Brevetti, copyright e proprietà intellettuale

Come vedi il futuro dell'umanità, in ambito scientifico?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 27-11-2013]

I brevetti e il concetto stesso di proprietà intellettuale sembrano figli della modernità, nati insieme a sistemi di trasporto e comunicazione in grado di diffonderne rapidamente la notizia o di sistemi di produzione industriale in grado di trarne grandi profitti.

In realtà la tutela delle opere dell'ingegno ha radici antiche come l'uomo, se si pensa che lo storico Filarco nel III secolo a.C. dà notizia del diritto esclusivo di cucinare una particolare pietanza per un anno, concesso per legge dal sovrano di Sibari a un cuoco.

Quest'episodio avveniva quattrocento prima, nel VII secolo a.C., mentre bisogna fare un salto in avanti di oltre millecinquecento anni per avere notizia del primo brevetto dell'era moderna.

Fu concesso nel 1421 al Brunelleschi, dalla Signoria di Firenze, in relazione alla progettazione di un mezzo anfibio. Di "poco" successivo è invece quello che viene considerato l'anno zero per la legislazione del settore: il 1474.

Il luogo è la Repubblica di Venezia, la quale emanò la prima legge nella storia per tutelare gli inventori, con lo scopo dichiarato di incentivare la produzione di nuove opere.

Venezia vietava a chiunque di riprodurre la stessa invenzione nei propri domini, ma da allora molta strada è stata fatta per internazionalizzare il concetto di brevetto, attraverso la creazione di accordi (convenzione di Berna) e nuove forme brevettuali (brevetto europeo), in un cammino che segue di pari passo il processo di globalizzazione.

Accanto ai brevetti sono poi nate altre forme legali per tutelare l'umana creatività:

- il Copyright (da noi diritto d'autore), rivolto ad opere dallo spiccato carattere creativo, come quelle letterarie, musicali e cinematografiche (ma la lista è ben più lunga);

- il Trade Mark (da noi marchio registrato), relativo a qualunque segno, suscettibile di rappresentazione grafica, che sia distintivo della propria attività o dei propri prodotti o servizi;

- l'Industrial design (da noi disegni e modelli e modelli d'utilità), inerente agli aspetti non tecnici del prodotto, ma bensì alla sua estetica (forma o disegno che sia).

Si tratta di un settore ancora in piena espansione se si pensa al dibattito tutt'ora in corso circa l'estensione della copertura brevettuale al software.

Oggigiorno la mappa della ricchezza mondiale risulta così di fatto coincidente con quella della vitalità brevettuale (come deducibile dai dati dell'Intellectual Property Department di Hong Kong).

Ma per avere una visione ancor più chiara della divisione tra Nord e Sud del mondo, basta dare un'occhiata alle rappresentazioni di Worldmapper relativamente ai brevetti concessi e alle rendite imputabili a royalties (le royalties sono i pagamenti corrisposti al possessore di una licenza relativa a una proprietà intellettuale, per ottenerne un diritto d'utilizzo).

Il mondo, o almeno una parte di esso, è quindi ostaggio di quel sistema che, nato per tutelare "acutissimi ingegni, apti ad escogitare e trovar vari ingegnosi artifici", li ha invece intrappolati in una ragnatela norme e vincoli burocratrici che agiscono oggi da freno alla creatività umana.

Come vedi il futuro dell'umanità, in ambito scientifico?
Il futuro è nella condivisione delle conoscenze. L'arroganza delle multinazionali nei confronti della proprietà intellettuale è solo il canto del cigno: infatti grazie alle tecnologie il sapere non potrà più essere detenuto da pochi potenti.
Per tutelare ricerche che richiedono investimenti cospicui, la proprietà intellettuale è uno strumento equo e ragionevole. Lo strapotere attuale della grande industria va solo limitato nel tempo ed emendato dagli aspetti più truci.
Lo scenario più probabile è un doppio binario tra scienza proprietaria e open source. La prima coprirà i settori che richiedono investimenti a lungo termine, la seconda quelli in cui la cooperazione raggiunge i risultati migliori.
Il potere si concentra dove c'è il denaro. Volenti, o nolenti, i big dell'economia mondiale si accaparreranno tutte le fonti di conoscenza, e sapranno farle fruttare a dovere, per il bene dell'umanità.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 6)

Direi la risposta 5: Il potere si concentra dove c'è il denaro. I big dell'economia mondiale si accaparreranno tutte le fonti di conoscenza, e sapranno farle fruttare a dovere, per loro bene.
10-11-2020 14:15

Quoto. Leggi tutto
3-5-2015 09:18

:lol: :lol: :lol: Se il futuro ci sarà, mi sembra più che ovvio che non sarà di questa civiltà con le sue obsolescenze. I dinosauri sono destinati all'estinzione.
30-11-2013 19:35

Le domande sono fatte nell'ipotesi che un futuro ci sia... Se non ci sarà... amen!
30-11-2013 18:28

Le risposte sono decisamente tendenziose. Quale futuro? Chi l'ha garantito che ci sarà un futuro? :?
30-11-2013 18:19

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