Il generatore di immagini che usava le foto degli utenti senza chiederne il consenso è vissuto appena tre giorni.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 12-07-2026]

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Instagram e IA: Muse Image adesso può usare liberamente le tue foto
Appena tre giorni dopo il lancio, Meta ha ritirato Muse Image da Instagram e dall'app Meta A, in seguito a un'ondata di critiche legate alla privacy e all'uso non consensuale dell'immagine degli utenti. Il modello, sviluppato dai Meta Superintelligence Labs, permetteva di generare immagini basate sulle foto pubbliche di qualsiasi profilo Instagram, con un sistema di opt‑out invece che di opt‑in. La scelta progettuale ha provocato una reazione immediata da parte di sindacati, agenzie e attori, portando Meta a disattivare la funzione.
Il funzionamento di Muse Image prevedeva la possibilità di taggare un profilo pubblico all'interno di un prompt e generare immagini basate sulle foto condivise dall'utente. I profili privati e gli utenti minorenni erano esclusi automaticamente, ma tutti gli altri venivano inseriti di default. La funzione era integrata nel chatbot Meta AI su Instagram e WhatsApp, rendendo immediato l'accesso al generatore. Meta ha spiegato che l'intento era offrire «uno strumento creativo utile» e consentire agli utenti di controllare l'uso dei propri contenuti, ma ha riconosciuto che la funzione «ha mancato il bersaglio». La rapidità della retromarcia si può spiegare con la reazione del settore dell'intrattenimento: SAG‑AFTRA, il sindacato che rappresenta oltre 160.000 lavoratori del cinema e della televisione negli USA, ha invitato i membri e gli utenti di Instagram a disattivare la funzione. L'organizzazione ha dichiarato che «qualsiasi cosa diversa da un opt‑in chiaro e visibile per questi tipi di utilizzo delle immagini degli utenti è inaccettabile». L'agenzia CAA ha diffuso una nota simile, affermando che nessuno dovrebbe vedere «nome, immagine, somiglianza, voce o lavoro creativo utilizzati da terzi, inclusi modelli IA, senza un consenso chiaro e documentato».
Anche alcuni attori hanno espresso preoccupazione. Hannah Einbinder, vincitrice di un Emmy e nota per la serie Hacks, ha pubblicato un messaggio su Instagram segnalando che la funzione era stata attivata automaticamente e invitando i follower a disabilitarla. Mark Zuckerberg ha inizialmente difeso la funzione, sostenendo che fossero già presenti misure di sicurezza, ma Meta ha poi deciso di ritirare Muse Image meno di 24 ore dopo la sua dichiarazione. Il caso si inserisce in un modello ricorrente per Meta: il lancio di funzionalità IA che trattano i dati degli utenti come risorsa disponibile di default, seguito da un passo indietro quando emergono critiche pubbliche. L'Unione Europea ha già stabilito che il modello «pay or consent» per la pubblicità viola il Digital Markets Act, mentre diversi procuratori generali statunitensi stanno portando avanti cause che potrebbero comportare danni fino a 1,4 trilioni di dollari per questioni legate alla sicurezza dei minori.
SAG‑AFTRA ha accolto positivamente la rimozione della funzione, affermando che «con i pericoli delle repliche digitali non consensuali ben noti a tutti, una funzione che incoraggiava tale comportamento è imprudente» e che la sua eliminazione «è la mossa più responsabile». L'episodio ha evidenziato la sensibilità crescente verso l'uso dell'immagine e della somiglianza nei modelli generativi, soprattutto per categorie professionali che dipendono dal controllo della propria identità visiva. Muse Image faceva però parte di un lancio più ampio che includeva anche Muse Video, un generatore video sviluppato dagli stessi laboratori. Meta ha confermato che Muse Video rimane disponibile e non è coinvolto nella rimozione. Non è stato indicato se Muse Image verrà riprogettato o sostituito, né ha fornito dettagli su eventuali modifiche future alle politiche di utilizzo dei contenuti pubblici.
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