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Fidanzati sospettosi o inguaribili diffidenti, qual è la vostra arma preferita tra quelle che Facebook mette a disposizione di voi gelosoni per controllare il vostro partner?
I cuoricini in bacheca: un segno per far sentire sempre e dovunque la propria presenza, nonché un espediente per marcare il territorio del partner.
L'applicazione "Chi ti segue di più?": bisogna convincere il partner a usare questa applicazione (apparentemente innocua) per scovare eventuali vittime da annotare sulla propria black list.
Facebook Places: permette di taggare compulsivamente il partner e rendere noto al mondo intero il fatto che lei e il suo lui si trovano sempre insieme.
L'auto tag nelle foto: indispensabile strumento per essere certi di ricevere notifiche qualora un'altra persona osasse commentare o piazzare "Mi piace" alle foto del/della partner.
I commenti minatori: il simpatico approccio ossessivo-compulsivo verso chi tagga il partner o ne invade la bacheca. Di solito consiste in un discreto: "Che bello il MIO amore!"
Il profilo Facebook in comune: un unico profilo scoraggia anche il più audace dei rivali dal tentare un approccio.
La password nota al partner: Della serie: "Amore, se non mi nascondi niente allora posso avere la tua password?". Nessun messaggio di posta, commento o notifica è al sicuro.
Il tasto "Rimuovi dagli amici": una volta in possesso della password del partner, qualsiasi rivale dalla foto profilo provocante o la cui identità è sconosciuta verrà subito rimosso dagli amici.
La trappola: spacciandosi per il partner (password nota), si inizia a contattare i presunti rivali e testare le loro intenzioni con domande e allusioni per far cadere in trappola anche i più astuti.
Il Mi piace minatorio: post, foto, tag, nuove amicizie sono regolarmente marchiati da un Mi piace del partner. Dietro una parvenza di apprezzamento, dimostrano quanto in realtà NON piaccia l'elemento.

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Fondatori Pirate Bay si appellano a Corte Europea Diritti dell'Uomo

Le attività della Baia sarebbero protette dalla Convenzione sui diritti dell'uomo.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 21-06-2012]

Fredrik Neij e Peter Sunde

Fredrik Neij, uno dei fondatori di The Pirate Bay, l'aveva già preannunciato: per evitare la condanna inflittagli dalla Corte Suprema Svedese si sarebbe rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Ora anche Peter Sunde, un altro dei fondatori, ha deciso di seguire l'esempio dell'amico, e insieme hanno deciso di compiere il passo.

«In sostanza» - spiega Sunde - «stiamo ripetendo quello che abbiamo già detto nel processo circa il fatto che la direttiva sul commercio elettronico è la base che rende legale TPB».

Jonas Nilsson, avvocato di Neij, spiega ulteriormente: l'articolo 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo garantisce la libertà di ricevere e diffondere informazioni.

The Pirate Bay non avrebbe fatto altro che usufruire di questo diritto: i server hanno trasferito informazioni non proprietarie (i file .torrent) tra gli utenti, usando un procedimento automatico, attraverso Internet.

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Peter Sunde si dice ottimista sull'eventuale pronunciamento della Corte, poiché lo stesso articolo sarebbe stato adoperato in altri casi analoghi.

«Sono ottimista, ma ci vorranno 4 o 5 anni prima che il caso venga discusso, se decideranno di accoglierlo» ha dichiarato ancora Sunde.

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