Lawal" in Google, è facile trovare fra i primi risultati pagine obsolete come quest'altra pagina di Amnesty, che titola (in inglese) "Amina Lawal: condannata a morte per adulterio" pur essendo datata 25 settembre 2003, data dell'assoluzione.

Per prevenire la diffusione eterna di questi ed altri appelli autentici ma ormai scaduti, insomma, bisogna tenere presente una regola importante del web design: il Web non è come un giornale, che ingiallisce e invecchia e quindi rivela spontaneamente la propria datazione (oltre ad averla in cima ad ogni pagina). Una notizia di tre anni fa sembra "stampata" ieri. Bisogna quindi datare sempre ogni pagina Web in modo molto evidente, per non confondere il lettore. Inoltre è opportuno aggiungere una nota di aggiornamento anche alle pagine vecchie.

Con questi semplici accorgimenti diventa più facile, anche per il navigatore un po' distratto, appurare che Amina è stata assolta. Lasciare pagine non aggiornate e non datate che la riguardano significa contribuire a perpetuare questo appello, col rischio di distrarre l'opinione pubblica da casi analoghi ancora attuali, per i quali la mobilitazione non sarebbe affatto una bufala.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Attivissimo

Commenti all'articolo (4)

Stever
[re] Ricevuta proprio oggi Leggi tutto
2-2-2005 12:00

Alby reliew
Ricevuta proprio oggi... Leggi tutto
27-1-2005 13:47

Fabrizio
Finanlmente, anche Amnesty Int. ha emesso un comunicato in merito. Purtroppo, credo sia inutile contro le catene di s.antonioWed, 26 Jan 2005 14:42:11 +0100Infondate le notizie su Amina LawalIn relazione alle notizie diffuse via internet e riguardanti il caso di Amina Lawal, condannata a morte per adulterio in Nigeria, la Sezione... Leggi tutto
27-1-2005 13:39

Pietro
Amina condannata... Leggi tutto
26-1-2005 09:44

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