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Vita su Marte, la firma è nel sottosuoloUno studio afferma che le sonde Viking avevano ragione: è tempo di tornare sul Pianeta Rosso per averne le prove. [ZEUS News - www.zeusnews.it - 12-04-2012] ![]() Negli anni '70, le missioni Viking furono inviate dalla NASA verso Marte con l'obiettivo, tra gli altri, di scoprire se in passato il Pianeta Rosso possa aver ospitato forme di vita. Per far ciò, furono ideati quattro esperimenti; uno di questi, denominato Labeled Release, diede risultati discordanti con gli altri due. Riconobbe infatti tracce compatibili con la presenza di vita (per lo meno sotto forma di microorganismi) e diede origine a un dibattito che ancora non s'è spento circa la validità dei risultati, poiché erano in netto contrasto con le altre informazioni ricavate. Ora uno studio realizzato dalla Keck School of Medicine della University of Southern California sembra dare ragione al Labeled Release tramite l'analisi di alcuni campioni di terreno marziano e lo studio matematico dei dati. «La presenza di una ritmicità circadiana» - spiega il professor Joseph D. Miller - «e di un alto livello di complessità matematica o di ordine nei dati LR dimostrano che la sonda Viking scoprì vita microbica su Marte»; tale vita potrebbe esistere nel sottosuolo, dove si troverebbe al riparo dalle radiazioni ultraviolette che colpiscono il pianeta, scarsamente protetto dalla propria atmosfera rarefatta e priva di ozono. Sondaggio
«Trovare un altro esempio di vita da qualche altra parte potrebbe essere il più grande passo in avanti nel campo della biologia dopo la definizione del codice genetico» continua Miller, che però mette anche in guardia dai facili entusiasmi: «Questa ricerca non è una pistola fumante. Lo sarebbe scattare una foto al microscopio dei batteri su Marte. Sappiamo che su Marte c'è del ghiaccio sotto la superficie, e forse anche acqua liquida, nelle regioni che sembrano rilasciare gas metano in atmosfera. L'acqua è necessaria per la vita e il metano è una potenziale firma biologica». «Ci sono sufficienti prove circostanziali che potrebbero spiengere la NASA e l'Agenzia spaziale europea a prendere in considerazione esplicita gli esperimenti di rivelazione della vita su Marte» conclude il professore.
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