Sicurezza IT, il futuro è sempre più machine learning

Le tecniche di sicurezza avanzata renderanno meno necessario il giudizio umano.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 12-06-2017]

machine learning

L'88% dei responsabili IT italiani (76% a livello globale) prevede che le tecniche di sicurezza avanzate renderanno sempre meno necessario fare affidamento sul giudizio umano, per distinguere quelle sottili differenze tra minacce e anomalie.

Questo è quello che rivela Trend Micro, dopo aver intervistato 2.400 responsabili decisionali IT in Europa e Stati Uniti per fare luce sullo stato attuale della cybersecurity. Il 59% del campione italiano (45% a livello globale) prevede che questo cambiamento avverrà nei prossimi 5 anni.

Lo studio rivela che i responsabili IT italiani sono attratti da strumenti di sicurezza avanzata come il machine learning e l'analisi del comportamento. L'85% ritiene che questi tool siano efficaci per bloccare le minacce informatiche e più di tre quarti (77%) dichiara di utilizzarli già, mentre l'88% inizierà a farlo nei prossimi 12-18 mesi.

Nonostante la maggior parte degli intervistati auspichi tecniche di sicurezza avanzate, permane un po' di scetticismo e confusione. Prendendo in considerazione il machine learning, il 19% del campione (20% a livello globale) lo considera una trovata di marketing, mentre il 7% (11% a livello globale) crede che esista solo nei film. Una parte dei responsabili IT, inoltre, non riesce a quantificare l'efficacia del machine learning e delle analisi comportamentali nella prevenzione degli attacchi.

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Lo studio mette in risalto anche la mancanza di consapevolezza riguardo i falsi positivi, ovvero il momento in cui un sistema di sicurezza crede di aver rilevato una minaccia e si prepara ad agire ma non esiste alcuna minaccia. Queste azioni richiedono un impiego massiccio di risorse che possono danneggiare il funzionamento delle organizzazioni rendendo inutilizzabili programmi e sistemi operativi.

Il 40% degli intervistati a livello globale non tiene in considerazione questa criticità e il problema sembra essere prevalente in Europa con percentuali alte in Norvegia (78%), Svezia (64%), Austria (60%) e Svizzera (59%). L'Italia si distingue in positivo, infatti solo il 41% degli intervistati non aveva mai preso in considerazione la criticità dei falsi positivi.

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