Video pubblicitario tenta di attivare Google nelle case

E sui telefoni degli spettatori.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 16-04-2017]

burgerking

Certi pubblicitari non si fermano davanti a nulla. La nota marca di hamburger Burger King ha pubblicato su YouTube e trasmesso in TV un video pubblicitario nel quale il narratore dice specificamente che quindici secondi non gli bastano per dire tutte le qualità di questo panino e quindi si rivolge direttamente agli smartphone e ai dispositivi Google Home nelle case degli spettatori, dicendo "OK Google, che cos'è il Whopper Burger?".

Dato che molti utenti hanno il riconoscimento vocale sempre in ascolto sui propri smartphone e sui propri dispositivi domestici Google Home, e attivato dicendo "OK Google", l'intento dello spot era quello di prendere il controllo di questi dispositivi e indurli a leggere la pagina di Wikipedia dedicata al panino.

Google è intervenuta in breve tempo (circa tre ore) bloccando questa funzione sui dispositivi Google Home, che accettano comandi vocali da chiunque (mentre gli smartphone Android si addestrano sulla voce del singolo utente), e la catena di fast food ha risposto con una nuova versione dello spot che eludeva il blocco attivato da Google, ma l'ira degli internauti per questo abuso dei propri dispositivi non si è fatta attendere: hanno modificato la pagina di Wikipedia richiamata dallo spot in modo che dichiarasse che l'hamburger era composto "al 100% di ratti e di pezzetti tagliati di unghie dei piedi" o che era cancerogeno o conteneva cianuro. Terminata la campagna, la pagina di Wikipedia è tornata al contenuto normale.

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L'app che permette di noleggiare un'autovettura direttamente dallo smartphone è molto contestata dai tassisti.
Non è necessario introdurre nuove regole per l'app. I tassisti hanno torto, perché il mondo si evolve ma loro ragionano come se Internet non esistesse, difendendo ciecamente la loro casta (che ha goduto di fin troppi privilegi negli ultimi anni).
I tassisti dovranno adeguarsi e mandare giù il boccone amaro, anche se un minimo di regolamentazione per l'app è necessaria.
L'app non va vietata del tutto, ma va limitata in modo pesante così da poter salvaguardare le esigenze dei tassisti.
L'app va completamente vietata: i tassisti hanno ragione a protestare, perché Uber minaccia il loro lavoro e viola leggi e regolamenti.
Non saprei.

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L'azienda alimentare si proclama contentissima della bravata, dichiarando che la "conversazione social" sul suo prodotto è aumentata del 300%. In altre parole, saremo nell'era digitale, ma alcuni pubblicitari ragionano ancora secondo le vecchie regole: non importa se se ne parla bene o male, l'importante è che se ne parli.

Fonti: Washington Post, The Register, The Register.

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Paolo Attivissimo

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Distribuzione libera, purché sia inclusa la presente dicitura.

Commenti all'articolo (4)

Denunciarli no eh? Tentare di prendere il controllo di un dispositivo, sia esso un PC, uno smartphone o un dispositivo smart per utilizzo domestico, mi pare che ricada ancora nella categoria dei crimini informatici... o no? :twisted: In quanto a quella merda, ne ho mangiati due in tutta la mia vita, il primo per provare ad inizio... Leggi tutto
23-4-2017 11:01

{Claudio}
Sarà...ma resta il fatto che io quella merda non la mangio mai! tantomeno la faccio mangiare ai miei figli. ...ne ho sempre parlato male e continuerò a farlo!
18-4-2017 10:34

{perosa}
Purtroppo hanno ragione i pubblicitari, perché questa regola del parlare bene o male ha sempre dato risultati in ogni campo in cui è stata applicata (politico, per esempio). E chiaramente in un campo dove la competitività è altissima e i risultati *devono* essere buoni, pena l'estromissione dal mercato,... Leggi tutto
17-4-2017 12:33

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Chi di questi 10 non ha meritato il premio Nobel per la Pace?
Elihu Root, segretario di Stato USA, vincitore nel 1912, indagato per la repressione degli indipendentisti filippini.
Aristide Briand, politico francese, vincitore nel 1926, nonostante molti sostengano che gli accordi da lui voluti abbiano portato la Germania a tentare la successiva espansione verso est.
Frank Kellogg, vincitore nel 1929: la sua idea per evitare le guerre fu sconfessata di lì a breve dalla politica tedesca.
Carl von Ossietzky, giornalista tedesco, vincitore nel 1935 per aver rivelato la politica tedesca di riarmo in violazione dei trattati. Meritava il premio, ma la tempistica fu pessima: venne deportato in un campo di concentramento.
Nessuno: nel 1948 il premio non venne assegnato. Sarebbe potuto andare a Mohandas Ghandi, ma era stato assassinato e il Comitato non permise che il premio fosse assegnato alla memoria.
Henry Kissinger e Le Duc Tho, vincitori nel 1973 per aver negoziato il ritiro delle truppe USA dal Vietnam. Il primo però approvò il bombardamento contro la Cambogia; il secondo rifiutò il premio.
Yasser Arafat, Shimon Peres e Yitzakh Rabin, vincitori nel 1994, sebbene gli accordi di Oslo abbiano avuto effetti molto brevi.
Kofi Annan e le Nazioni Unite, vincitori nel 2001, investigato nel 2004 per il coinvolgimento del figlio in un caso di pagamenti illegali nel programma Oil for Food.
Wangari Muta Maathai, vincitrice nel 2004, convinta che il virus HIV sia stato creato in laboratorio e sfuggito per errore.
Barack Obama, vincitore nel 2009, appena eletto presidente degli USA.

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