[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-04-2026]

Un tribunale federale di New York ha condannato Anna's Archive al pagamento di 322 milioni di dollari per aver copiato e distribuito senza autorizzazione milioni di brani provenienti dal catalogo di Spotify. La decisione è arrivata in seguito alla mancata comparizione in giudizio degli operatori del sito, che non hanno risposto alla causa avviata dalla piattaforma di streaming insieme alle tre principali major discografiche. Secondo gli atti depositati, Anna's Archive avrebbe effettuato lo scraping di circa 86 milioni di file audio, oltre a centinaia di milioni di righe di metadati, con l'intenzione dichiarata di creare un archivio di preservazione distribuito tramite BitTorrent. La pubblicazione iniziale riguardava solo i metadati, ma successivamente una parte dei file musicali è stata resa disponibile online, attirando l'attenzione immediata dell'industria musicale.
La causa avviata a gennaio chiedeva inizialmente un esagerato risarcimento pari a 13 bilioni di dollari, cifra calcolata sulla base del numero totale di brani che il sito sosteneva di aver copiato. Il giudice Jed S. Rakoff ha però emesso una sentenza "di default", accogliendo la richiesta più circoscritta di 322 milioni di dollari presentata dai querelanti. La decisione è stata presa dopo che gli operatori del sito non hanno risposto né alle notifiche né agli ordini preliminari del tribunale. Il calcolo dei danni segue due criteri distinti: da un lato, le major discografiche hanno ottenuto il massimo previsto per legge, pari a 150.000 dollari per ciascuna delle opere identificate come violate; dall'altro, Spotify ha ottenuto 2.500 dollari per ciascuno dei 120.000 file per i quali è stata dimostrata la violazione delle misure di protezione tecnologica. Il totale riconosciuto alla piattaforma ammonta quindi a oltre 300 milioni di dollari.
La sentenza include anche un'ingiunzione permanente che impone ai registrar e ai provider di hosting di disabilitare i domini associati ad Anna's Archive. L'ordine riguarda un ampio elenco di estensioni - tra cui .org, .li, .se, .in, .pm, .gl, .ch, .pk, .gd e .vg - con l'obbligo di sospendere l'accesso e conservare eventuali dati utili all'identificazione degli operatori. Il giudice ha inoltre ordinato la distruzione immediata di tutte le copie dei file ottenuti tramite scraping, inclusi quelli non ancora pubblicati. Secondo i documenti, Anna's Archive aveva pianificato di distribuire progressivamente l'intero archivio, composto da decine di milioni di brani, attraverso una serie di torrent.
La vicenda è resa più complessa dal fatto che gli operatori del sito restano anonimi. Non è chiaro se la somma potrà mai essere recuperata, poiché non esistono informazioni pubbliche sulla struttura organizzativa o sulla giurisdizione in cui il progetto opera. Il caso ha attirato particolare attenzione perché Anna's Archive è noto soprattutto come motore di ricerca per biblioteche ombra e contenuti testuali, non come archivio musicale. L'annuncio, pubblicato a dicembre, di aver effettuato il backup dell'intero catalogo Spotify ha rappresentato un salto significativo rispetto alle attività precedenti del sito.
La pubblicazione accidentale di una prima tranche di file musicali, avvenuta a febbraio tramite 47 torrent, ha aggravato la posizione del sito. Gli atti del tribunale indicano che questa diffusione è avvenuta nonostante un'ingiunzione preliminare che vietava espressamente la distribuzione di contenuti protetti. Il caso rappresenta uno dei più rilevanti interventi giudiziari recenti contro un archivio digitale non autorizzato. La combinazione tra scraping su larga scala, distribuzione via P2P e mancata difesa in tribunale ha portato a una condanna che, pur difficilmente esigibile, stabilisce un precedente significativo per future azioni contro piattaforme simili.
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