Ma il Grande Fratello europeo bussa ancora.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 10-07-2026]

Il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo lo scorso 9 luglio, non è riuscito a bloccare la proroga della deroga alla direttiva ePrivacy nota come Chat Control 1.0, ma ha imposto un limite netto al suo perimetro: le comunicazioni protette da crittografia end-to-end restano fuori dal campo di applicazione della norma. Il testo, così modificato, passa ora all'esame del Consiglio dell'Unione Europea, che avrà tre mesi di tempo per approvarlo o respingerlo. La deroga in questione riguarda un meccanismo introdotto nel 2021 e più volte rinnovato: consente ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica — piattaforme di messaggistica, provider di posta elettronica, social network — di individuare e segnalare volontariamente alle autorità contenuti riconducibili ad abusi sessuali su minori online. Non si tratta di un obbligo di scansione generalizzata, ma di una base giuridica che autorizza, su base volontaria, controlli altrimenti vietati dalle norme europee sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche.
L'ultima versione di questa deroga era scaduta il 3 aprile 2026, dopo che il 26 marzo l'Aula aveva respinto una proposta di estensione con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astenuti. Da quella data i fornitori di servizi hanno operato privi di una base giuridica esplicita per la scansione volontaria, mentre le istituzioni europee proseguivano i negoziati su una soluzione permanente. Il Consiglio non poteva prorogare formalmente un regolamento già scaduto, così il 2 luglio 2026 ha ripresentato una proposta dal contenuto pressoché identico ma sotto forma nuova, riportando la scadenza al 3 aprile 2028. La procedura ha costretto il Parlamento a una seconda lettura entro tre mesi, con una soglia particolarmente alta per bloccare o modificare il testo: la maggioranza assoluta dei componenti dell'Aula, pari a 361 deputati, non dei soli presenti al voto.
Il 9 luglio il voto si è articolato in due passaggi. Un primo emendamento volto al rigetto totale della proposta non ha raggiunto i consensi necessari. È seguito un secondo voto sul rifiuto della posizione modificata dal Parlamento stesso, anch'esso sotto soglia: 276 voti a favore, 286 contrari, 30 astenuti. Non essendo stata raggiunta la maggioranza assoluta richiesta, la posizione del Consiglio risulta di fatto confermata, seppure con le modifiche introdotte dagli eurodeputati. La modifica più rilevante è l'emendamento numero 30, approvato con 369 voti favorevoli, che esclude esplicitamente dall'ambito di applicazione della deroga le comunicazioni «alle quali è stata, è o sarà applicata la crittografia end-to-end». Si tratta della tecnologia che rende leggibile il contenuto di un messaggio solo al mittente e al destinatario: nemmeno l'azienda che gestisce il servizio, come Meta per WhatsApp, ha la possibilità di decifrarlo. L'emendamento traduce in norma un principio già rivendicato dal Parlamento nelle fasi precedenti del negoziato.
Sul fronte politico italiano, il capodelegazione di Fratelli d'Italia-ECR Carlo Fidanza ha rivendicato il risultato: «La crittografia end-to-end non si tocca. La protezione dei minori dagli abusi sessuali online è una priorità assoluta. Su questo non esistono dubbi. Il voto di oggi riguarda la proroga della deroga temporanea alla direttiva ePrivacy, uno strumento ponte necessario per evitare vuoti normativi in attesa dell'adozione della disciplina definitiva». Posizioni allineate sono arrivate anche da esponenti della Lega e del Movimento 5 Stelle. Più critico il tono dell'eurodeputato M5S Gaetano Pedullà, che ha parlato di «luci e ombre» sul provvedimento: «Approvando l'emendamento 30 che vieta l'applicazione del regolamento alle conversazioni interpersonali protette da crittografia end to end abbiamo salvato la privacy dei cittadini. Tuttavia, noi avremmo preferito il rigetto totale della proposta ma purtroppo non abbiamo raggiunto la maggioranza assoluta dei membri». Pedullà ha inoltre anticipato che, in caso di apertura della procedura di conciliazione con il Consiglio, il Parlamento vigilerà contro tentativi di «capovolgere l'esito di questo voto».
Di segno opposto la lettura data dal Partito Popolare Europeo, promotore della procedura parlamentare che ha permesso di rimettere in gioco il dossier dopo la bocciatura di marzo. Dal PPE si è parlato di un passo avanti nel contrasto agli abusi sessuali sui minori online, criticando al contempo quella che è stata definita una «irresponsabile alleanza tra estrema destra e Verdi» sull'emendamento sulla crittografia, ritenuto responsabile di ulteriori ritardi nell'iter.
Sul piano pratico, per la maggior parte degli utenti l'impatto immediato resta limitato. Le principali aziende tecnologiche impiegano già da anni sistemi automatici per individuare immagini catalogate come materiale illecito, soprattutto nei servizi che non utilizzano la crittografia end-to-end, mentre le applicazioni di messaggistica completamente cifrate non sono interessate dalla scansione dei contenuti. Restano quindi esenti le chat cifrate di servizi come Signal, WhatsApp e le sessioni segrete di Telegram, mentre servizi come Messenger nella sua versione non cifrata o Gmail possono proseguire le scansioni volontarie già in atto.
La deroga temporanea si inserisce in un quadro più ampio, quello del regolamento permanente contro gli abusi sessuali sui minori online (CSAR), presentato dalla Commissione europea nel 2022 e tuttora in negoziato. La Commissione europea sostiene che molte indagini sugli abusi sessuali online partano proprio dalle segnalazioni dei provider, arrivando ad affermare che in alcuni Paesi UE fino all'80% delle indagini sugli abusi sessuali sui minori online nasca da report dei fornitori di servizi. Non mancano inoltre le riserve istituzionali sul impianto complessivo del dossier. Il Garante europeo della protezione dei dati e il Comitato europeo per la protezione dei dati hanno segnalato che alcune previsioni della proposta potrebbero costituire la base per una scansione di fatto generalizzata e indiscriminata di quasi tutte le comunicazioni elettroniche nell'Unione e nello Spazio economico europeo, chiedendo che la normativa non indebolisca né degradi la crittografia end-to-end. Sul dossier risultano inoltre attività di lobbying documentate nel registro per la trasparenza dell'UE, tra cui quella di organizzazioni internazionali attive sul tema della tutela dei minori online.
Il testo emendato torna ora al Consiglio dell'Unione Europea, che ha tre mesi di tempo per decidere se accogliere le modifiche parlamentari - inclusa l'esclusione delle comunicazioni cifrate - oppure presentare una posizione alternativa. In quest'ultimo caso scatterebbe la procedura di conciliazione, strumento previsto dai trattati ma raramente utilizzato, con l'obiettivo di trovare un compromesso tra le due istituzioni entro tempi definiti. Nel frattempo prosegue, su un binario parallelo, il negoziato sul regolamento permanente che dovrebbe sostituire l'attuale sistema di deroghe temporanee.
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