L'iniziativa PS Blackout spera di costringere Sony a tornare sui propri passi.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 24-08-2026]

I possessori di PlayStation sono in sciopero: dalle 19:00 del 23 agosto e per un'intera settimana non utilizzeranno le loro console per protestare contro l'eliminazione dei supporti fisici a partire dal 2028 decisa da Sony all'inizio di luglio. L'iniziativa, denominata PS Blackout, punta a ridurre drasticamente la metrica degli utenti attivi, una delle più monitorate dall'azienda nel valutare l'andamento della piattaforma. Il manifesto dell'iniziativa sostiene che la decisione di abbandonare il formato fisico rappresenti l'ultimo passo di un percorso che allontanerà la società dalla propria comunità. Tra le contestazioni elencate figurano la chiusura di studi considerati storici, la strategia orientata ai servizi in tempo reale, la cancellazione degli eventi dedicati ai fan e la gestione del visore PS VR2.
La protesta prevede che i partecipanti non accendano la console, non effettuino l'accesso al proprio profilo e non acquistino contenuti digitali per sette giorni consecutivi, fino alle 19:00 del 30 agosto. L'obiettivo dichiarato è quello di generare un impatto misurabile sulle statistiche interne, riducendo il numero di sessioni attive e di transazioni digitali. Negli ultimi giorni la protesta ha assunto forme diverse sui social, con utenti che hanno commentato in massa i post della società, inclusi contenuti pubblicati anni fa. La mobilitazione ha coinvolto anche creatori di contenuti con ampie comunità, che hanno invitato i propri follower a partecipare alla settimana di blackout.
Ufficialmente, tutto ciò non ha alcun effetto su Sony. Durante l'incontro con gli azionisti dello scorso 31 luglio, quando l'iniziativa PS Blackout era già stata annunciata, il direttore finanziario Lin Tao aveva dichiarato di non temere «impatti negativi sugli affari»; ciò non ha fatto altro che indispettire ulteriormente gli utenti, i quali l'hanno interpretata come un segnale di scarsa attenzione da parte dell'azienda nei loro confronti. Ciò potrebbe aver avuto un certo effetto, per quanto probabilmente opposto alle intenzioni degli aderenti alla protesta: alla vigilia dell'inizio del blackout, infatti, Sony ha inviato una comunicazione agli utenti ricordando che i giochi acquistati in formato digitale non sono di loro proprietà, ma concessi in licenza. Il messaggio, coerente con le politiche standard del settore, non ha fatto altre che alimentare ulteriori discussioni online.
La decisione di interrompere la produzione dei dischi fisici nel 2028 è peraltro parte di una strategia più ampia che punta a ridurre i costi di distribuzione e a consolidare l'ecosistema digitale. La transizione verso un modello completamente digitale comporta la progressiva eliminazione dei supporti fisici, con impatti sulla conservazione dei giochi, sul mercato dell'usato e sulla disponibilità dei titoli nel lungo periodo. La protesta nasce anche dal timore che la scomparsa del formato fisico possa ridurre la possibilità di accedere ai giochi in futuro, soprattutto in caso di rimozione dal catalogo digitale o di chiusura dei servizi online.
La settimana di blackout rappresenta una forma di protesta che punta a influenzare metriche interne difficilmente osservabili dall'esterno. Le fonti concordano sul fatto che solo al termine dei sette giorni sarà possibile valutare se l'iniziativa avrà prodotto un impatto misurabile. Non sono disponibili dati ufficiali sulla partecipazione, ma la mobilitazione sui social suggerisce un coinvolgimento significativo. Il caso sta attirando l'attenzione della stampa internazionale, che ha evidenziato come la protesta rifletta un malcontento crescente verso la progressiva digitalizzazione del settore. La decisione di abbandonare il formato fisico è stata chiaramente percepita come un punto di rottura da una parte della comunità, che teme la perdita di controllo sui propri acquisti e la scomparsa di un modello di fruizione considerato più stabile nel lungo periodo.
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