Agcom e Unione Europea contro il decreto Romani

L'istituzione di un filtro preventivo per i contenuti video diffusi via Internet è contraria alle direttive europee.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 27-01-2010]

Agcom Commissione Europea decreto Romani

Il famigerato decreto Romani sulla Tv, la cui portata investe anche il Web per le restrizioni che vorrebbe imporre a chi carica video in Internet, è stato ufficialmente concepito e proposto al fine di recepire una direttiva europea, quella sul product placement.

Ironicamente, proprio dalla Commissione Europea sembra arrivare un altolà che potrebbe scongiurare alcune nefasti scenari resi, se non addirittura probabili, senz'altro possibili dalla bozza del decreto nella sua forma attuale.

Ufficialmente ancora non s'è mosso nulla, ma l'agenzia Reuters riferisce che, secondo alcune fonti, a Bruxelles si preparano ad aprire contro l'Italia una procedura d'infrazione: il governo avrebbe infatti dovuto notificare all'Unione Europea il decreto entro lo scorso 19 dicembre.

C'è anche di più: la Commissione sarebbe perplessa proprio a causa delle nuove incombenze che il decreto imporrebbe agli Isp, primo tra tutti l'obbligo di vigilare preventivamente sui contenuti caricati dagli utenti, pratica vietata esplicitamente dalla direttiva europea sul commercio elettronico.

C'è da dire che, a questo proposito, il Commissario alle Telecomunicazioni Viviane Reding sostiene che nessuno, a Bruxelles, ha ancora preso in esame le norme proposte e dunque per il momento bisogna affidarsi soltanto alle solite "fonti interne".

Un'opposizione chiara al decreto Romani viene invece da Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità Garante delle Comunicazioni, che in Commissione Lavori Pubblici al Senato ha espresso i propri dubbi.

Calabrò ha sottolineato come il decreto ridurrebbe le possibilità d'intervento dell'Agcom, facendo passare sotto il controllo del governo le autorizzazioni satellitari; inoltre il testo sarebbe poco chiaro in diversi punti, e a volte addirittura in contrasto con le direttive europee.

Anche il Garante si esprime contro i cosiddetti "filtri preventivi": Bruxelles ha ideato una "soluzione di compromesso che stabilisce come interventi repressivi sono possibili purché proporzionali e sempre ex post. Non è cioè consentito un filtro preventivo".

Per non parlare dell'articolo 17 che, introducendo "un'apposita autorizzazione per la diffusione continua in diretta e su internet o web casting" rischia di creare "un caso unico nel mondo occidentale".

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Commenti all'articolo (3)

Sono tutte "finte" non penserete mica che l'unione europea "stia" col popolo? L'unione europePEa è solo un coacervo di trombati nazionali, quelli che rompono i coglioni in itaGlia, nel bene o nel male e che è meglio far "sparire" per un po' sono stati premiati, negli anni, con un seggio a Bruxelles. Che... Leggi tutto
28-1-2010 13:48

siamo gia un caso unico nel mondo occidentale!! si devono rassegnare al fatto che con internet non c'è lo stesso controllo che hanno sulle reti televisive...che si tengano strette quelle 4 frequenze che tanto e questione di poco e la tv e i giornali saranno solo un ricordo [doppione rimosso] Leggi tutto
28-1-2010 13:00

{Marco}
Viene da dire che per fortuna c'è l'Unione Europea, perché se era per l'italiano medio la libertà di espressione sarebbe bella che sepolta da tempo....
28-1-2010 09:57

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