Bisfenolo A, ftalati e altri componenti potenzialmente pericolosi sono presenti anche nei modelli ''premium''.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-02-2026]

Uno studio condotto da The ToxFree Project e riportato da The Guardian ha individuato sostanze chimiche potenzialmente dannose in decine di modelli di cuffie e auricolari diffusi sul mercato europeo, compresi i dispositivi di marchi noti. Composti tossici sono stati scoperti in tutti gli 81 modelli esaminati, sia in prodotti di fascia alta sia in dispositivi economici, acquistati sia nei negozi fisici sia sulle principali piattaforme online.
Secondo i ricercatori, il 98% dei campioni conteneva bisfenolo A (BPA), una sostanza nota per le sue proprietà di interferente endocrino. Il BPA è stato individuato in componenti rigidi e flessibili delle cuffie, come archetti, padiglioni e parti interne degli auricolari. Oltre al BPA, più di tre quarti dei modelli analizzati presentavano altri composti potenzialmente nocivi, tra cui ftalati e ritardanti di fiamma bromurati e organofosfati, associati a rischi per lo sviluppo neurologico e alterazioni ormonali.
L'indagine ha coinvolto cuffie e auricolari provenienti da marchi molto diffusi, tra cui Apple, Bose, Panasonic, Samsung e Sony. I prodotti sono stati acquistati in Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia e Austria, oltre che su negozi online come Shein e Temu. La scelta di includere sia dispositivi premium sia modelli low‑cost ha permesso di evidenziare un problema trasversale, non limitato a una specifica fascia di prezzo. Il team di ricerca ha analizzato 180 campioni di materiali plastici prelevati dalle cuffie, suddivisi tra componenti rigidi e morbidi. Le analisi hanno mostrato che le sostanze rilevate non erano presenti solo in tracce, ma in quantità tali da destare preoccupazione nel caso di un'esposizione prolungata. Gli esperti sottolineano che l'uso quotidiano e prolungato delle cuffie aumenta il rischio di migrazione dei composti verso la pelle, soprattutto in condizioni di sudorazione o calore.
Il BPA e altri interferenti endocrini sono noti per la loro capacità di imitare o alterare l'azione degli ormoni naturali. Studi precedenti hanno collegato l'esposizione a queste sostanze a problemi di fertilità, alterazioni dello sviluppo e disturbi metabolici. Sebbene le normative europee limitino l'uso del BPA in alcuni prodotti, come i contenitori alimentari, non esistono restrizioni altrettanto severe per i dispositivi elettronici di consumo. I ricercatori hanno evidenziato che la presenza di sostanze tossiche non è necessariamente correlata alla qualità percepita del prodotto. Anche modelli di fascia alta hanno mostrato livelli significativi di composti potenzialmente dannosi. Il problema riguarda l'intera filiera produttiva, dalla scelta dei materiali ai processi di fabbricazione.
L'indagine ha messo in luce una carenza nei controlli di sicurezza applicati ai dispositivi elettronici destinati al contatto prolungato con il corpo. Le normative attuali si concentrano principalmente su aspetti elettrici e meccanici, mentre la valutazione dei materiali chimici è meno rigorosa. Gli autori dello studio sostengono che sia necessario aggiornare gli standard di sicurezza per includere test specifici sui composti utilizzati nelle plastiche.
Il rapporto suggerisce che l'introduzione di una maggiore regolamentazione e di controlli più severi sui materiali utilizzati nella realizzazione di questi prodotti. I ricercatori raccomandano agli utenti di prestare attenzione ai prodotti certificati e di sostituire le cuffie quando mostrano segni di deterioramento, poiché l'usura può aumentare la migrazione delle sostanze chimiche.
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