La gaffe riguarda proprio il Cyber Resilience Act, dedicato a sicurezza e interoperabilità.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 12-03-2026]

È stata costretta a intervenire rapidamente la Commissione Europea dopo la pubblicazione del modulo relativo alla consultazione sul Cyber Resilience Act: in coda a tanto parlare di sovranità digitale, uno dei documenti allegati era stato messo a disposizione esclusivamente in formato XLSX, ossia quello usato da Microsoft Execl. La scelta è stata subito giudicata incoerente e imbarazzante rispetto ai principi di interoperabilità e standard aperti promossi dallo stesso regolamento e The Document Foundation non ha tardato a segnalare l'incongruenza.
Nel giro di poche ore è stata quindi aggiunta una versione ODS del file, ossia una versione realizzata secondo le specifiche del formato aperto OpenDocument.
Distribuire il modello della consultazione in un formato proprietario contrastava apertamente con gli obiettivi dichiarati del Cyber Resilience Act, che promuove l'adozione di standard aperti e la riduzione del cosiddetto vendor lock‑in. Secondo The Document Foundation, l'uso del formato XLSX avrebbe potuto escludere utenti e organizzazioni che adottano software basati su standard aperti. Il nuovo file ODS è stato reso disponibile non in sostituzione ma parallelamente alla versione XLSX, consentendo ai partecipanti di scegliere il formato più adatto ai propri strumenti. La Commissione ha confermato che l'aggiornamento è stato gestito dalla Direzione Generale CONNECT, responsabile delle politiche digitali dell'Unione Europea.
La vicenda ha riportato l'attenzione sul tema dell'interoperabilità nei processi istituzionali, un aspetto centrale nelle politiche europee sulla sovranità digitale. L'uso di formati aperti è considerato un requisito fondamentale per garantire accesso equo, trasparenza e indipendenza tecnologica nelle procedure amministrative: è in questo senso che la critica di The Document Foundation si è concentrata sulla coerenza tra le linee guida del Cyber Resilience Act e le pratiche operative della Commissione. Il CRA, infatti, mira anche a ridurre la dipendenza da tecnologie proprietarie e a favorire l'adozione di standard aperti nei prodotti digitali immessi sul mercato europeo.
La reazione rapida della Commissione è stata interpretata come un segnale di attenzione verso le comunità open source e verso le organizzazioni che promuovono l'interoperabilità. La disponibilità del formato ODS permette una compilazione del modulo tramite suite come LibreOffice, senza necessità di utilizzare software proprietari. Il caso ha evidenziato anche la sensibilità del tema nel contesto delle consultazioni pubbliche, dove la scelta del formato può influire sulla partecipazione e sull'accessibilità. L'adozione di formati aperti è spesso richiesta da associazioni e gruppi che operano nel settore della trasparenza digitale.
La Commissione ha ribadito che l'obiettivo principale del CRA è rafforzare la sicurezza dei prodotti digitali, ma ha riconosciuto l'importanza di garantire che i processi di consultazione siano coerenti con i principi di apertura e interoperabilità. L'introduzione del formato ODS è stata quindi presentata come un adeguamento necessario.
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