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Il consiglio di Zeus

Il primo fu il Kindle di Amazon, costoso e poco attraente, seguito da un restyling più sottile e capiente giunto anche nel nostro Paese e causa di un nuovo tipo di pirateria, quella dei libri elettronici; presto sarà aperto ad applicazioni di terze parti.

Poi Fujitsu lanciò Flepia, l'e-reader a colori, Asus annunciò l'Eee Reader touchscreen, LG presentò il lettore a energia solare e Google, entrata nel mercato degli e-book, si accordò con Sony regalandole mezzo milione di libri.

Ultimo è arrivato l'Apple iPad, comprensivo di un chip per il Trusted Computing che aumenterà le già presenti polemiche su censura e copyright; l'iPad ha portato a un aumento nei prezzi degli e-book e ha spinto Amazon a ideare una nuova generazione di Kindle touchscreen, in attesa dell'e-reader flessibile.

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La Francia e la Svezia furono le prime a muovere contro The Pirate Bay, ma ben presto singoli artisti, come Micheal Jackson, si unirono ai tentativi di chiusura. E mentre la Baia creava il blog non censurabile, la Svezia dava il via libera alla Legge Orwell per monitorare tutte le comunicazioni.

Infine è arrivata l'Italia quando il Pm di Bergamo ha imposto ai provider di oscurare e poi dirottare il sito, scatenando le proteste di Aduc in particolare contro Fastweb. Ancora più inquietante il diritto arrogatosi dai discografici di leggere e manipolare i cookie degli utenti loggando gli indirizzi Ip e identificando i visitatori contro il parere del Garante.

In questo scenario il Governo preferisce incontrarsi con le major e ribadire l'impegno nella lotta al mercato della pirateria, dimostrando di non conoscere neanche il significato dell'espressione peer to peer.

La Cassazione ha ritenuto legittimo il sequestro del 2008, perché il sito violerebbe le leggi sulla proprietà intellettuale anche se non è più nemmeno un tracker BitTorrent: e così ha inizio un nuovo oscuramento della Baia.

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Il "pacchetto Telecom" e i rischi del peer to peer

Rischieranno la rescissione del contratto e l'esclusione dall'accesso a internet tutti quelli che verranno dichiarati responsabili di download illegali.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 17-09-2008]

pc

Settembre ormai non è più il mese della vendemmia; piano piano è diventato il mese in cui si regolano i conti di ogni genere e qualità. Le aziende debbono saldare i fornitori per ricevere nuove partite di merci mentre i sindacati e i partiti politici, dopo aver scaldato i motori durante la pausa estiva, si preparano agli incontri e scontri programmati e non.

Non diversamente operano le major nelle rispettive aree di interesse; così le banche, le "7 sorelle" e da ultimo (ma non certo tra gli ultimi) i big dell'intrattenimento.

Profittando del polverone autunnale generato dai (soliti) problemi, sta infatti per passare nei prossimi giorni la dottina Sarko cioè quell'insieme di norme fortemente voluto dal presidente francese e volto a contrastare il fenomeno del dowloading illegale.

Forse perché i "cugini" d'oltralpe posseggono non solo un innato sciovinismo ma anche un maggior senso della misura e tutto sommato di democraticità (quella senza aggettivi di sorta), Sarkozy, ancorché costantemente tirato per la giacca dagli interessati, non ha potuto sinora imporre la sua soluzione del problema.

Tuttavia - approfittando dal semestre di presidenza dell'Europarlamento - Sarko potrebbe pilotare l'approvazione, in mancanza di meglio mediante una Direttiva, di quella regolamentazione assai restrittiva sull'uso della rete che in casa propria ha subito numerosi slittamenti anche per l'opposizione dei fornitori di accesso i quali da ultimo hanno perfino disertato il tavolo delle trattative.

Come al solito, a casa nostra la cose invece rischiano di andare assai peggio a causa dell'approvazione entro questo mese del cosiddetto "pacchetto Telecom" a livello comunitario, che tra l'altro prevederebbe - non troppo mascherato al suo interno - la normativa in questione.

