Quattro ore di sciopero il 31 marzo

Si è rotta la pace sociale in Telecom Italia?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 26-03-2003]

Indebitamento, incertezza degli investitori, Authority: diverse criticità che Tronchetti Provera ha dovuto affrontare. Nonostante tutto finora aveva goduto di un clima relativamente tranquillo all'interno del Gruppo Telecom Italia e di un buon rapporto con i Sindacati.

Tale buon rapporto era dovuto all'accordo sindacale - stipulato usufruendo della legge sulla mobilità - per una uscita indolore dal Gruppo di migliaia di addetti.

Senza un accordo con i Sindacati, questa manovra non avrebbe mai potuto avere modo di essere attuata, visti gli utili - poco comuni di questi tempi - di cui godono Telecom Italia e Tim.

Con questa manovra Telecom Italia si è liberata di molti lavoratori cinquantenni ritenuti - chissà perché - obsoleti, non più riconvertibili, certamente con un alto costo del lavoro.

Oggi sembrerebbe però che il fronte interno non sia più così tranquillo e che il clima idilliaco di buone relazioni sindacali stia per essere turbato: Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilte-Uil (i sindacati di categoria delle Tlc italiane, hanno proclamato uno sciopero di 4 ore per i dipendenti Telecom Italia e di 2 ore per quelli di tutto il Gruppo (Tim, TiLab, Seat, Finsiel, etc) per il 31 marzo 2003.

Alla base dello scontento sindacale le recenti decisioni unilaterali assunte da Telecom Italia di esternalizzare parti dei servizi 187-191 ad aziende satellite del Gruppo come Atesia e Telecontact.

Queste ultime sono aziende dove si utilizza esclusivamente il rapporto di lavoro Co.Co.Co, con un costo del lavoro molto più basso: per esempio un lavoratore di Atesia percepisce 0,60 centesimi di euro a conversazione e - sempre per esempio - a un operatore Atesia non è stato confermato il contratto perché era arrivato solo a 30 conversazioni all'ora (guadagnando 18 euro).

Conversazioni troppo brevi non sono qualitativamente corrette e in pratica il guadagno del lavoratore - che lavora per qualche ora al giorno, decise dall'azienda senza ferie pagate, malattia, permessi vari - è misero: in media 12 euro all'ora.

A questa pratica, peraltro molto diffusa in Italia e nelle aziende di Tlc, si unisce la decisione - sempre non contrattata - di esternalizzare le attività logistiche alla Tnt con conseguente passaggio del personale, le attività di manutenzione hardware a Hewlett Packard e altre attività gestionali informatiche, in un processo che investe circa 1.300 persone che escono dall'area contrattuale delle Tlc.

Ma non finisce qui: alle dinamiche sopra descritte si devono unire una forte incertezza e una scarsa informazione su processi come la ristrutturazione di IT Telecom Italia, la business unit di Telecom Italia per l'information technology (che ha assorbito aziende che si occupavano del software per Tlc come Telesoft e Sodalia), la possibile cessione di Finsiel, la già decisa vendita di Seat da cui dovrebbero essere scorporate le attività Internet (Tin.it) (che dovrebbero ritornare in casa Telecom Italia).

Su questi processi di riassestamento peseranno sicuramente le esigenze finanziarie del gruppo, sempre alle prese con i debiti, e la volontà di ridurre ancora i costi per mantenere, per i prossimi 3 anni, i dividendi ai livelli attuali.

Da qui la preoccupazione del sindacato e l'inizio di una fase di confronto che non si presenta certo in discesa.

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Pier Luigi Tolardo

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