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Voluto dall'Unione Europea per limitare Internet Explorer e atteso originariamente insieme a Windows 7, il ballot screen ha subito rimandi e rimaneggiamenti successivi finché Microsoft ha ceduto inserendo nella schermata 12 browser scelti dagli utenti.

Nonostante alcune difficoltà tecniche che hanno costretto a un aggiornamento, già si vedono gli effetti con l'abbandono di Internet Explorer a favore dei browser proposti a partire dal primo marzo: Opera, Safari, Firefox, Chrome, Internet Explorer nelle prime posizioni e altri sette browser meno diffusi, scontenti per il trattamento ricevuto.

Ecco le nostre brevi recensioni dei cosiddetti browser "minori":
K-Meleon
Flock
Avant Browser
GreenBrowser
Maxthon
Flashpeak Slimbrowser
Fenrir Sleipnir

Leggi gli altri Focus.

Google: l'indirizzo Ip non è un dato personale

Mentre L'Unione Europea valuta se equiparare o meno gli indirizzi Ip ai dati sensibili, Google tenta di spiegare che le cose stanno diversamente.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 28-02-2008]

Per Google l'indirizzo Ip non è un dato personale
Foto di James Steidl

La Commissione Europea può essere forse animata da buone intenzioni; è facile tuttavia essere dubbiosi riguardo alla conoscenza degli argomenti trattati in suo possesso, specie quando si entra in campo informatico.

Prendiamo per esempio una recente affermazione fatta dai membri del gruppo che lavora sulle questioni di privacy e protezione dei dati personali: "Mentre l'uso dei motori di ricerca diventa parte della routine quotidiana, la protezione della privacy degli utenti e la salvaguardia dei loro diritti rimangono il punto centrale del dibattito".

Ciò su cui si sta dibattendo è la possibilità di considerare l'indirizzo Ip alla stregua di un dato personale che vada quindi protetto quanto le cosiddette informazioni sensibili dall'avidità dei motori di ricerca.

L'idea che la Commissione sembra essersi fatta, dunque, è che i motori di ricerca usino gli indirizzi Ip con cui gli utenti si collegano per seguire questi stessi utenti nei loro spostamenti virtuali, sfruttare le informazioni raccolte per stilarne un profilo e poi utilizzare la conoscenza acquisita per fornire pubblicità mirate o magari addirittura vendere i dati raccolti al miglior offerente.

A smontare questa paranoica visione è tra gli altri Google che, con un post nel blog Public Policy, spiega che le cose non stanno esattamente così.

Tanto per cominciare, considerando anche che non tutti si connettono nel medesimo momento, normalmente un indirizzo Ip viene condiviso tra più utenti: l'Internet Service Provider ha a disposizione un pool di indirizzi e assegna il primo disponibile, non necessariamente sempre lo stesso, a ogni suo cliente che si colleghi alla Rete. Terminata la connessione, l'indirizzo torna disponibile e può subito essere assegnato a qualcun altro.

Inoltre, anche conoscendo l'indirizzo, questo non può essere associato a una specifica persona: quando per esempio un computer viene condiviso in una famiglia, ogni membro può essere l'utilizzatore di quel dato indirizzo in quel dato momento, e non c'è modo per il motore di ricerca di sapere chi sia.

L'unico che può associare indirizzo assegnato e intestatario dell'abbonamento è l'Isp, ma nemmeno lui può sapere se, tenendo buono l'esempio della famiglia, a navigare in Rete sia il figlio minore o l'anziana nonna.

Ancora, si prenda per esempio un laptop: mobile per progettazione, gli verrà assegnato un indirizzo differente a seconda del luogo d'uso, sia questo la casa opppure il posto di lavoro oppure un Internet Café.

Stabilito quindi che un indirizzo Ip non è associabile univocamente a una persona, va da sé che i siti web che nei propri log registrano gli indirizzi dei visitatori non possono utilizzarli per violare la privacy dei visitatori stessi.

Parlando poi delle proprie politiche, Google ricorda che già ha in atto misure atte a garantire la privacy, e dopo 18 mesi gli indirizzi e i cookie registrati nei suoi log vengono resi anonimi: "Noi di Google sappiamo che la fiducia dell'utente è fondamentale per il nostro successo. Per questa ragione ci siamo mossi per salvaguardare la privacy".

Inoltre, qualora alla fine Bruxelles decidesse di considerare comunque gli indirizzi Ip come dati personali, ogni sito dovrebbe attrezzarsi per trattarli come tali, al fine di mettere il webmaster al sicuro da grane legali. Secondo Peter Fleischer, Global Privacy Counsel di Google, la soluzione migliore sarebbe considerare gli indirizzi Ip "dati che possono essere personali in particolari circostanze".

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I commenti dei lettori

1 commento inserito

[1] Ah no??!!

[6970::277595]merlin
[29-2-2008 01:10]

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