Archivismi: la scomparsa dei media fisici

Cassandra Crossing/ La sparizione di dischi, dischetti, cartucce, CD e DVD dai nostri cassetti potrebbe essere vista come una benedizione. È invece l’ascensore, in discesa, che conduce al girone infernale degli Archivisti Caduti. Vediamo come non finire anche noi laggiù.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-08-2026]

cassandra scomparsa media fisici
Foto di Eugene.

In passato, al di fuori della saga di Archivismi, Cassandra aveva ripetutamente esternato sul tema della conservazione del digitale su supporti fisici, questo perché la preservazione della cultura moderna è uno dei valori fondanti della sua attività. Il concetto di base è rendere ridondante la conservazione dell'informazione, quindi non linkare, ma copiare, perché l'evanescente cloud non diventi l'unico (e indegno!) custode della cultura. Ma copiare sui supporti fisici, pur essenziale, non basta.

Infatti i bit memorizzati sugli archivi informatici, dal 1970 a oggi, si sono rivelati non il mezzo di conservazione più longevo della storia, ma anzi quello più cagionevole. Quantità infinite di informazioni e software non rimpiazzabili sono andati perduti in questi ultimi decenni, e queste perdite continuano. Persino l'evoluzione crescente delle unità di memorizzazione contribuisce a rendere obsoleti e inaccessibili i supporti che già non si fossero degradati e cancellati da soli. Il primo articolo sopra citato termina con queste parole: «Non siamo eterni, e tra anni o decenni soltanto pochi bit in rete ricorderanno chi e che cosa eravamo. Saranno bit contenenti testi, immagini, video ma anche programmi. E ripetiamolo, i programmi non sono solo informazioni, sono la legge e la struttura del ciberspazio, che solo di software è costituito. È davvero bello pensare che si stia costruendo una strada che, forse, riuscirà a traghettare verso il futuro la parte più importante del "noi" digitale».

Il noi digitale è, appunto, un tipo particolare di dati, i dati eseguibili, il software in quanto tale. E il software, per funzionare, ha bisogno di due cose, un supporto di memorizzazione e un sistema di esecuzione. Detto in termini un po' datati ma assai più semplici, un disco e un computer. Questi due oggetti non sono necessariamente materiali; al giorno d'oggi posso avere un disco memorizzato nel cloud e una macchina virtuale, anche questa nel cloud. Ma i dati che costituiscono il disco virtuale e la macchina virtuale devono anche loro essere conservati da qualche parte.

Per quanto riguarda il software scritto fino a pochi anni fa, quello che si installava in locale, un mezzo fisico di installazione era la norma. Cassette audio, poi floppy disk a capacità crescente, poi cd-rom, anche questi di capacità crescente (Cd-rom 700 MB, 800 MB, DVD 4,3 GB, 9GB, Blu-Ray 25 GB, 50 GB) hanno supportato la crescita delle capacità dei computer, del software e delle reti. A un certo punto il cloud, affiancato dalle unità esterne di memorizzazione riscrivibili, come smartphone, chiavette e dischi USB3, è diventato mainstream, e ha fatto scomparire, una dopo l'altra, le unità di memorizzazione su supporti fisici non riscrivibili, rendendo quindi inaccessibili le informazioni contenute sui supporti, se non gestite in maniera attiva ricopiandole su supporti più moderni. Fino qui abbiamo raccontato una storia di progresso, che tuttavia, come già detto, dobbiamo riconsiderare in termini di conservazione dell'informazione.

Perché se è vero che mai come oggi le persone, anche quelle digiune di informatica, hanno a disposizione spazi digitali cosi grandi da essere inimmaginabili solo pochi anni orsono, è anche (ahimè) vero che questi spazi sono ancora più cagionevoli delle memorie fisiche degli anni scorsi. Uno spazio cloud è infatti quanto di più evanescente si possa concepire per conservare informazioni; senza uno sforzo di gestione, sia economico che di amministrazione, tutto quanto memorizzato nel cloud scompare in pochi anni, spesso dimenticato dal proprietario che nemmeno ne sentirà la mancanza. E invece, per avere reali garanzie di conservazione, dobbiamo copiare le informazioni su supporti durevoli.

Se gli assiri sono riusciti a farci arrivare le loro contabilità su tavolette di argilla cotte, che hanno attraversato indenni più di 4 millenni, noi dobbiamo trovare metodi altrettanto buoni per conservare i bit (di per sé eterni, come la termodinamica ci insegna) per periodi anche più lunghi. E cosa si può fare a livello personale se qualche nostro dato ci pare degno di conservazione? I nostri cari e sudati scritti, oppure anche solo le foto delle vacanze?

Tre cose, comuni alle strategie di backup industriale di dati.
1) almeno tre copie dei dati;
2) su almeno due tipi di supporto;
3) in almeno due locazioni geografiche diverse.

Uno di questi supporti/locazioni può tranquillamente essere il cloud, un altro, virtualmente eterno, può essere l'Arctic World Archive, alle isole Svalbard nel circolo polare artico. E tutti gli altri metodi di archiviazione che ci sono nel mezzo, a vostra scelta, incluso almeno un supporto fisico che stia a casa vostra, saldamente nelle vostre mani. La cosa più difficile e faticosa, in tutto questo, è una gestione attiva dei dati. Dovete sapere dove conservate cosa, altrimenti finirete nella massa di coloro che perdono tutto anche le foto e i contatti, ogni volta che traslocano o cambiano cellulare. E se non volete assumervi nemmeno questo onere ma sentite di avere qualcosa che davvero vorreste far durare nel tempo e diffondere, potete affidarlo, con garbo e praticamente in modo gratuito, ad Archive.org.

Tutti i dettagli su come fare per far approdare in modo sicuro i vostri dati e i vostri programmi in queste due durature locazioni li trovate spiegati, anzi raccontati, da Cassandra nella saga di Archivismi, raccolta in un comodo volumetto. Enjoy, e buon Ferragosto.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 6)

Quelle tavolette sono durate millenni perché gli incendi che hanno distrutto le città hanno cotto l'argilla, che è diventata terracotta e quindi dura e resistente agli agenti atmosferici. In pratica l'evento che ha distrutto e cancellato quelle civiltà ha preservato il loro ricordo. Nessuna delle tecnologie elencate fino ad adesso... Leggi tutto
15-8-2026 19:56

CD e DVD sono oggetti che contengono byte (che rappresentano musica o video). Ma anche hard-disk e SSD, fanno esattamente la stessa cosa. La differenza tra "oggetti fisici" e non, e' puramente immaginaria. .
15-8-2026 18:30

Arctic World Archive Leggi tutto
14-8-2026 19:04

{utente anonimo}
@Ulissio Credo tu ti riferisca al progetto Silica di Microsoft, ma c'è anche Cerabyte che però userà tavolette in ceramica.
14-8-2026 12:28

{Ulissio}
Per durare millenni come le tavolette assire/babilonesi e sumere occorrerebbe scrivere tramite microincisioni su tavolette di vetro. Magari in più lingue come la stele di Rosetta. Mi pare di aver letto un articolo tempo fa su questo argomento, proprio qui su ZeusNews.
13-8-2026 15:22

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