Il clone digitale pubblica, risponde e interagisce autonomamente con i ''viventi'' quando il suo originale è deceduto.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 18-02-2026]

Tra le tante stranezze che Meta porta avanti ce n'è una che ha dei risvolti abbastanza inquietanti: nel 2023 il gruppo che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp ha richiesto un brevetto per un modello di intelligenza artificiale capace di simulare l'attività online di un utente anche dopo la sua morte. Garantito lo scorso dicembre, questo brevetto è ora arrivato all'attenzione del grande pubblico: descrive un sistema in grado di generare contenuti coerenti con lo stile comunicativo dell'utente, utilizzando l'intera cronologia delle sue interazioni sui social.
Il documento illustra un modello linguistico addestrato su post, commenti, messaggi privati, registrazioni vocali e altri dati prodotti dall'utente nel corso del tempo. L'obiettivo è creare un "clone digitale" capace di replicare tono, preferenze e modalità espressive, producendo nuovi contenuti che risultino indistinguibili da quelli originali. Il sistema può pubblicare messaggi, rispondere a commenti, inviare reazioni e interagire con altri profili in modo autonomo. Secondo la documentazione, la IA potrebbe essere attivata non solo in caso di decesso, ma per esempio anche quando un utente sospende volontariamente l'attività sui social. Il modello sarebbe in grado di mantenere viva la presenza online, generando contenuti in linea con le abitudini precedenti. Il brevetto menziona inoltre la possibilità di simulare chiamate audio e video, utilizzando dati vocali e visivi raccolti nel tempo.
La tecnologia descritta si basa su un'analisi approfondita dei pattern comunicativi dell'utente, con un livello di granularità che include frequenza dei post, preferenze tematiche, stile linguistico e modalità di interazione con la rete sociale. Il modello può generare risposte contestuali e adattarsi alle conversazioni in corso. Una parte del brevetto è dedicata alla gestione dei dati necessari per addestrare il modello. La IA utilizza dataset personali che includono testi, immagini, audio e video, elaborati per costruire un profilo comportamentale completo. Il sistema è progettato per aggiornarsi nel tempo, integrando nuovi contenuti prodotti dall'utente fino al momento dell'attivazione del "clone digitale".
È previsto anche anche un meccanismo di configurazione che permette all'utente di definire limiti e preferenze. È possibile stabilire quali contenuti l'IA possa generare, quali interazioni possa effettuare e quali ambiti tematici debba evitare. Il brevetto prevede inoltre la possibilità di disattivare il sistema o limitarne l'uso a specifiche piattaforme. Primo autore del brevetto è il CTO di Meta, Andrew Bosworth, ma stando a quanto dichiarato da un portavoce del gruppo a Business Insider al momento «Non ci sono piani per portare avanti questo esempio». Tuttavia, la concessione del brevetto ha sollevato interrogativi legati alla privacy, alla gestione dei dati post‑mortem e alla possibilità che un modello IA possa rappresentare una persona senza un controllo diretto. Le implicazioni riguardano anche la tutela dell'identità digitale e il rischio di abusi in caso di accesso non autorizzato.
Il brevetto affronta anche il tema della sicurezza, prevedendo sistemi di autenticazione e controlli per evitare che il modello venga attivato senza autorizzazione. Tuttavia, la complessità dei dati coinvolti e la natura sensibile delle informazioni utilizzate rendono la questione particolarmente delicata. La gestione del consenso, soprattutto in caso di decesso, rappresenta uno dei nodi principali. Il caso Meta si inserisce in un contesto più ampio di sperimentazioni legate all'«aldilà digitale», un settore in crescita che esplora la possibilità di preservare identità e ricordi attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
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