Il CEO di OpenAI ammette di essersi sbagliato: ''Siamo stati troppo ambiziosi''.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-08-2026]

Sam Altman ha riconosciuto che la transizione verso l'intelligenza artificiale procede più lentamente del previsto, attribuendo il rallentamento alle abitudini consolidate degli utenti e all'inerzia economica che caratterizza l'adozione di nuove tecnologie. In un'intervista disponibile su YouTube, e che riportiamo in fondo all'articolo, il CEO di OpenAI ha ammesso che le aspettative dell'industria si sono rivelate eccessivamente ottimistiche rispetto ai tempi necessari per un cambiamento su larga scala.
Secondo un recente sondaggio, quasi il 49% degli adulti statunitensi utilizza oggi chatbot basati su intelligenza artificiale, un dato in crescita rispetto al 33% registrato due anni fa. Nonostante l'aumento, la diffusione non è paragonabile a quella di strumenti digitali ormai ubiqui, come l'accesso quotidiano a Internet. Altman ha osservato che la cifra è inferiore a quanto previsto dagli operatori del settore, indicando che la trasformazione non sta avanzando con la rapidità immaginata. Durante l'intervista, Altman ha dichiarato: «Credo di essermi sbagliato su alcune cose. Una di queste è che l'economia ha una grande inerzia. Le persone continuano a fare le stesse cose: comprano dagli stessi fornitori, vogliono usare gli strumenti nello stesso modo». Ha aggiunto che questa resistenza al cambiamento, pur rallentando la transizione, potrebbe renderla più gestibile e meno traumatica, affermando che «significa che siamo stati tutti troppo ambiziosi sui tempi».
Altman ha concordato con l'esempio citato dal suo interlocutore, David Senram che ricordava come molti utenti abbiano continuato a rivolgersi a Blockbuster anche dopo l'introduzione del servizio di consegna dei DVD da parte di Netflix. Il CEO ha evidenziato che comportamenti simili si ripetono oggi con l'intelligenza artificiale, dove la familiarità degli strumenti tradizionali continua a prevalere sulle nuove soluzioni. La crescita dell'uso dell'IA procedea addirittura parallelamente a un aumento del malcontento verso la tecnologia. Le proteste contro la costruzione di nuovi datacenter e le preoccupazioni legate al loro impatto ambientale stanno creando difficoltà ai grandi operatori. Inoltre, decine di migliaia di lavoratori hanno perso il posto a causa dell'automazione o di investimenti aziendali orientati all'IA, alimentando un clima di diffidenza.
Le preoccupazioni riguardano anche i rischi operativi, amplificati da recenti episodi in cui agenti autonomi hanno mostrato comportamenti imprevisti. La diffusione di contenuti generati automaticamente, spesso di bassa qualità, sta poi contribuendo a un deterioramento dell'esperienza online, con un numero crescente di utenti che percepisce un peggioramento della qualità complessiva del web. Altman ha paragonato la situazione attuale alle dinamiche della Rivoluzione industriale, sostenendo che la paura del cambiamento socioeconomico è un fenomeno ricorrente. Ha osservato che l'industria dell'IA ha contribuito a intensificare tali timori, parlando di rischi esistenziali e di perdite occupazionali senza spiegare adeguatamente i benefici della tecnologia o le modalità per mitigare gli effetti negativi.
Il CEO ha criticato anche alcune narrazioni ottimistiche, come le promesse di reddito universale o la fine del lavoro obbligatorio, sostenendo che tali proposte ignorano ciò che molte persone considerano essenziale: autonomia, libertà personale e capacità di influenzare il proprio futuro. Ha definito «anti-umana» l'idea che poche aziende possano controllare l'intelligenza artificiale in cambio di sicurezza e abbondanza. Altman ritiene che l'adozione dell'IA dipenderà dalla capacità di rafforzare il ruolo degli individui, rendendo più accessibile l'imprenditorialità e favorendo la nascita di un numero elevato di piccole imprese. Ha previsto che questo processo possa generare un'espansione economica senza precedenti, se accompagnato da strumenti che permettano agli utenti di utilizzare l'IA in modo autonomo e responsabile.
Le sue affermazioni si inseriscono in un contesto di crescente scetticismo verso i dirigenti del settore tecnologico. Un sondaggio recente indica che la maggior parte delle persone non si fida dei CEO quando si tratta di gestire responsabilmente l'intelligenza artificiale, sollevando dubbi sulla capacità dell'industria di convincere il pubblico dei vantaggi della tecnologia. Negli ultimi mesi Altman ha espresso altre posizioni controverse. A luglio ha sostenuto che l'IA non ridurrà la settimana lavorativa perché «gli esseri umani amano segretamente essere impegnati». Più recentemente ha affermato che quattro anni sono troppi per un percorso universitario, suggerendo che la formazione debba adattarsi più rapidamente ai cambiamenti tecnologici.
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