Furto virtuale ma l' indagine è reale

Una signora palermitana ha sporto denunzia contro ignoti che si sono introdotti nel suo ambiente virtuale costruito e arredato nell'ambito di un gioco su Facebook.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-10-2010]

ldr

La derubata non nasconde la propria identità: si chiamerebbe Paola Letizia e lavorerebbe al PRA la quarantenne che sconvolta ha denunziato alla procura della Repubblica il furto avvenuto nel suo alloggio amorevolmente arredato in Pet Society, notissimo gioco a disposizione degli utenti di FaceBook.

L'ignoto malfattore, introdottosi altrettanto virtualmente nello spazio riservato di Paola composto da ben sette vani, ha asportato qualsiasi cosa, dall'idromassaggio al tavolo da biliardo, letti e divani, tappeti e idromassaggio,specchi e acquario. Ha lasciato soltanto Blue Cat, il gatto virtuale che -evidentemente territoriale- deve aver difeso con le unghie e coi denti il diritto alla propria libera esistenza sul social network.

La derubata basa l'accusa di furto sulla circostanza che per arredare l'ambiente virtuale occorre frequentare punti di vendita virtuali, dai mobili all'abbigliamento, dai gadget ai market dove fare la spesa e oltre tutto richiede tempo, pazienza e oculatezza.

Il PM cui è toccato in sorte di occuparsi della vicenda in un primo tempo aveva emesso ordinanza di archiviazione: furto virtuale, reato virtuale. Ma il GIP ha ordinato la prosecuzione delle indagini, ritenendo che l'ignoto hacker abbia commesso non un furto ma il reato di introduzione abusiva nella corrispondenza elettronica e nelle attività connesse il che comporterebbe una condanna da uno a cinque anni di galera.

Infatti, spiegano i giuristi, per accedere all'alloggio in Pet Society occorre conoscere l'account di posta elettronica e la password di accesso, dati sensibili e che solo un lavoro mirato di hackeraggio potrebbe aver messo a disposizione del per ora ignoto malfattore.

Ovviamente, nessuno azzarda di pensare che si possa trattare di uno scherzo magari maturato nell'ambiente di lavoro dove, si sa, purtroppo account e password sono spesso incustoditi ed alla portata di chiunque.

Resta da definire la custodia di Blue Cat, perché in teoria ora gli animalisti potrebbero presentare un'istanza al magistrato per ottenerne l'allontanamento dall'ambiente virtuale che non è più quello a cui era abituato.

E sempre che maggiori danni non incombano sulla signora Letizia, che in teoria potrebbe esse chiamata a rispondere di crudeltà virtuale nei confronti del micio virtuale magari per averlo lasciato a lungo solo e prigioniero nell'alloggio ormai vuoto, senza quelle coccole quotidiane che ai gatti aspettano di diritto. Ormai, anche a quelli virtuali.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 16)

Non ci siamo.. questi sono i soliti bizantinismi all'italiana per cui veniamo sbeffeggiati da ogni parte. 1) per chemicalbit: il soggetto in questione non ha solo fatto una copia di una chiave, l'ha anche utilizzata per introdursi in un luogo che non gli compete e lý ha fatto danni. Che danni ha fatto? ha distrutto il risultato di un... Leggi tutto
27-10-2010 16:54

Senza dubbio chiunque veda leso un proprio bene o diritto legale e/o civile deve tirare in ballo chi di dovere, ma nella vita occorre il buon senso. Quale bene materiale o immateriale le hanno carpito? Dei bit, nulla di speciale. Pu˛ anche darsi che la signora abbia mal protetto quel che le stava a cuore con una password debole.... Leggi tutto
27-10-2010 13:56

Niente, non ci arrivi. Pazienza. Leggi tutto
26-10-2010 14:55

Anche per la password non si pu˛ parlare di "furto", come avverrebbe con una chiave reale, a meno che la password non sia stata "sottratta" al legittimo proprietario. Diciamo che Ŕ come se avesse fatto illegalmente una copia della chiave. Leggi tutto
26-10-2010 08:45

La forma conta poco... la sostanza Ŕ il furto della password e quella c'Ŕ tutta... quanto al virtuale che non coincide con il reale vallo a raccontare ad Amazon, Google, banche varie, siti a pagamento e compagnia cantante...
25-10-2010 23:09

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