Ora è open source e disponibile su GitHub.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-04-2026]

A due anni di distanza dalla pubblicazione del codice di MS-DOS 4.00, Microsoft ha reso pubblico il codice sorgente originale di 86‑DOS 1.00, offrendo per la prima volta un accesso completo ai listati che hanno dato origine a MS‑DOS e, indirettamente, all'intera storia del PC IBM. Il materiale comprende il kernel, snapshot di sviluppo di PC‑DOS 1.00 e utility come CHKDSK, insieme alle note manoscritte di Tim Paterson, autore del sistema operativo. La pubblicazione avviene nel quarantacinquesimo anniversario della prima versione del DOS e rappresenta un passo significativo per la conservazione della storia del software.
I listati provengono da documenti cartacei originali, scansionati e trascritti da un team di storici. Il repository include non solo il codice del kernel, ma anche versioni intermedie utilizzate durante la fase di adattamento per IBM, oltre a componenti dell'assembler impiegato nello sviluppo. Le note di Paterson documentano modifiche, errori, tempistiche e decisioni tecniche prese tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. Il materiale pubblicato permette di osservare come Microsoft abbia costruito il proprio primo sistema operativo commerciale partendo da 86‑DOS, acquistato da Seattle Computer Products per circa 75.000 dollari. L'OS, inizialmente privo di supporto per hard disk e basato su floppy da 160 KB, venne adattato per soddisfare le richieste di IBM, diventando PC‑DOS 1.00 nel 1981. Microsoft mantenne il diritto di distribuirlo come MS‑DOS ai produttori compatibili, aprendo la strada al dominio del PC negli anni successivi.
Prima di questa pubblicazione, le versioni più antiche disponibili erano MS‑DOS 1.25 e 2.0, rese accessibili nel 2018, e MS‑DOS 4.0, pubblicata nel 2024. La nuova release anticipa cronologicamente tutte le precedenti e offre una visione più completa del processo di sviluppo originale. Il repository GitHub dedicato ospita i listati completi, organizzati in cartelle che riproducono la struttura dei documenti originali. Sono presenti anche i file relativi alle utility di sistema, tra cui CHKDSK, e i listati dell'assembler utilizzato per compilare il kernel. La presenza di annotazioni manuali consente di ricostruire il contesto tecnico e operativo dell'epoca.
La pubblicazione è accompagnata da un lavoro di recupero storico che ha richiesto la localizzazione dei documenti originali, conservati da Paterson e successivamente donati all'Interim Computer Museum. Il processo ha incluso scansione, trascrizione e verifica incrociata dei listati per garantire l'accuratezza del materiale.
Il rilascio di 86‑DOS 1.00 si inserisce nella strategia di Microsoft di rendere disponibili software storici per scopi di studio e preservazione. La multinazionale sottolinea che la storia dei sistemi operativi non risiede solo nel codice, ma anche nei documenti, nelle stampe e negli artefatti analogici che testimoniano il modo in cui venivano sviluppati. Il materiale permette di analizzare l'evoluzione delle API, dei meccanismi di gestione dei file e delle prime implementazioni delle utility di sistema. Le differenze tra le versioni intermedie mostrano come il codice sia stato adattato rapidamente per soddisfare le richieste di IBM, con modifiche frequenti e interventi mirati.
Il rilascio offre anche un confronto diretto con le versioni successive di MS‑DOS, evidenziando l'assenza di funzionalità oggi considerate basilari, come le directory e il supporto ai dischi rigidi.
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