50.000 specchi satellitari illumineranno la Terra

La startup che vuole cancellare la notte.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 10-03-2026]

reflect orbital

Reflect Orbital, una startup californiana, ha formalmente lanciato l'idea di illuminare la Terra durante la notte tramite una costellazione di 50.000 satelliti dotati di specchi riflettenti, e ha avviato le procedure per ottenere l'autorizzazione al lancio del primo satellite sperimentale. La richiesta, depositata presso la Federal Communications Commission, riguarda un veicolo chiamato Earendil‑1, progettato per operare in orbita terrestre bassa e testare la capacità di riflettere la luce solare verso aree specifiche del pianeta dopo il tramonto.

Il satellite sperimentale dovrebbe posizionarsi a oltre 600 chilometri di quota, con un'inclinazione quasi polare di 88 gradi; questa configurazione gli consentirebbe di sorvolare gran parte della superficie terrestre nel corso delle orbite successive. Il cuore del sistema è uno specchio di 18 metri di diametro, realizzato per dispiegarsi una volta raggiunta l'orbita e orientarsi verso zone selezionate della superficie terrestre. L'obiettivo è verificare se la luce riflessa possa produrre un livello di illuminazione paragonabile a quello della Luna piena.

Pezzin 3
Zio Paperone e lo specchio solare (1977)

La startup immagina un utilizzo iniziale in scenari limitati, come l'illuminazione di aree colpite da emergenze, l'assistenza alle operazioni di soccorso o il supporto a infrastrutture critiche in condizioni di scarsa visibilità. In prospettiva, la stessa tecnologia potrebbe essere impiegata per prolungare l'operatività dei parchi fotovoltaici dopo il tramonto, aumentando la produzione energetica nelle ore serali. Il progetto, nella sua versione completa, prevede una costellazione composta da decine di migliaia di satelliti, ciascuno dotato di superfici riflettenti orientabili. La startup sostiene che la luce riflessa sarebbe modulabile e indirizzabile verso aree di pochi chilometri, con un'intensità sufficiente a rendere visibili strutture e terreni senza raggiungere livelli paragonabili all'illuminazione artificiale urbana. L'obiettivo dichiarato è ottenere un sistema di illuminazione orbitale controllabile da terra.

L'azienda ha spiegato che la scelta di utilizzare specchi riflettenti, anziché sorgenti luminose attive, riduce il fabbisogno energetico dei satelliti e semplifica la gestione termica. Ogni unità sarebbe dotata di sistemi di controllo dell'assetto per orientare lo specchio verso il Sole e verso la zona da illuminare, con algoritmi dedicati per compensare la rotazione terrestre e la dinamica orbitale. Il primo prototipo, Earendil‑1, rappresenta un banco di prova per verificare la stabilità dello specchio, la precisione del puntamento e la reale quantità di luce riflessa ottenibile.

La documentazione depositata indica che i satelliti futuri potrebbero utilizzare materiali riflettenti leggeri, come fogli di Mylar di grandi dimensioni, con un peso contenuto per ridurre i costi di lancio. Ogni unità, secondo le prime stime, potrebbe pesare poche decine di chilogrammi, rendendo possibile il dispiegamento massivo tramite vettori commerciali. Il progetto solleva chiaramente diversi interrogativi, a partire dagli aspetti tecnici legati alla gestione della luce riflessa, alla stabilità orbitale e al rischio di interferenze con altre costellazioni. La presenza di migliaia di specchi in orbita potrebbe aumentare la complessità del traffico spaziale e richiedere sistemi avanzati di coordinamento per evitare collisioni. La startup sostiene che la costellazione sarebbe progettata per minimizzare il rischio di detriti e per operare in orbite gestibili tramite manovre autonome.

Un altro aspetto riguarda l'impatto sulla visibilità del cielo notturno. La riflessione della luce solare da parte di migliaia di satelliti potrebbe influire sulle osservazioni astronomiche, soprattutto durante le fasi di test e calibrazione. La startup afferma che l'intensità luminosa sarebbe controllata per evitare disturbi significativi, ma la questione rimane oggetto di valutazione da parte delle comunità scientifiche. Il progetto, pur essendo ancora in fase preliminare, rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di utilizzare infrastrutture orbitali per modificare l'illuminazione terrestre. La richiesta alla FCC è il primo passo formale verso la realizzazione del prototipo, e i risultati dei test determineranno se la startup potrà procedere con la costruzione della costellazione completa. Le prossime fasi includono la definizione dei materiali, la validazione dei sistemi di puntamento e la valutazione dell'impatto ambientale e regolatorio.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 16)

{sergio}
Questa è pazzia pura vi rendete conto minimamente dei danni che potrebbe causare un simile evento?. E chi volesse spegnere la "lampadina?"
20-4-2026 18:55

si, due secoli fa si chiamavano abbronzature al chiaro di luna :twisted:
18-4-2026 15:44

{bce}
Prolungare l'attività dei parchi fotovoltaici dopo il tramonto... Hanno dimenticato di dire che potremo abbronzarci anche di notte. :-)
15-4-2026 23:49

Cerano dei comici una volta che quando apparivano delle notizie assurde dicevano: "questa ma pare 'na strunzata"
20-3-2026 21:20

Ma che c'entra la FCC con una boiata del genere? Su quali basi dovrebbe avere titolo per dare permessi? Bella quella dell'illuminazione di aree colpite da emergenze, l'assistenza alle operazioni di soccorso o il supporto a infrastrutture critiche in condizioni di scarsa visibilità e l'illuminazione di bersagli militari, tanto per dirne... Leggi tutto
13-3-2026 14:21

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