Il caso della chat dei ferrotranvieri di Milano divide anche l'Autorità Garante per la Privacy.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-06-2026]

Fa discutere l'Italia il caso dei sette dipendenti del servizio trasporti pubblici di Milano ATM, alcuni anche con incarichi direttivi e di formazione del personale, sospesi dal servizio e dallo stipendio dopo che si è scoperto che pubblicavano in una chat privata immagini di donne, passeggere dei bus e tram milanesi, per commentarle con apprezzamenti anche volgari. È stata proprio una passeggera ad accorgersi della cosa e a denunciare il dipendente ATM che stava commentando un'immagine circolata sulla chat e a denunciare il fatto all'azienda, ma soprattutto a farlo conoscere agli organi di informazione. Ora la Procura con l'ausilio della Polizia locale di Milano sta conducendo le indagini.
Si tratta di capire se le immagini siano state scattate da dispositivi individuali - privati o aziendali - dei dipendenti, magari mentre erano in servizio, oppure addirittura scaricate dai sistemi di videosorveglianza a bordo dei mezzi, installati al solo fine di garantire la sicurezza dei viaggiatori e delle viaggiatrici. Si tratterebbe di illeciti comunque, ma di gravità diversa perché, nel secondo caso, all'uso illecito di immagini private si accompagnerebbe l'accesso abusivo a sistemi informatici e per usi privati.
Il caso ATM, condannato dal sindaco di Milano Sala e dalle stesse organizzazioni sindacali dei dipendenti, divide però lo stesso Collegio di garanzia per la privacy. Secondo l'avvocato Agostino Ghiglia, componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali (nonché deputato vicino a Fratelli d'Italia), la chat sarebbe stata privata e limitata a pochi utenti, minimizzando dunque l'accaduto: "Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di 7 persone, in un paese di 60 milioni. Vorrei vedere la tua chat del calcetto, se giochi a calcetto, o la chat della palestra, o la chat dei genitori, perché ne vediamo di tutti i colori".
Ma soprattutto Ghiglia ha ribaltato la situazione, sostenendo che fotografando il dipendente e fornendo la foto agli organi di informazione anziché solo ad ATM si sarebbe commesso un illecito: "Io non posso fare la foto del telefonino di un terzo e non farne anche lì un uso proprio legittimo e giuridicamente fondato", ha dichiarato aggiungendo: "Un conto è fare whistleblowing, segnalare doverosamente all’azienda di indagare, un altro conto è trasmettere a un giornale, o a una blogger o a una influencer che ripubblica il contenuto. Questo è un illecito".
Quello di Ghiglia sarebbe però un pronunciamento irrituale e poco corretto perché avrebbe anticipato la discussione e la valutazione del caso, su cui certamente il Garante della privacy sarà chiamato a esprimersi. Cathy La Torre, avvocata esperta in privacy e legale della passeggera, ha commentato: "Fino a quando i componenti di autorità importanti che hanno a che fare con la privacy di questo Paese saranno nominati solo per le proprie appartenenze politiche, ci ritroveremo a leggere questi commenti. Da Privacy Officer, me ne vergogno".
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