RIAA: il peer to peer incide poco sulla pirateria

In un documento interno dell'azienda si evince che i ''pirati'' preferiscono scambiarsi hard disk e chiavette.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-07-2012]

RIAA p2p pirateria

Le associazioni che difendono gli interessi delle major musicali sono molto distratte: prima la IFPI si lascia sfuggire in Rete un documento in cui elenca preoccupazioni e strategia in tema di pirateria, poi la RIAA cede alla stessa debolezza.

A finire in Internet - per essere poi pubblicata da TorrentFreak - è una presentazione realizzata dall'associazione dei discografici americani per sostenere una proposta di legge che introduca negli USA la "dottrina dei sei schiaffi", una normativa modellata sulla legge francese che però concede agli utenti cinque o sei errori prima che scatti la punizione. L'articolo continua qui sotto.

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I dati citati dalla presentazione - raccolti ed elaborati da The NPD Group - dipingono uno scenario molto interessante ma segnato come Confidenziale: analizzandolo anche soltanto brevemente, si capisce perché la RIAA non vuole che venga diffuso.

Il 65% di tutta la musica acquisita dagli utenti americani - spiega la RIAA - proviene da fonti illegali: appena il 35% è ottenuto tramite il download a pagamento o l'acquisto di CD.

In pratica, la maggior parte dei brani musicali viene scambiata senza che alle case discografiche arrivi un soldo, in apparenza confermando il panorama che la RIAA va descrivendo da tempo.

Una differenza importante rispetto ai proclami dell'associazione dei discografici balza subito all'occhio: mentre la RIAA grida senza sosta che la pirateria online sta affossando il mercato musicale, i dati di NPD mostrano come il peer to peer rappresenti soltanto il 15% di tutti i file musicali scambiati; gli utenti preferiscono per lo più passarsi drive fisici, estrarre la musica dai CD altrui o (ma in percentuale minima) utilizzare i digital locker.

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La realtà, dunque, è che dallo scambio di musicassette degli anni '80 si è passati allo scambio di chiavette USB e hard disk portatili, ma la modalità in fondo è rimasta la stessa: Internet incide sulla pirateria in misura decisamente minoritaria.

Se anche i tentativi di lobbying per avere leggi sempre più restrittive contro la pirateria online avessero effetto immediato, ancora oltre la metà della musica sarebbe scambiata in maniera illegale.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (2)

trovo che il paragone con il civico e residenza sia ottimo, complimenti
30-7-2012 12:58

{ice}
internet è un diritto fondamentale inoltre gli stessi governi presuppongono che i cittadini abbiano un accesso a internet per svolgere pratiche obbligatorie, tra le quali le preatiche fiscali IMHO togliere internet a chi la usa per scaricare file coperti da copyright sarebbbe come togliere civico e residenza a chi si facesse... Leggi tutto
30-7-2012 11:14

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