Il timore di una nostrana soluzione, peggiorativa rispetto al contenuto del "pacchetto", è tutt'altro che infondato, ove si pensi che oggi il Governo è diretto da un Presidente del Consiglio che è, tra le altre cose, anche imprenditore dello spettacolo; e che lo sia indirettamente poco o tanto, nulla toglie allo spessore del caso, tanto più che lo stesso Berlusconi in diverse occasioni ha dichiarato la propria vicinanza sia amichevole che ideologica al presidente francese.

Non sarebbe inoltre la prima volta che i nostri compagni di ventura europei si fanno togliere le castagne dal fuoco, alla faccia della pretesa "collaborazione" che viene sempre invocata purché a senso unico; chi ha memoria corta, vada a rivedersi la questione dell'Euratom, dello smantellamento del laboratorio di Ispra e dello scippo della ricerca, nei primi anni '60, in un settore che già allora si delineava come chiave di volta della futura economia europea e mondiale.

La prevista adozione del "metodo dei tre schiaffi" ossia la disconnessione dai servizi di rete e dal divieto di accesso dopo la seconda diffida formale da parte del provider, non si sa ancora come sarebbe applicata nella pratica e soprattutto da chi regolamentata e vigilata; e non sembra ci siano soverchie speranza che il Garante della privacy, sinora riluttante a rinunziare ai suoi poteri istituzionali, possa opporsi con successo ad una normativa sovranazionale.

Né sembra probabile che le varie associazioni nostrane dei consumatori, che sin qui hanno ossservato in genere un silenzio assordante sulla questione, sollevino davanti al magistrato una eccezione di legittimità costituzionale, magari eccependo che la normativa europea - ancorché sovranazionale e recepita dai vari ordinamenti - non può derogare o innovare rispetto alle leggi fondamentali degli Stati membri.

Se il buongiorno si vede dal mattino, leggeremo già oggi la relazione che accompagna il "pacchetto Telecom" e ne potremo valutare perzialmente gli effetti se fosse approvato nell'attuale stesura; ma ovviamente restano le incognite sulle interpretazioni, sempre creative da noi, che ne daranno le circolari amministrative e la magistratura che eventualmente fosse chiamata a dirimere controversie.

Certo è che sinora i vari provider non hanno dato alcun segno in merito a una sia pur minima tutela dei propri clienti o anche del proprio business, spesso invece succubi proprio di quella intrpretazione creativa che tutti paventiamo assai più di una regolamentazione che tutto sommato potrebbe anche racchiudere aspetti positivi; ad esempio, costringendo i vari fornitori di connessione ad allinearsi, per prezzi e prestazioni, almeno alla media europea.

Se poi il "Pacchetto Telecom" non dovesse contenere garanzie e sanzioni ritenute sufficienti dalle major, quasi certamente entro la fine del mandato Sarkozy dovremo aspettarci l'adozione di una specifica Direttiva, che probabilmente prenderebbe in considerazione le misure studiate da Olivenne, senza un minimo di obblighi ai provider nostrano e non.

In quest'ultima evenienza resteremmo veramente "cornuti e bastonati" magari guerdando con rimpianto ai Paesi emergenti all'Est europeo; visto che ci sono utenti sloveni che affermano di beneficiare di una connessione nominale in fibra di 100 Mb/sec a meno di un terzo di quel che costa a un qualsiasi fortunato geek milanese o romano.

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I commenti dei lettori

18 commenti inseriti

[1] Freenet

[2] Legge sul diritto d'autore (e convenzione di...

[3] dove sta scritto questo?...

[4] e con coolstreaming lo diffondevi anche, visto che si trattava...

[5] :-k uhm ... però utilizi un materiale che sai essere coperto da...

[6] no , vedere un filmato/trasmissione in streaming nn è reato.....

[7] Scusa, hai ragione ma anche a livello europeo a me sembra un...

[8] scusa fulmine, ma l'articolo parlava di "pacchetto...

[9] Tra l'altro vedremo se avranno ancora la faccia tosta di fare...

[10] quando vedrano un crollo verticale dei contratti ADSL, anche gli...
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