L'attore intende bloccare le imitazioni non autorizzate generate dall'intelligenza artificiale.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 15-01-2026]

Immagine, voce e perfino brevi clip video: tutto ciò Matthew McConaughey ha deciso di registrare come marchi, nel tentativo di contrastarne l'uso improprio dell'intelligenza artificiale generativa. L'attore ha scelto una strategia legale diretta, puntando a creare un perimetro giuridico chiaro attorno alla propria identità digitale. Negli ultimi mesi, l'Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti ha approvato otto registrazioni a suo nome. Tra queste figurano una clip di sette secondi in cui l'attore appare su un palco, una di tre secondi davanti a un albero di Natale, e la celebre frase «Alright, alright, alright», diventata un tratto distintivo della sua carriera. Tutti questi elementi sono ora protetti come marchi registrati. L'obiettivo dichiarato è impedire che sistemi di intelligenza artificiale possano replicare la sua voce o la sua immagine senza autorizzazione. McConaughey ha spiegato che vuole essere certo che ogni utilizzo della sua identità digitale avvenga solo con il suo consenso esplicito, sottolineando la necessità di stabilire un quadro di riferimento chiaro per l'uso delle tecnologie generative.
Il fenomeno dei deepfake e delle imitazioni vocali generate da AI è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, con casi documentati di utilizzi fraudolenti e impersonificazioni non autorizzate. Le normative esistenti offrono protezioni limitate, soprattutto quando i contenuti vengono diffusi su piattaforme online che monetizzano tramite pubblicità, creando un'area grigia difficile da regolamentare. La strategia adottata da McConaughey punta a colmare questo vuoto normativo utilizzando strumenti giuridici già esistenti, come i marchi registrati. In questo modo, eventuali imitazioni potrebbero essere perseguite non solo come violazioni del diritto all'immagine, ma anche come infrazioni di marchio, ampliando le possibilità di intervento legale.
Le registrazioni includono non solo elementi vocali e visivi, ma anche specifiche posture e micro‑clip, un approccio che mira a coprire un ampio spettro di potenziali utilizzi impropri. Questo tipo di protezione è particolarmente rilevante in un contesto in cui i modelli generativi possono ricostruire volti e voci con pochi secondi di materiale originale. Il caso ha attirato l'attenzione anche perché rappresenta un precedente potenzialmente significativo per altre figure pubbliche. Attori, musicisti e personaggi politici stanno affrontando problemi simili, con un aumento costante di contenuti sintetici che imitano la loro identità senza autorizzazione. La scelta di McConaughey potrebbe aprire la strada a un uso più esteso dei marchi come strumento di tutela personale.
La questione è resa più complessa dal fatto che le piattaforme online non sempre distinguono tra contenuti generati artificialmente e materiali autentici. In molti casi, i deepfake vengono caricati come video originali e monetizzati tramite sistemi pubblicitari, rendendo difficile per i soggetti coinvolti intervenire tempestivamente. Il ricorso ai marchi registrati offre un vantaggio ulteriore: consente di agire anche contro contenuti che non violino direttamente il copyright, ma che sfruttano l'identità di una persona per generare traffico o ricavi. Questo approccio amplia il campo d'azione legale, soprattutto in un contesto in cui le normative specifiche sulla IA sono ancora in fase di definizione.
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