Broadband, insieme uovo e gallina

I diversi aspetti della banda larga come motore dello sviluppo delle telecomunicazioni in Europa e in Italia.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 18-04-2005]

“Chicken-and-egg problem”, se lo volete in stile anglosassone, italicamente “viene prima l’uovo o la gallina”? In entrambi i casi, si tratta del modo in cui consulenti, analisti e media definiscono quelle situazioni in cui lo sviluppo delle applicazioni di una nuova tecnologia o insieme di tecnologie dipende dalla disponibilità di una nuova infrastruttura basata su di esse, che però diventa economicamente sostenibile se esiste una domanda di mercato, che però dipende dalla disponibilità commerciale della tecnologia e così via.

Un caso classico di “uovo-gallina” è quello della cosiddetta economia dell’idrogeno o più modestamente dell’utilizzo dell’idrogeno come combustibile per il trasporto su gomma. Anche nelle telecomunicazioni si invocano metafore gallinacee, di solito per mettere in dubbio la credibilità di previsioni di crescita e diffusione di nuovi ambiti di mercato. Spesso però ciò avviene a sproposito. Se infatti il caso delle comunicazioni cellulari sembra dimostrare che senza un investimento “sulla fiducia” nell’uovo (l’infrastruttura di rete) non ci sarebbe mai stata la gallina delle decine di milioni di utenze cellulari solo in Italia, le stesse caratteristiche dell’esempio dovrebbero ispirare un po’ più di ottimismo.

Sia il caso dell’idrogeno che quello dei cellulari infatti descrivono dei mercati dove una nuova funzionalità viene fornita con una tecnologia specifica e monouso, per cui ci deve essere una motivazione funzionale molto forte per rompere il circolo vizioso: la telefonia mobile nel caso del cellulare, la riduzione della dipendenza dagli idrocarburi e dell’inquinamento nel caso dell’idrogeno.

Lo stesso approccio avrebbe reso anche la banda larga, ossia l’accesso ad alta velocità e con il massimo livello di interattività alla comunicazione e ai contenuti digitali, un problema “uovo-gallina”, ossia se la funzionalità fosse derivata dall’applicazione di una nuova e specifica tecnologia funzionale (leggi fibra ottica direttamente all’utente su tutto il territorio, se qualcuno si ricorda il progetto Socrate dell’allora SIP).

Ma la banda larga ha una caratteristica peculiare, quella di essere una politecnologia, ossia di potere fornire le proprie funzionalità attraverso diversi mezzi tecnologici. Non solo, buona parte di questi mezzi utilizzano infrastrutture già predisposte che vengono adattate con investimenti ridotti. Solo in Italia sono così oggi disponibili funzionalità broadband tramite le diverse forme di ADSL su doppino telefonico, le connessioni in fibra ottica, il satellite mono e bidirezionale, l’ultimo miglio wireless, la Tv digitale terrestre, la telefonia Umts. In altri Paesi sono in uso altri strumenti ancora come la cable TV.

Il pollo c’è, come lo cuciniamo?

Anche se gli investimenti per mettere a disposizione la banda larga sono come detto limitati, nei business plan dei gestori ci deve essere ed essere stata una valutazione della domanda, sia come possibile pubblico che come applicazioni trainanti. Se sul primo fronte a posteriori si può dire che i fornitori ci hanno azzeccato (dai 300.000 utenti in banda larga della fine del 2001 siamo ora veleggiando verso i 4 milioni), non altrettanto si può dire per le applicazioni.

A parte la possibilità generica di fare più velocemente quanto già veniva fatto con le connessioni “lente” (posta, navigazione web, chat e instant messaging), i gestori hanno puntato sui contenuti video e di entertainment interattivo (giochi online). Invece, al di là dei sondaggi ufficiali e basandosi sul traffico di rete, la vera spinta al broadband è derivata e deriva in buona parte dal downloading di file di grandi dimensioni in modalità P2P.

Probabilmente i fornitori di connettività non avrebbero mai intrapreso progetti di banda larga sulla base del successo di Napster e discendenti, ma una volta che l’infrastruttura è stata pronta, gli utilizzatori ne hanno fatto l’uso che volevano. Insomma, la banda larga è sia uovo che gallina, cioè è sia derivazione di un’esigenza percepita dai gestori nel pubblico che abilitatore di esigenze autonome del pubblico. Nel caso specifico poco importa che il pollo dovesse essere fatto lesso e invece è stato fatto alla diavola.

Non sempre però è così. Pensiamo all’attuale spinta verso l’ADSL a 4 Mbit, che sottintende la prossima offerta (entro fine anno) di numerosi canali televisivi via internet collegato direttamente al televisore attraverso un set-top box (il cosiddetto triple-play). Per un utilizzo di questo tipo, la banda messa disposizione dell’utente può essere asimmetrica (la “A” di ADSL). Se invece il driver della banda larga futura dovesse essere un’applicazione simmetrica come il podcasting, l’approccio sarebbe quello sbagliato, e la banda disponibile sarebbe meglio utilizzata a equlibrare le comunicazioni in uscita con quelle in entrata, piuttosto che a privilegiare quelle in entrata.

Il pollo è cotto, ma chi se lo mangia?

Indipendentemente da come viene cucinato il pollo, un ultimo fattore va considerato: chi sono i clienti. Sembrerebbe una questione marginale, visti i 4 milioni di utenti in Italia. Ma l’identità degli utenti è comunque importante se allarghiamo il discorso al ruolo delle tecnologie nell’economia di un Paese.

Da diverse inchieste condotte a livello europeo e italiano risulta che una categoria è sottorappresentata nell’utenza della banda larga, e di Internet in genere, le piccole imprese, come dire il 98 per cento delle aziende nazionali. La cosa sorprende perché se esiste un soggetto economico che ha più da guadagnare dall’utilizzo di internet e a maggior ragione della banda larga è proprio la piccola impresa.

Fatta questa constatazione, resta da spiegarsi il fenomeno. I soliti analisti e media si rifugiano nel “problema culturale”, che spiega tutto e niente. Forse la diffusione della banda larga sul territorio italiano ha qualche ruolo. Nei grandi agglomerati urbani la disponibilità di connettività veloce è persino sovrabbondante, anche su due o più tecnologie alternative.

Se però si va in provincia, nei centri con meno di 5000 abitanti, il discorso cambia radicalmente, perché in queste aree i gestori (o meglio, il gestore che possiede l’ultimo miglio) non trovano conveniente portare l’ADSL tradizionale.

Restano soluzioni più costose (satellitare bidirezionale, per esempio) o con costi di infrastruttura a carico della comunità locale (le varie soluzioni di Wireless Local Loop). Ma chi deve metterle in piedi deve trovare una convenienza economica, e il problema uovo-gallina, apparentemente cacciato dalla porta, almeno in questo caso rientra dalla finestra. Forse saranno i collegamenti sulle linee elettriche a sistema la questione. Allora vedremo se per le piccole imprese non mangiare il pollo segnalava mancanza di offerta oppure altre preferenze gastronomiche.

Tutti questi tempi verranno trattati in modo approfondito al Wired World Forum del 21 aprile al Centro Congressi Crowne-Plaza di San Donato Milanese. Il Forum, organizzato in collaborazione di Key4Biz.it, il centro di ricerca e portale online per le telecomunicazioni, e Wireless, ospiterà nella mattinata del 21 aprile una serie di interventi di alto livello dei massimi esperti e protagonisti della banda larga e verrà aperto da Bruno Lamborghini, Presidente di EITO (European Intormation Technology Observatory, e moderato da Raffaele Barberio, Direttore di Key4Biz.

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