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Il braccio e la mente

Un microscopico neurochip impiantato nella corteccia cerebrale potrà ridare vista e persino movimento agli incidentati gravi.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-10-2007]

rbc

Si è chiusa alcuni giorni fa la quinta edizione di Bergamo Scienza, una lunga kermesse di divulgazione scientifica che ha visto impegnati per tre settimane scienziati di ogni parte del mondo e tecnici specialisti nelle più diverse discipline.

Dai resoconti di un'ottantina tra incontri e tavole rotonde, aperti anche alla partecizione della scuola, fa spicco la realizzazione di John Donoghue, professore di neuroscienze all'Università di Rhode Island, nell'ambito delle protesi neurali, cioè quei microcomputer che immessi in un corpo vivente tentano di sostituire le connessioni nervose interrotte da traumi, incidenti e via dicendo.

BrainGate, così si chiama il microchip, è realizzato della Cyberkineticsinc, divisione della Neurotechnology Systems con sede in Massachusetts. Dopo una sperimentazione su scimmie durata diversi anni, è stato finora impiantato con successo complessivamente su quattro volontari sotto il controllo del comitato etico degli ospedali che hanno accettato di partecipare al progetto.

Ottenuto il permesso dalla severa Food and Drug Administration, ha potuto continuare la sperimentazione sugli esseri umani impiantando un microchip di 4 millimetri direttamente nella corteccia cerebrale di un tetraplegico consentendogli contatti anche abbastanza sofisticati con il mondo esterno, come ad esempio spedire email o cimentarsi in facili videogiochi.

La novità presentata è di non poco conto, perché una cosa è trasmettere gli impulsi attraverso una terminazione nervosa danneggiata, altra cosa è rendere interprete una macchina del pensiero umano e trasferire coerentemente il movimento agli arti mediante una serie di impulsi tradotti dal software.

Secondo quanto riportato dal New York Times, la protesi neuronale ulteriormente miniaturizzata potrebbe essere commercializzata già dalla fine di quest'anno; ma probabilmente andrà prima in mano ai militari ai quali non parrà vero di avere a disposizione un organismo bionico, magari anche capace di comunicare in via telepatica.

Non siamo ancora negli scenari fantascentifici immaginati una quarantina d'anni fa da Dean Koontz con il suo Jumbo-10, ma sicuramente siamo entrati - senza accorgercene - nell'era dei Robocop.

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