Il caso della ragazza pugliese iscritta a sua insaputa al partito di Vannacci riapre la discussione.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 28-07-2026]
Sta facendo discutere il caso della ragazza pugliese che ha reso noto di aver ricevuto a domicilio una tessera, intestata a suo nome, del nuovo partito politico Futuro Nazionale, fondato e guidato dall'ex generale Roberto Vannacci, oggi deputato europeo. La ragazza, molto lontana politicamente dalla visione dell'ex militare, ha dichiarato di non aver mai sottoscritto una domanda di adesione al partito (versando i dieci euro della quota annuale a Futuro Nazionale) e di voler indagare internamente sul caso. Si potrebbe configurare, in questo caso, una violazione delle leggi sulla privacy con l'utilizzo illecito dei dati anagrafici sensibili ed eventualmente la falsificazione delle firma se l'iscrizione fosse avvenuta di presenza con un modulo cartaceo e non online, con conseguente sanzione amministrativa e risarcimento di danni all'interessata, da richiedere in sede civile.
I partiti politici sono associazioni private e quindi le firme per iscriversi non devono essere obbligatoriamente autenticate da un notaio o da un pubblico ufficiale come un segretario comunale, un cancelliere di tribunale o un consigliere comunale. Si tratta di una situazione diversa da quella delle candidature per le cariche elettive pubbliche locali e nazionali, e delle firme che possono essere richieste di un numero minimo di cittadini sottoscrittori. È quindi è possibile risultare iscritti a un partito esattamente come quando abusivamente ti cambiano il gestore telefonico o elettrico o del gas.
Non si tratta di un fenomeno nuovo: già trentacinque anni fa la DC, che era il maggiore partito politico italiano, per evitare che le liste degli iscritti si riempissero di nominativi falsi o di persone che non avevano mai avuto intenzione di iscriversi, aveva azzerato il tesseramento e introdotto regole più severe con l'obbligo di testimoni e garanti, affinché la vita democratica interna non fosse inquinata da manipolazioni.
L'avvocato Guido Scorza, noto esperto di problemi legali della privacy, ha voluto fare un test iscrivendo online un suo quasi omonimo al partito di Vannacci; c'è riuscito senza problemi, versando i 10 euro con la propria carta di credito.
Una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere obbligare per legge i partiti politici - soggetti privati ma la cui esistenza è prevista dalla stessa Costituzione, e che ricevono rimborsi elettorali dallo Stato - a iscrivere online solo i cittadini che si autenticano attraverso lo SPID o con l'uso della CIE, la carta di identità elettronica, come già si deve fare per sottoscrivere online proposte di referendum abrogativi o proposte di legge di iniziativa popolare.
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