Nei call center si lavori di più

Come molte aziende europee, anche Telecom Italia vuole aumentare l'orario di lavoro dei dipendenti, ovviamente a parità di salario.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 08-10-2004]

Nel 1995 infuriva in Europa un vento favorevole alla riduzione dell'orario di lavoro, arrivare a 35 ore, 7 al giorno, come la conquista della fine del '900 per la classe lavoratrice e le forze progressiste, dopo che all'inizio del '900 si era arrivati alle 8 ore giornaliere e alle 40 ore settimanali.

Ridurre l'orario di lavoro per aumentare l'occupazione e migliorare la qualità della vita per avere più tempo per sé, per i propri hobby e impegni sociali, per la famiglia, il partner e i figli. Era l'anno dell'approvazione in Francia della legge Aubry sulle 35 ore, che in Italia veniva rivendicata da Rifondazione Comunista che per questo metteva in crisi il Governo di CentroSinistra di Romano Prodi, mentre la Confindustria di Giorgio Fossa minacciava un referendum abrogativo in caso di approvazione di una legge come quella francese in Italia.

Oggi viviamo una controtendenza sul tema degli orari di lavoro, che vengono allungati spesso con l'accordo dei sindacati, per aumentare la competitività, sulla spinta di una globalizzazione feroce, senza limiti e regole sociali, che delocalizza le produzioni ma non i diritti sindacali e i contratti di lavoro.

Non a caso il tema della delocalizzazione negli Usa, spesso di attività di call center per le società telefoniche e le aziende informatiche, le banche, le assicurazioni, gli alberghi, le società di autonoleggio e le catene alberghiere è al centro della campagna per le presidenziali Usa e dello scontro tra Bush e Kerry. Hanno aumentato l'orario di lavoro dei dipendenti, ovviamente a parità di salario, la Volkswagen e la Ford in Germania, la Siemens in Italia in questi giorni.

Ora ci prova anche Telecom Italia: nei suoi call center, che erogano i servizi 12 (o 412) e 187, già aperti 24 ore su 24, Telecom vuole eliminare o ridurre in modo consistente gli attuali orari di lavoro cosidetti "continuati", che prevedono una mezz'ora di pausa a carico dell'azienda, e introdurre quasi esclusivamente orari "divisi", con un'ora, un'ora e mezzo o due ore di intervallo, a carico dei circa 12.000 operatori.

Più tempo in azienda per fare il proprio lavoro, mezz'ora pro-capite al giorno di recupero produttivo, per lavoratori videoterminalisti, in maggioranza donne. Da una parte Telecom Italia promuove studi e convegni per conciliare il lavoro e la carriera delle donne con gli impegni e i carichi familiari, mentre dall'altra introduce orari che, di fatto, rendono ingestibile la vita in grandi città afflitte dal traffico o annullano i vantaggi della condizione dei molti telelavoratori che svolgono la prestazione da casa.

E' facile quindi intravedere un braccio di ferro sulla questione allungamento orario di lavoro, in un'azienda come Telecom dai bilanci ricchi (non come Alitalia) e che è presieduta da Tronchetti Provera, vice di un Montezemolo che invece, almeno a parole, punta tutto sul dialogo sociale.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 11)

Mario Cardone
siamo nel 2005 Leggi tutto
13-2-2005 13:07

giorgio
Proceder Leggi tutto
14-10-2004 17:21

Nei call center si lavori di più Leggi tutto
11-10-2004 15:41

Pier Luigi Tolardo
Infatti.... Leggi tutto
10-10-2004 16:46

diciamo la verità Leggi tutto
10-10-2004 16:34

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