Un emendamento approvato dall'Assemblea Nazionale francese propone un contributo di 0,055 euro per ogni gigabyte inviato agli utenti del Paese.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 02-11-2026]

Un emendamento approvato per un solo voto dall'Assemblea Nazionale francese (peraltro durante una seduta durante la quale erano presenti soltanto in 35) potrebbe introdurre una delle più insolite forme di tassazione digitale discusse negli ultimi anni: un contributo di 0,055 euro per ogni gigabyte di dati inviato agli utenti francesi. La misura, che nominalmente prende di mira i fornitori di contenuti online e non gli abbonati, non è ancora legge, ma ha già acceso il dibattito sull'economia di Internet, sul ruolo delle grandi piattaforme e sui possibili effetti per l'intero ecosistema digitale.
La proposta è contenuta in un emendamento presentato dal deputato socialista Laurent Lhardit nell'ambito della legge di bilancio francese per il 2027. Il testo è stato approvato dall'aula il 30 ottobre con 11 voti favorevoli e 10 contrari. Un margine minimo, reso ancora più singolare dal fatto che alla votazione hanno partecipato soltanto 35 dei 577 deputati che compongono la camera. L'imposta non verrebbe applicata direttamente ai cittadini. Secondo il meccanismo proposto, gli operatori di telecomunicazioni dovrebbero misurare la quantità di dati che raggiunge i propri clienti e attribuire il traffico ai rispettivi fornitori di contenuti. Su ogni gigabyte trasferito scatterebbe quindi un contributo di 5,5 centesimi di euro a carico dell'azienda che ha generato il traffico.
Tra i soggetti potenzialmente più esposti figurano chiaramente i grandi operatori che concentrano una quota significativa del traffico Internet francese. Nella documentazione che accompagna l'emendamento vengono citati esplicitamente Google, Meta, Amazon, Netflix e Akamai, ai quali viene attribuita una parte consistente dei dati che transitano quotidianamente sulle reti del Paese. I promotori della misura stimano un gettito annuo di circa 10 miliardi di euro. La previsione si basa sulle stime dell'autorità francese delle telecomunicazioni ARCEP, secondo cui ogni anno transitano verso gli utenti francesi circa 200 miliardi di gigabyte di dati. La cifra, tuttavia, è contestata da diversi osservatori e non risulta confermata ufficialmente dal governo francese.
Il testo prevede inoltre alcuni limiti massimi. L'ammontare dovuto da ciascuna azienda non potrebbe superare il 15% del fatturato realizzato in Francia oppure il 2% del fatturato mondiale: l'obiettivo dichiarato è evitare che il contributo raggiunga livelli insostenibili per i soggetti interessati. La proposta ha però incontrato resistenze anche all'interno delle istituzioni francesi: sia il governo sia il relatore del bilancio Philippe Juvin avevano espresso parere contrario prima del voto. Durante il dibattito parlamentare sono stati poi sollevati dubbi pratici sulla possibilità di misurare con precisione il traffico attribuibile a ciascun fornitore di contenuti e sulle conseguenze economiche che potrebbero derivarne.
Uno dei punti più discussi riguarda la potenziale ricaduta dei costi. Pur sostenendo che gli utenti finali non debbano sostenere direttamente il nuovo onere fiscale, diversi parlamentari hanno ricordato che situazioni analoghe in passato hanno portato alcune aziende a trasferire almeno una parte delle nuove imposte sui clienti commerciali, sugli inserzionisti o sui partner della piattaforma. Inoltre, anche realtà più piccole dei giganti immaginati dai promotori verrebbero coinvolte: tra le voci critiche è emersa quella di VideoLAN, l'organizzazione francese nota per il lettore multimediale VLC, che ha stimato un impatto superiore a un milione di euro all'anno qualora il provvedimento entrasse in vigore nella forma attuale.
Dal punto di vista tecnico, il sistema richiederebbe agli operatori Internet di raccogliere e trasmettere periodicamente dati aggregati relativi ai flussi di traffico. I sostenitori dell'emendamento affermano che non sarebbe necessario analizzare il contenuto delle comunicazioni né raccogliere informazioni personali sugli utenti, ma soltanto contabilizzare il volume di dati associato ai diversi fornitori di contenuti. Le modalità di applicazione diventano ancora più complesse quando entrano in gioco le reti di distribuzione dei contenuti, le cosiddette CDN, utilizzate per avvicinare video, giochi e altri servizi agli utenti finali. In questi casi la misurazione del traffico e l'attribuzione dei volumi ai diversi soggetti potrebbero richiedere ulteriori meccanismi di controllo e rendicontazione.
Sul piano legislativo il percorso è ancora lungo: l'approvazione dell'emendamento all'Assemblea Nazionale non comporta infatti l'entrata in vigore automatica della misura. Il testo dovrà superare ulteriori passaggi parlamentari, affrontare il vaglio del Senato e sopravvivere all'iter della legge di bilancio. Diverse fonti sottolineano che la maggioranza presente nella camera alta appare poco incline a sostenere il provvedimento nella sua formulazione attuale. Per il momento, dunque, la cosiddetta tassa sul gigabyte rappresenta soprattutto un segnale politico: il voto ha riportato al centro della discussione il tema di chi debba sostenere i costi dell'infrastruttura digitale e se le piattaforme che generano il maggior volume di traffico debbano contribuire in modo diverso rispetto agli altri operatori economici. La risposta definitiva dipenderà dai prossimi passaggi parlamentari.
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