Meta accede a tutto il rullino fotografico senza permesso. Ma disattivare si può: ecco come

L'algoritmo scansiona l'intera galleria dello smartphone, comprese le foto che dovrebbero restare private.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-08-2025]

Senza clamore, Meta ha introdotto una funzione nell'app di Facebook che permette a Meta AI di accedere al rullino fotografico degli utenti per generare suggerimenti personalizzati su che cosa condividere, creando un profilo dettagliato dell'utente. Questa novità ha sollevato preoccupazioni significative sulla privacy, poiché molti utenti hanno riferito che la funzione è stata attivata senza un consenso chiaro e le loro foto private sono caricate automaticamente sui server cloud di Meta.

La funzione accede continuamente al rullino fotografico per permettere a Meta AI di analizzare foto e video, utilizzando informazioni come date, luoghi, oggetti e persino caratteristiche facciali. Sebbene Meta affermi che queste immagini non vengano utilizzate per pubblicità mirata, il processo implica il caricamento di foto private sui server dell'azienda, incluse quelle non condivise esplicitamente dagli utenti.

Questa pratica segna un cambiamento rispetto al passato, quando Meta utilizzava solo le immagini caricate volontariamente dagli utenti per l'addestramento dei suoi modelli AI. Ora, l'accesso al rullino fotografico estende la raccolta dati a contenuti privati, creando preoccupazioni su come queste informazioni vengano gestite e protette. Meta ha confermato che la funzione è in fase di test negli Stati Uniti e in Canada. La decisione di Meta di accedere ai rullini fotografici solleva diverse questioni. In primo luogo, il caricamento automatico di foto private, incluse quelle che gli utenti non intendono condividere, rappresenta un'estensione significativa della raccolta dati. Anche se Meta garantisce che le immagini siano crittografate e non utilizzate per scopi pubblicitari, la sua storia di gestione dei dati non ispira fiducia. In passato è emerso che Meta aveva memorizzato in chiaro le password di oltre 500 milioni di utenti, un errore che ha messo in discussione la sua capacità di proteggere informazioni sensibili. I termini di servizio di Meta AI concedono all'azienda il diritto di analizzare caratteristiche facciali e metadati, lasciando spazio a utilizzi futuri non specificati come l'addestramento di modelli AI, anche se attualmente escluso.

Un altro problema è la mancanza di trasparenza. Molti utenti hanno segnalato di non aver ricevuto alcuna richiesta di consenso, trovando la funzione già attiva nelle impostazioni. Ciò ha portato a speculazioni su un approccio deliberatamente opaco, magari con pop-up facilmente ignorabili o cliccabili per errore: una tattica comune per ottenere consensi impliciti. La situazione si complica ulteriormente considerando che Meta possiede anche Instagram, e non è escluso che la funzione possa essere estesa a questa piattaforma, ampliando il rischio per la privacy.

Fortunatamente, gli utenti possono revocare il permesso di accesso al rullino fotografico seguendo alcuni semplici passaggi. È importante notare che queste impostazioni sono modificabili solo tramite l'app mobile di Facebook e non da browser desktop. Da lì occorre aprire il menu con le tre linee orizzontali, selezionare Impostazioni e privacy, raggiungere la voce Suggerimenti per la condivisione del rullino fotografico, aprire le preferenze e disattivare i due pulsanti lì presenti.

Disattivando questa opzione, Meta smette di caricare nuove immagini e le foto già trasferite vengono eliminate dai server dopo 30 giorni. Per verificare quali immagini siano state caricate, gli utenti possono scaricare i propri dati dall'account Facebook, anche se il processo può richiedere tempo. Per chi desidera evitare del tutto il rischio di accesso non autorizzato, è possibile limitare i permessi dell'app di Facebook nelle impostazioni del dispositivo. Queste misure impediscono all'app di accedere alle foto, ma potrebbero limitare alcune funzionalità, come la creazione di Storie direttamente dal rullino.

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