E' riuscito lo sciopero dei telefonini?

Circolano versioni contrastanti e opposte sull'adesione degli italiani allo sciopero dei telefonini dello scorso 15 luglio.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 18-07-2004]

E' molto difficile, anzi impossibile, fare delle stime attendibili della partecipazione degli italiani allo sciopero dei telefonini del 15 luglio scorso. E' impossibile perché nessuno è autorizzato a verificare il traffico reale che c'è stato, che rimane un dato riservato dei singoli gestori; non c'è un'Autorità indipendente che voglia verificarlo e, comunque, avrebbe solo il diritto di chiedere ai gestori e non un reale potere ispettivo.

Secondo tutti i gestori, nelle ore dalle 12 alle 14 di venerdì non ci sarebbe stato alcun calo del traffico; anzi, provocatoriamente, sostengono che c'è stato addirittura un aumento. Questo dato sembra impossibile, poiché in Italia abbiamo circa 41 milioni di utenti ed è realistico pensare che almeno il 2 o 3% abbia deciso di aderire allo sciopero, magari rinviando le telefonate in un'altra ora. Si tratterebbe di un numero compreso di diverse centinaia di migliaia di abbonati, per cui le dichiarazioni dei gestori suonano volutamente false.

Le associazioni dei consumatori parlano di 8 milioni di abbonati che avrebbero aderito; ma anche queste stime sono troppo spannometriche, su quali basi si fonderebbero? Supponiamo che i gestori abbiano perso circa un milione di euro di minor traffico; di per sé non è poco, ma non è significativo rispetto ai fatturati e agli utili di queste aziende.

D'altra parte gli scioperi da sempre in Italia sono oggetto di polemiche contrastanti e che non portano mai a niente: per esempio negli scioperi dei metalmeccanici i sindacati, spesso, dichiarano percentuali di adesione intorno al 60%, a volte 70%, mentre le associazioni imprenditoriali arrivano a parlare al massimo di un 30-40% di adesioni. Perché? Basta conteggiare nella base di calcolo degli scioperanti le persone assenti per malattie, ferie, cassa integrazione, permessi vari oppure considerare o meno capi, capetti, livelli superiori meno sindacalizzati, eccetera: si possono così avere cifre molto discordanti, così pure considerando o meno aziende minori o le fabbriche più grandi.

Non esiste in Italia qualcuno riconosciuto da tutti, come c'è in Germania, che fornisca cifre ufficiali e condivise da tutti, sulla partecipazione agli scioperi. L'Istat calcola solo il monte ore complessivo annuale di tutti i settori delle ore perse per conflitti di lavoro.

A volte si tiene conto dei dati Enel sul consumo dell'energia elettrica nelle imprese per avere qualche dato attendibile, come si è fatto nei recenti scioperi generali (cioè di tutte le categorie) contro le politiche del governo. Anche qui i sindacati hanno parlato di adesioni molto elevate mentre il governo di cifre molto basse.

E' chiaro se nella base di calcolo si includono anche lavoratori come i CoCoCo, gli interinali, i contratti di inserimento, i temporanei, gli apprendisti, che recentemente sono cresciuti molto ma che, difficilmente, potrebbero scioperare, allora le cifre possono essere molto differenti, anche se tutte valide in sé.

Poi c'è il caso degli scioperi nei trasporti: secondo i sindacati delle ferrovie, spesso i loro scioperi impediscono all'80% dei treni di viaggiare, mentre Trenitalia dichiara cifre capovolte. Anche in questo caso è possibile che la maggior parte dei treni sia partita e arrivata a destinazione ma, magari, si tratta prevalentemente di linee minori su cui viaggiano pochi passeggeri, mentre le (poche) linee che assorbono più traffico sono rimaste paralizzate. Lo sciopero nei trasporti riesce comunque perché molta gente piuttosto che mettersi in viaggio, rischiando dei disagi, annulla o rinvia le partenze: per molto tempo, i sindacati hanno giocato sull'effetto annuncio dello sciopero che poi veniva disdetto, ma intanto il danno era stato fatto (ora tale comportamento è proibito).

L'introduzione per legge di un minimo di servizi garantiti, per cui una quota del personale non può scioperare, ha complicato le cifre delle adesioni: per esempio i sindacati non conteggiano mai nella base di calcolo i lavoratori comandati per garantire i servizi minimi, mentre le aziende lo fanno regolarmente; l'Authority per i conflitti nei pubblici servizi, oltre a mediare e a contenere i disagi, dovrebbe fare chiarezza, ma non è mai riuscita in questo intento.

Anche le partecipazioni a manifestazioni di protesta, sindacali e politiche, sono spesso discordanti: per la questura di Roma alla manifestazione del marzo 2003 a Roma, promossa dalla Cgil, c'erano più di un milione di persone; per la Cgil invece tre milioni. Per Forza Italia alla manifestazione del 1999 a Roma contro il governo, promossa dal centrodestra, c'erano un milione di persone: per la questura di Milano più di 300.000 persone.

Anche qui è molto difficile fare delle stime attendibili: la polizia si basa anche su treni e autopullman organizzati, ma poi partecipa in modo spontaneo anche tanta gente che abita nella città dove si svolge la manifestazione, che ne segue solo una parte, che arriva più tardi, che lascia la manifestazione prima, che vi giunge con mezzi privati, eccetera.

Lo stesso vale quindi per gli scioperi dei consumatori: in questo caso vale, a mio parere, non solo il danno reale inflitto ai gestori, ma soprattutto, il valore simbolico, politico e mediatico.

I gestori mobili sono i maggiori investitori pubblicitari del Paese; dai muri, dai giornali, dalle Tv, dagli stadi ai cinema, ripetono agli italiani: telefonate, mandate messaggini, utilizzate i nuovi servizi di informazione e intrattenimento via cellulare, fatelo perché le nostre tariffe sono convenienti, costiamo poco, abbiamo un sacco di offerte.

Tale bombardamento mediatico è stato bucato da un altro messaggio: non telefonate e non mandate Sms almeno per due ore, perché non è vero che i telefonini e le telefonate siano così convenienti, anzi sono troppo care.

Questo è avvenuto perché le principali associazioni dei consumatori si sono unite, al di là delle differenze ideologiche e tattiche: è un fatto importante. Altre associazioni, come Altroconsumo, non hanno aderito allo sciopero ma hanno denunciato la natura oligopolistica di cartello delle tariffe degli Sms, tutte uguali tra gestori e senza concorrenza.

In definitiva, in questi giorni si è parlato a lungo delle tariffe dei telefonini, degli aumenti, dei presunti accordi di cartello tra i gestori: tutto questo è positivo, al di là delle cifre sull'adesione.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (2)

ankio daccordo!MA LI MORTAAAACCI LORO!a Vodafogne & Company naturalmente...
9-12-2004 07:32

ruggero
equivoco Leggi tutto
24-7-2004 17:42

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