Caro CD, la polemica cresce

Pubblichiamo la lettera di un lettore esasperato dal caro CD. Nel suo spirito fortemente provocatorio è un interessante punto di partenza per inquadrare la situazione.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 02-04-2002]

"Trovandomi attualmente in Brasile, ho sentito anche qui un ritornello ben conosciuto in Italia riguardo alla pirateria musicale. E così cantanti nelle varie trasmissioni televisive dichiarano che la pirateria uccide la musica, appaiono pubblicità che spiegano quanto è cattiva la pirateria e tutti cantano il solito ritornello.

Di tanto in tanto appare una voce fuori dal coro, e così un cantante non allineato non si spiega come un supporto cd del costo di 1 Euro finisca per costare 20 Euro all'acquirente. E poiché tutti sono troppo impegnati ad allinearsi, nessuno tenta di dare una risposta alla domanda.

Ma la risposta non è complicata.

- In molti hanno assistito alla trasmissione televisiva su Rai 3 riguardante la SIAE nella quale si mostrava il "leggero" corporativismo dell'associazione, di come siano sempre gli stessi a riempirsi la pancia, dei metodi ai limiti della legalità con cui si appropriano dei soldi e procedono alla spartizione del bottino.

- Sacrosanto il diritto di cantanti, parolieri, musicisti, a ricevere il frutto delle loro opere dell'ingegno (tralasciando copiature e mezzucci vari). Ma questo non spiega come un cd vergine, una volta registrato venga a costare 20 volte tanto. O meglio, si spiega solo se aggiungiamo al cantante, al paroliere e al musicista tutti gli altri che dividono la torta, a cominciare dalla casa discografica per finire ai produttori e ai grafici. E sono tutte persone che non si accontentano di poche lire (o euro).

E' giusto questo ?

Sinceramente non me ne può importare meno se esistono leggi al riguardo. Esistono e sono esistite leggi ingiuste che sono cambiate, molte volte le leggi hanno semplicemente protetto certi interessi, e allora ritengo giusto poter dire che non ci sto.

Non spendo 20 Euro per un cd perché è una follia, non pago una miriade di persone per ascoltare una canzone, non contribuisco all'ingrasso della SIAE, e se trovo un cd piratato lo compro, mi faccio prestare l'originale da un amico e lo copio, cerco in internet e con un po' di pazienza lo trovo e lo scarico in formato mp3. Uso esclusivamente personale, chiaro.

C'è troppa ipocrisia e ci sono troppe convenienze dietro agli inviti a combattere la pirateria. Sono ipocriti i cantanti che conoscono bene i giri e i movimenti dietro le quinte, sono ipocriti presentatori e artisti che pontificano e poi forse ricevono diritti del tipo di 150 Euro al minuto dalla SIAE.

Facciano pagare un cd 5 o 6 Euro e ne riparliamo. Anche a 5 Euro sopravviveranno tutti, solo guadagneranno un po'meno, ma forse a quel punto preferirò comprare il cd originale perché la differenza non sarà molta, e forse si debellerà la piaga (o benedizione?) della pirateria perché non avrà più ragione d'essere.

Esiste un sito a favore della pirateria?"

Lettera firmata

E' un punto di vista che lascia perplessi. Non si può fare a meno di sottolineare che le leggi vanno rispettate, anche quando siano palesemente discutibili: esistono strumenti e procedure, aperte a tutti i cittadini, che consentono di cambiare la legge restando nella legalità. E questo pare chiudere ogni possibilità di discussione.

Eppure, molto di quanto affermato dal nostro lettore, che preferisce mantenere l'anonimato, è sacrosanta verità. E' vero, infatti, che i CD costano troppo, e che il loro prezzo è "gonfiato" dal gran numero di attori coinvolti più o meno utilmente nella lunga e tortuosa strada che, dall'idea dell'artista, conduce allo scaffale del negozio.

E' assolutamente vero che dietro il nobile concetto di "diritto d'autore" vengono gestiti con poca trasparenza interessi che di nobile hanno ben poco e che, in alcuni casi, rasentano il parassitismo.

Ed è vero, verissimo, che una duplicazione illecita in meno non comporta automaticamente la vendita di un originale in più: l'industria discografica non può continuare a porsi come unico obiettivo l'incremento delle vendite dei supporti, mantenendo elevati i prezzi e inondando il mercato di prodotti artisticamente scadenti.

Bisogna avere il buon senso di ammettere che, lecito o no, il fenomeno della duplicazione casalinga dei CD non è che la conseguenza di tale stato di cose.

Su un punto, tuttavia, non è assolutamente possibile concordare con il lettore: l'acquisto di cd contraffatti. Si tratta di un comportamento da molti praticato senza comprendere che il piccolo vantaggio personale che se ne trae ha come corrispettivo, in realtà, il sostegno ad attività spesso controllate dalla malavita organizzata. Si può "bollare" come iniqua una legge che preveda sanzioni per chi duplica per sè il CD dell'amico, ma è sacrosanto che acquistare opere contraffatte sia considerato un reato grave, al minimo paragonabile alla ricettazione.

Per uscire dal circolo vizioso descritto dal nostro lettore è indispensabile che il prezzo dei CD scenda sensibilmente. Tuttavia, può darsi che il limite di 5 Euro dallo stesso indicato non sia remunerativo per gli operatori del settore: spesso la produzione di un'opera fonografica richiede ingenti investimenti.

Ma la constatazione, ovvia, che chi duplica un cd e scribacchia a mano i titoli delle canzoni rinuncia, in cambio del basso costo, a tutte quelle caratteristiche del prodotto che tendono a farne un piccolo oggetto da collezione (booklet, decorazioni sul disco, e via dicendo), dovrebbe di per sè suggerire ai manager delle majors un'altrettanto ovvia opportunità di segmentazione del mercato.

Anche in questo caso non serve inventare alcunché: gli editori della carta stampata hanno da tempo adottato tale strategia, con ottimi risultati. Aspettiamo con impazienza che si facciano avanti anche i discografici.

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