Difendersi dai siti-trappola creati dal pharming

Furti di codici d'accesso in massa: banche e siti di commercio online a rischio.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-06-2005]

avviso di protezione di Windows

Siete sopravvissuti al recente attacco di phishing ai clienti delle banche italiane e vi siete appena fatti faticosamente una cultura su come difendersi da quest'insidia? Bene, allora siete pronti per la prossima tappa e per il prossimo termine straniero: pharming.

E' una storpiatura dell'inglese farming, che in questo caso si potrebbe rendere con "allevamento in batteria", ed è un termine nato sul calco di phishing, che è un'alterazione di fishing, ossia "pesca".

I termini sono nati per indicare due tecniche di attacco differenti ma entrambe mirate a rubare codici d'accesso di utenti di banche e siti di commercio online. Il phishing consiste nel lanciare tante esche, ciascuna in grado di prendere una sola vittima per volta (così come a pesca si tenta solitamente di pigliare un pesce per volta); il pharming, invece, consiste nel tendere una singola trappola che coglie molte vittime in un sol colpo.

Mentre il phishing consiste nell'inviare alla vittima un e-mail contenente un link fasullo e nell'indurre la vittima a cliccarvi sopra facendole credere che si tratti di un link autentico, e quindi agisce a livello del singolo utente e del suo computer, il pharming agisce a un livello più alto, sul quale l'utente non ha alcun controllo.

Il livello colpito dal pharming è quello dei server DNS, ossia dei "cartelli segnaletici" che indirizzano il traffico della Rete: i computer di Internet che, quando digitate per esempio "www.zeusnews.it" nel vostro browser, convertono il nome nell'indirizzo numerico (per esempio 151.9.162.202) corrispondente al sito desiderato e permettono al vostro computer di trovare la strada per raggiungerlo.

Un server DNS contiene in sostanza una grande tabella di corrispondenze fra nomi di siti e indirizzi numerici. Il pharming consiste nell'alterare fraudolentemente queste corrispondenze, sostituendo all'indirizzo numerico di un sito di commercio online quello del proprio sito-trappola, costruito in modo visivamente identico. Spesso l'alterazione richiede soltanto una parlantina sciolta online e nessuna magia informatica.

Così facendo, l'aggressore riesce a deviare in un sol colpo verso il proprio sito-trappola tutti coloro che digitano innocentemente il nome del sito autentico, ed è estremamente difficile riparare rapidamente il danno.

Non è un problema astratto: attacchi di pharming (o, per usare il termine originale, domain spoofing) sono già avvenuti per esempio a settembre 2004, quando un diciannovenne dilettante d'informatica ha preso il controllo di eBay.de, e a gennaio 2005, coinvolgendo tutti gli utenti di Panix.com, ai quali è stata intercettata tutta la posta. Un altro attacco ha colpito il provider Hushmail ad aprile 2005. Meglio dunque essere al corrente del problema in modo da saperlo gestire quando si presenta.

Il pharming è una trappola particolarmente insidiosa, perché è invisibile all'utente, non richiede e-mail esca e funziona con qualsiasi sistema operativo. L'utente non fa altro che digitare come al solito il nome del sito della propria banca, lo vede correttamente visualizzato nel proprio browser, ma in realtà si trova in un sito fasullo.

Per fortuna esiste un metodo molto semplice per difendersi: se un attacco di pharming colpisce un sito di commercio elettronico, il vostro browser vi avviserà che il nome del "certificato di sicurezza" non è valido o non corrisponde al nome del sito.

Infatti ogni sito di commercio online che si rispetti protegge le proprie transazioni con uno di questi "certificati", che il truffatore non riesce ad emulare: il certificato viene scaricato sul computer dell'utente al primo collegamento (che, si presume, avviene con il sito autentico) e fa da garante per tutte le connessioni successive. Se a un certo punto compare l'avviso di una discrepanza fra sito e certificato, è il caso di verificare che non sia dovuto a un attacco di pharming.

Inoltre i siti autentici di commercio via Internet comunicano con l'utente tramite crittografia, come indicato sullo schermo dall'icona del lucchetto. Anche se spetta ai gestori dei DNS attivare procedure di sicurezza più serie, sta all'utente essere guardingo e non cliccare ciecamente sugli avvisi appositamente presentati dal proprio computer senza chiedersene la ragione.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Attivissimo

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 6)

Sverx
user e pass volutamente sbagliati Leggi tutto
5-7-2005 09:48

Maurizio De March
Verifica autenticità di un sito Leggi tutto
4-7-2005 18:10

Andrea
2 punti da chiarire Leggi tutto
22-6-2005 12:22

Utente lettore assiduo
e riguardo ai gestori DNS non diciamo nulla? Leggi tutto
22-6-2005 08:14

Claudio Porcellana
allora la Telecom fa pharming ? Leggi tutto
21-6-2005 23:12

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