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Il consiglio di Zeus

Il primo fu il Kindle di Amazon, costoso e poco attraente, seguito da un restyling più sottile e capiente giunto anche nel nostro Paese e causa di un nuovo tipo di pirateria, quella dei libri elettronici; presto sarà aperto ad applicazioni di terze parti.

Poi Fujitsu lanciò Flepia, l'e-reader a colori, Asus annunciò l'Eee Reader touchscreen, LG presentò il lettore a energia solare e Google, entrata nel mercato degli e-book, si accordò con Sony regalandole mezzo milione di libri.

Ultimo è arrivato l'Apple iPad, comprensivo di un chip per il Trusted Computing che aumenterà le già presenti polemiche su censura e copyright; l'iPad ha portato a un aumento nei prezzi degli e-book e ha spinto Amazon a ideare una nuova generazione di Kindle touchscreen, in attesa dell'e-reader flessibile.

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Una suite di programmi che supporta ben cinque lingue e permette di tradurre singole parole, parti di testo, documenti di Office e intere pagine Web. Leggi il TEST DI ZEUS
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La Francia e la Svezia furono le prime a muovere contro The Pirate Bay, ma ben presto singoli artisti, come Micheal Jackson, si unirono ai tentativi di chiusura. E mentre la Baia creava il blog non censurabile, la Svezia dava il via libera alla Legge Orwell per monitorare tutte le comunicazioni.

Infine è arrivata l'Italia quando il Pm di Bergamo ha imposto ai provider di oscurare e poi dirottare il sito, scatenando le proteste di Aduc in particolare contro Fastweb. Ancora più inquietante il diritto arrogatosi dai discografici di leggere e manipolare i cookie degli utenti loggando gli indirizzi Ip e identificando i visitatori contro il parere del Garante.

In questo scenario il Governo preferisce incontrarsi con le major e ribadire l'impegno nella lotta al mercato della pirateria, dimostrando di non conoscere neanche il significato dell'espressione peer to peer.

La Cassazione ha ritenuto legittimo il sequestro del 2008, perché il sito violerebbe le leggi sulla proprietà intellettuale anche se non è più nemmeno un tracker BitTorrent: e così ha inizio un nuovo oscuramento della Baia.

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Microsoft, respinto il ricorso e confermata la maximulta

Confermata dalla Corte di giustizia UE la sentenza del 2004 e la multa di 497 milioni di euro per abuso di posizione dominante. Le prime reazioni.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 17-09-2007]

Un triste giorno per Bill Gates
Un triste giorno per Bill Gates

La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha respinto il ricorso di Microsoft, confermando la sentenza del 27 marzo 2004 per abuso di posizione dominante e la multa di 497,2 milioni di euro (689 milioni di dollari).

Dopo tre anni di dibattimenti, Microsoft perde ancora in appello contro la commissione Antitrust dell'UE e si vede confermare il multone record, nonché l'obbligo di favorire l'interoperabilità di piattaforme alternative con i sistemi operativi Windows.

La sentenza dei giudici del Tribunale di primo grado della Corte di giustizia europea conferma che Microsoft non ha condiviso con i concorrenti la documentazione tecnica necessaria a garantire l'interoperabilità di Windows con gli altri software, rifiutando sempre di pubblicare le informazioni tecniche su Windows.

Riassumiamo un po' la vicenda: nel marzo 2004 l'UE aveva multato la Microsoft per quasi 500 milioni di euro, e le aveva imposto, tra le altre cose, di mettere a disposizione tutte le informazioni per realizzare l'interoperabilita' di Windows con i sistemi operativi dei concorrenti.

Redmond presentò ricorso a Bruxelles, e intanto propose una licenza di utilizzo della documentazione tecnica, chiaramente a pagamento. Stranamente, questa licenza escludeva deliberatamente Samba e tutto il free software dalle misure di interoperabilità imposte dall'UE.

Il business-model di Microsoft non contempla il free software, ma solo una concorrenza di tipo commerciale. Comodo atteggiamento, visto che tale tipo di concorrenza è da tempo fallita, fagocitata o resa mansueta dall'aggressiva strategia commerciale di Redmond.

Ma per una community di sviluppo di software libero era impossibile rientrare nei termini della licenza proposta, poiché questa richiedeva per esempio l'esazione di royalty da destinare a Microsoft, cosa chiaramente incompatibile con la natura del free software.

Secondo la corte, anche aver inserito Windows Media Player all'interno di Windows è concorrenza sleale, poiché influenza le relazioni sul mercato tra Microsoft e i concorrenti, alterando l'equilibrio della concorrenza a sfavore degli altri operatori, dei cui software viene in qualche modo disincentivato l'uso.

Tutti i punti salienti del ricorso in appello di Microsoft sono stati respinti dalla corte. Solo un punto è stato accolto, bocciando la proposta della Commissione Europea di nominare un gruppo di esperti che avessero libero accesso a documenti, informazioni, nonché ai codici sorgenti di Microsoft.

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I commenti dei lettori

4 commenti inseriti

[1] Sarebbe stato molto peggio se la sentenza avesse decretato il...

[2] per mè non fà nessuna differenza...

[3] Se Microsoft deve recuperare 500 milioni di euro, il prossimo...

[4] Cambierà...
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