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Primi passi del decreto Open SourceIn Venezuela prosegue la migrazione di massa della pubblica amministrazione. Intanto piovono i progetti, tra cui anche quello di un hardware bolivariano. [ZEUS News - www.zeusnews.it - 08-03-2005] ![]() Prosegue l'opensourcizzazione del Venezuela Il presidente del Centro Nazionale per la Tecnologia e l'Informatica (CNTI) venezuelano, Jorge Berrizbeitia, anticipa i primi dati sulla migrazione da software proprietario a software libero nella pubblica amministrazione in Venezuela. Ottemperando al decreto Open Source, del 30 dicembre scorso, gli enti pubblici entro tre mesi devono presentare un progetto su come effettuare la migrazione dei propri sistemi verso software Open Source. Il piano, che dovrà tener conto delle esigenze tecnologiche e delle necessità formative del personale di ciascun ente, sarà sottoposto all'approvazione dalla presidenza Chavez. Dopodichè ci saranno due anni di tempo per attuarlo. Secondo Berrizbeitia, il governo venezuelano è consapevole che tale transizione costerà denaro, per sè e per le aziende che vorranno rendere pubblici i sorgenti del proprio software. E per questo motivo sta studiando forme di aiuto per chi vorrà rendere i propri programmi "venezuelabili". Le ragioni della migrazione, come detto, non sono solo economiche, ma mirano ad abbassare la dipendenza e la vulnerabilità tecnologica nei confronti, in particolare, degli USA, molto interessati al paese sudamericano e, soprattutto, alle sue riserve di petrolio. Per questo il CNTI è impegnato anche nella creazione di una piattaforma di condivisione delle informazioni pubbliche, una sorta di Internet venezuelana, per sostenere uno sviluppo endogeno di conoscenze e progresso tecnologico. Ma a Berrizbeitia (e a Chavez), questo sembra non bastare. Così spunta il progetto di un "computer bolivariano", un hardware interamente made in Venezuela, e interamente equipaggiato con software open. Sarà costruito dalla Síragon nella città di Valencia. Il sistema operativo sarà la versione ispanica di Linspire, comprendente anche OpenOffice ed i programmi più popolari del free software. Il sudamerica si adegua al modello Brasile, mentre l'Europa e gli Stati Uniti preferiscono obbedire al modello Microsoft. Se pensiamo alla possibilità che i primi recuperino terreno sui secondi, forse è meglio così. Però un po' ci rode.
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