Il cofondatore di Apple ha raccontato di non usare quasi ma le intelligenze artificiali.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-03-2026]

Steve Wozniak non va pazzo per la IA: il cofondatore di Apple ha dichiarato in un'intervista di usare raramente l'intelligenza artificiale e di rimanerne spesso deluso, spiegando che le risposte ottenute non corrispondono quasi mai a ciò che realmente cerca. Secondo Wozniak, uno dei problemi principali è la difficoltà dell'IA nel cogliere la parola chiave che orienta una domanda. Ha spiegato che, anche quando l'argomento generale viene centrato, la risposta tende a ignorare l'aspetto specifico che gli interessa, producendo contenuti pertinenti ma non utili allo scopo. Ha definito questo comportamento una delle cause principali della sua insoddisfazione.
Wozniak ha descritto il testo generato dall'IA come «troppo perfetto» e «troppo asciutto», osservando che manca della componente umana che lui considera essenziale nella comunicazione. Ha aggiunto che spesso percepisce una distanza tra ciò che chiede e ciò che riceve, come se mancasse la capacità di interpretare le sfumature che un interlocutore umano coglierebbe immediatamente. Durante l'intervista, Wozniak ha anche affrontato il tema della possibilità che l'IA possa sostituire l'essere umano in alcune attività. Ha riconosciuto che la tecnologia migliora costantemente, ma ha affermato di non vedere segnali che indichino una comprensione sufficiente del funzionamento del cervello umano da permettere una sostituzione reale. Ha citato l'assenza di emozioni, intenzioni e capacità di cura come elementi che l'IA non è ancora in grado di replicare.
In più occasioni Wozniak ha ricordato che la creazione di un "cervello" non può essere ridotta a un processo algoritmico, ironizzando sul fatto che l'unico modo noto per crearne uno richiede nove mesi. Ha utilizzato questa metafora per sottolineare la distanza tra i modelli attuali e la complessità biologica dell'intelligenza umana.
Steve Wozniak è una delle poche figure note del panorama tecnologico a non esprimere posizioni ottimistiche, se non addirittura entusiastiche, per quanto riguarda lo sviluppo della IA. Il suo approccio è prudente: sottolinea che l'IA può migliorare ma non mostra ancora caratteristiche che la rendano comparabile a un essere umano in termini di empatia, intenzionalità e comprensione profonda. Per lui, la qualità delle risposte dovrebbe essere costante e prevedibile, mentre oggi riscontra una variabilità che considera un limite significativo.
Wozniak ha anche richiamato l'attenzione sul rischio che l'IA venga utilizzata per attività fraudolente, un tema che aveva già affrontato in passato. Ha ricordato che la capacità dei modelli di generare contenuti convincenti può essere sfruttata per creare truffe sofisticate, aumentando la necessità di strumenti di verifica e protezione. Per quanto riguarda il rapporto tra IA e creatività, The Woz sostiene che la mancanza di esperienza umana impedisce ai modelli di cogliere le sfumature emotive che caratterizzano molte forme di comunicazione. Ha ribadito che, pur potendo imitare lo stile, l'IA non possiede la storia personale che permette a un essere umano di interpretare correttamente il contesto.
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