Perché il pagamento via cellulare non decolla

Un sistema di pagamento tra privati agile, veloce, diffuso, democratico. A parole, tutti lo vogliono; nella pratica, non ce n'è traccia. Ecco cosa ostacola il graal della net-economy.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-11-2004]

Abbiamo già parlato dell'Internet come vero e proprio nuovo mondo. Questo mondo virtuale ha creato aspettative spropositate, diremmo quasi salvifiche, nelle menti più semplici, vale a dire negli economisti e manager dell'ultimo scorcio del ventesimo secolo.

La new-economy e il suo miserabile fallimento costituiscono il risultato più eclatante di questo sciagurato fraintendimento. Questo significa che in rete è impossibile fare economia? Crediamo di no.

Il web, infatti, possiede potenzialità economiche smisurate. Prima che qualche yuppie assatanato prenda d'assalto i titoli del Nasdaq, occorre precisare che le dinamiche dell'economia virtuale non sono le stesse di quella materiale.

La caratteristica fondamentale del web è l'introduzione diretta dell'individuo nel processo culturale e comunicativo. Non siamo più solo lettori di libri, fruitori di film o di musica. Nel magico mondo virtuale ci è possibile lasciare una traccia, un thread in un forum di discussione, una mail stizzita e irriverente ad un autore, in forma pubblica o privata. A ciascuno di noi è data facoltà di interagire con il produttore di contenuti.

E se la cultura si sta così profondamente evolvendo, nel senso auspicato da Giorgio Gaber ("libertà è partecipazione"), è automatico che anche l'economia sia caratterizzata dallo stesso paradigma: l'introduzione diretta dell'individuo nel processo economico.

Pretendere di trasporre sul web gli stessi meccanismi economici che hanno luogo nel mondo reale è semplicemente impossibile: il consumatore (se ancora possiamo chiamarlo così) non è un passivo esecutore di consigli per gli acquisti, un idiota giulivo che carica il carrello della spesa con scatole colorate e accattivanti.

I beni scambiati sono essenzialmente di tipo immateriale, quindi completamente slegati dalle regole del marketing. E anche quando accede a beni classici e materiali, il web surfer ha facoltà di ricerca e confronto quasi smisurate, è difficilmente condizionabile, e non ha sostanzialmente vincoli spazio-temporali. Soprattutto, chiede, si informa, condivide le informazioni con persone più competenti.

Fintantochè non sarà chiaro questo concetto, l'economia sul web non decollerà mai realmente. E non si tratta solo di economia: l'eventuale introduzione diretta dell'individuo anche nei processi politici (passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare), è probabilmente la "sfida" culturale, politica e sociale che ci attende. Ma questo discorso rischia di portarci troppo lontano.

Dunque, il peccato originale della prima, rudimentale versione della net-economy è l'idea che debbano esistere necessariamente dei "produttori" e dei "consumatori" e che tale distinzione debba essere chiara ed inequivocabile.

Sul web questa distinzione è destinata a crollare. Ora siamo utenti, ora siamo produttori: questa nuova condizione di fatto richiede nuovi strumenti, tanto a livello di servizi quanto a livello giuridico. Solo così sarà possibile estrarre dalla rete i vantaggi sociali che in essa giacciono inespressi.

In pratica, la net-economy decollerà realmente soltanto quando sarà possibile effettuare transazioni immediate tra privati. Nell'articolo Private transactions: Microtransazioni "biiettive" e net-economy, datato settembre 2003 (già segnalato qui), si sostiene con forza quest'opinione e si ipotizza un contorto (ma non troppo) metodo attraverso gli sms.

In realtà, al di là di parziali palliativi (Paypal, poste-pay, carta di credito), non esiste ancora alcun servizio che permetta a chiunque tanto di pagare quanto di essere pagato in modo agile (senza difficoltà e sbarramenti), immediato e diffuso.

In Italia il servizio che maggiormente si avvicina ai requisiti ideali è senza dubbio Postepay: non è necessario un conto in banca per attivarla, sono sufficienti 5 euro.

È possibile, inoltre, effettuare "transazioni biiettive": posso accreditare direttamente dalla mia carta alla carta di un altro utente, posso effettuare tali transazioni sul web e controllarle attraverso un account sul sito delle poste.

Infine, posso accreditare importi su conti bancari dalla mia postepay e ricevere quindi credito da molte carte di credito "classiche". Ma la diffusione penalizza pesantemente questo strumento, peraltro limitato alla sola Italia.

Il pagamento via GSM avrebbe parimenti il pregio della non-necessità di un conto in banca. Ma la diffusione dei cellulari supera di gran lunga la diffusione di calcolatori connessi all'internet: nessun sistema di pagamento online prevede la possibilità di essere utilizzato dal 100% degli utenti. La quantità di acquisti e transazioni registrerebbe istantaneamente una crescita esponenziale e di portata inaudita.

Altri vantaggi: si potrebbero effettuare transazioni biiettive, che sarebbero svincolate dal web e incomparabilmente più sicure, in virtù dell'altissimo livello di sicurezza del sistema GSM.

La diffusione sarebbe internazionale, almeno europea (per lo meno l'euro non sarà servito solo come pretesto per aumenti di prezzo da parte di qualche commerciante furbone), e l'incremento delle transazioni e dei fatturati avrebbe una notevole ricaduta in termini di produzione di nuova ricchezza.

La domanda di un simile strumento è grande, come testimoniato qui, le difficoltà tecniche non sono insormontabili. Perché allora la realizzazione di questo strumento resta al palo?

Le prime difficoltà riguardano l'identificazione del soggetto garante. Un ente super partes che tuteli i soggetti della transazione e garantisca il buon esito della stessa. Per la carta di credito, è la banca emittente. Per Postepay, sono le Poste Italiane. E per le transazioni private via GSM?

La situazione è spinosa: le telecom non sono attratte da questo sistema perché poco remunerativo rispetto al loro standard: chi investirebbe in un complicato sistema informatico e legale quando solo con gli Sms, che non richiedono investimenti se non in promozione, il margine sfiora il 100%?

Le banche, dal canto loro, si presterebbero per vocazione a questo ruolo con gli usuali costi relativamente bassi, visto che a loro interessa non solo la commissione sul pagamento, ma l'insieme dei depositi, da tramutare in impieghi remunerativi. Ma può interessare loro promuovere un sistema di pagamenti sul quale non avrebbero il controllo diretto, regalando ai gestori telefonici uno spazio monetario di formidabile potenza espansiva?

Gli interessi economici e politici sarebbero davvero disposti a cedere al popolo un potere di autodeterminazione così vistoso e incontrollabile? Gli strumenti giuridici attuali sono adeguati per sostenerlo? Dobbiamo davvero sperarlo, perché l'alternativa è deprimente, un'economia del Web basata solo su dialer e suonerie.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (2)

Stefano Vignato
Quale pagamento via cellulare puo' decollare Leggi tutto
15-9-2005 16:28

SteveR
ma se ancora trovo resistenza a pagare con una banalissima Visa presso il negozio sottocasa (come minimo non ti fanno sconti) e si parla di pagamenti via GSM: pura utopia. Cerchiamo invece di far funzionare quello che c'è soprattutto i vari circuiti di pagamento tramite Lottomatica & Co...l'altro giorno volevo pagare la... Leggi tutto
1-12-2004 13:10

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