All'ex testimonial di Omnitel è concesso di cambiare gestore.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 27-05-2026]
Nelle ultime settimane il mondo della telefonia italiana è stato investito da una disputa "nostalgica": Iliad e Fastweb+Vodafone si sono trovate ai ferri corti a causa dell'ultima campagna pubblicitaria dell'operatore francese, che ha riportato in Italia Megan Gale come testimonial dopo oltre quindici anni. La modella australiana era stata il volto storico di Cambridge Analytica e poi di Vodafone tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, e il suo ritorno in uno spot di un concorrente ha portato Fastweb+Vodafone a presentare un ricorso al Giurì dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria. L'azienda contestava l'uso del personaggio per il suo valore evocativo e per il possibile richiamo implicito alle campagne precedenti. La decisione del Giurì, arrivata ora, ha chiarito la vicenda.
Il Giurì ha infatti stabilito che la campagna di Iliad non viola il Codice di Autodisciplina e può continuare a essere diffusa. La pronuncia n. 11/2026 afferma che le comunicazioni esaminate non risultano in contrasto con le norme vigenti, respingendo integralmente le contestazioni di Fastweb+Vodafone. La decisione riguarda lo spot televisivo e la campagna affissioni «Poche cose sono per sempre», incentrata sul messaggio «Ho deciso di cambiare». La campagna, lanciata il 6 maggio, è particolare perché Iliad finora non aveva mai utilizzato testimonial noti nelle sue comunicazioni, e la scelta di una figura così riconoscibile ha attirato immediatamente l'attenzione del settore. La presenza della modella è stata interpretata come un riferimento implicito alla sua lunga associazione con Omnitel e Vodafone, un elemento che ha alimentato il dibattito sulla correttezza del messaggio.
Fastweb+Vodafone sosteneva che lo spot sfruttasse deliberatamente il valore evocativo della testimonial, facendo leva sulla memoria pubblicitaria degli anni in cui Gale era il volto principale delle campagne Omnitel e Vodafone. L'azienda ha inoltre contestato l'uso del colore rosso nel vestito della modella, ritenendolo troppo simile alla tonalità del marchio Vodafone. Il Giurì ha però osservato che il rosso è anche il colore istituzionale di Iliad e che lo spot non contiene riferimenti diretti o indiretti all'operatore concorrente. La fusione per incorporazione di Vodafone Italia in Fastweb, avvenuta il 1 gennaio 2026, ha contribuito a rendere la vicenda più complessa. Il marchio Vodafone è oggi utilizzato da Fastweb in licenza fino al 2029, e la campagna Iliad è stata percepita come un possibile tentativo di sottrarre un simbolo storico della comunicazione del brand. La reazione dell'azienda è stata immediata, con una diffida inviata pochi giorni dopo la pubblicazione dello spot.
Il Giurì spiega di aver valutato la campagna sulla base dei criteri di correttezza, trasparenza e non denigrazione previsti dal Codice di Autodisciplina. Nella pronuncia si legge che le comunicazioni non risultano idonee a generare confusione nei consumatori né a suggerire un collegamento tra Iliad e Vodafone. La decisione conferma che l'utilizzo di un volto noto non costituisce di per sé una violazione, anche quando il testimonial è stato associato in passato a un concorrente. Lo spot mostra alcuni personaggi che chiedono alla modella un cambiamento, senza menzionare alcun operatore. Il messaggio è costruito per enfatizzare la scelta personale della protagonista, senza riferimenti a campagne precedenti o a marchi concorrenti. Il Giurì ha ritenuto che l'interpretazione proposta da Fastweb+Vodafone fosse eccessivamente estensiva e non supportata dagli elementi oggettivi della comunicazione.
La controversia si chiude quindi con un via libera per Iliad, mentre Fastweb+Vodafone dovrà accettare la legittimità della campagna.
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