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Videosorveglianza per spiare scollature e fondoschiena delle passantiIl proliferare di videocamere di sicurezza espone al rischio che questi strumenti vengano usati in malafede: per esempio per registrare le immagini di un'ignara e avvenente passante. [ZEUS News - www.zeusnews.it - 01-07-2008] ![]() Foto via Fotolia "Immagini care per qualche istante / sarete presto una folla distante / scavalcate da un ricordo più vicino" cantava Fabrizio De André qualche tempo fa, nel brano Le Passanti. Altri tempi, in cui l'immagine di una donna che passava si poteva perdere ben presto nella memoria: ora, invece, ci sono le telecamere di sicurezza ad assicurare che nemmeno un dettaglio vada perduto. Lo scenario è, naturalmente, inglese: una terra dove la telecamera accompagna davvero ogni momento della giornata, dai viaggi in aereo alla spesa al negozio all'angolo al bagno della scuola. Con una miriade di telecamere in funzione ci si culla nell'illusione di essere più sicuri o forse lo si è davvero: con occhi dappertutto è più facile prendere un criminale, chi non ha nulla da nascondere - si usa dire - non dovrà temere di essere ripreso e pazienza per la privacy. Però esistono gli errori: per esempio un comune cittadino può essere scambiato per un malvivente. Oppure, come già sapevano gli antichi, c'è la possibilità che i custodi non lavorino sempre in buona fede. Che cosa pensare, infatti, dei poliziotti di Worcester, trovati in possesso di 20 minuti di riprese che poco avevano a che fare con la protezione da criminali e terroristi ma che invece mostravano la scollatura e il fondoschiena di un'ignara donna che passeggiava per strada? Quella donna, probabilmente, non saprà mai di essere stata osservata così attentamente da coloro che avrebbero avuto il compito di preservare l'ordine pubblico e per questo usare i mezzi a loro disposizione; quanto ai poliziotti per così dire distratti, un richiamo è sembrato essere sufficiente perché poi tornassero al proprio posto di lavoro con la promessa di non farlo più. Per non parlare del consiglio cittadino di Poole, nel Dorset, che usava le telecamere di sorveglianza e le attrezzature pensate per la lotta al terrorismo (istituite dalla legge nota come Regulation of Investigatory Powers Act) per controllare se una candidata alla scuola locale e i suoi genitori abitassero davvero dove affermavano di vivere. Per qualcuno forse era un gioco, durato tre settimane, in cui recitare la parte dell'agente segreto e prendere annotazioni del tipo "la donna e i tre bambini entrano nel veicolo bersaglio e partono". Gli aneddoti, tristi o divertenti a seconda del punto di vista, potrebbero poi continuare con il caso di Middlesbrough, dove le telecamere sono dotate di altoparlanti per poter far sussultare i trasgressori nel momento stesso in cui commettono un reato e impedire che facciano qualche sciocchezza di cui in seguito potrebbero pentirsi amaramente, come buttare le cartacce per terra. Se tutto questo per ora avviene nel Regno Unito, dove la videosorveglianza continua viene fatta passare per normale e forse anche indispensabile, sembra che altrove il percorso non sia poi tanto diverso, solo un po' più lento. Ma gli abusi, gli errori, la malafede anche di uno solo fanno pensare che forse questo non sia il metodo migliore per fermare i criminali, quanto per spiare (e, nel peggiore degli scenari, chissà che altro) i cittadini innocenti.
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