Che idea grandiosa, una tassa sulla pirateria

Tassare i supporti registrabili e le apparecchiature di riproduzione musicale per scoraggiare la duplicazione illecita di CD audio e raccogliere fondi da distribuire agli artisti colpiti dalla pirateria. Può funzionare?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-03-2002]

Nella pletora di personaggi per i quali il diritto d'autore rappresenta esclusivamente una macchina per fare soldi, ogni tanto qualcuno si esalta e regala al mondo la sua brillante idea. La quale, solitamente, si basa su due assunti: primo, tutti copiano CD provocando la rovina del mercato discografico; secondo, ogni mezzo è buono per cercare di recuperare il denaro perso.

Questa volta è il turno del Copyright Board of Canada: secondo quanto riportato da "La Stampa", questi signori propongono che i produttori di CD e DVD registrabili, nonché di supporti di massa per gli apparecchi di riproduzione (lettori di MP3 compresi), paghino un balzello per ogni unità venduta, recuperandolo ovviamente sul prezzo al pubblico. L'obiettivo è duplice: da un lato, l'aumento di prezzo, avvicinando il costo della duplicazione a quello di acquisto dell'originale, dovrebbe disincentivare la duplicazione illecita; dall'altro, il denaro così racimolato potrebbe essere distribuito ai musicisti maggiormente colpiti dalla pirateria.

Dalle teste pensanti di una specie di SIAE non ci si poteva aspettare di meglio. Tanto per cominciare, l'idea è tutt'altro che nuova: quasi tutti i supporti vergini per la registrazione audio, a cominciare dalle cassette, sono da sempre gravati da balzelli motivati con la possibilità di utilizzo in frode al diritto d'autore. E, come se non bastasse, si tratta di una idea impopolare presso tutti gli interessati: è sgradita ai consumatori, per ovvie ragioni, ma anche ai produttori dei supporti colpiti, che subirebbero, verosimilmente, un calo di vendite. Infine, non sembra essere amata neppure dai musicisti, soprattutto da quelli che autoproducono la propria musica e hanno scelto Internet come canale di distribuzione a basso costo: anch'essi, infatti, rischierebbero di vendere meno senza fruire di alcun beneficio, stante la loro indipendenza dal circuito delle major discografiche.

Strano, quasi si direbbe che il Copyright Board abbia parlato soprattutto nel proprio interesse.

Ma sarà poi vero che lo scambio di musica via Rete e l'incisione domestica di CD sono all'origine di tutti i guai dei discografici?

Questo articolo CONTINUA...

1 - Una "brillante" idea dal Canada
2 - Le ragioni della crisi
3 - Davvero non c'è soluzione?

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