La petizione contro la tassa SIAE sui Cd vergini

Secondo la rivista AF Digitale il Consiglio dei ministri starebbe per approvare un decreto di recepimento di una direttiva europea che, tra le altre cose, darebbe luogo a un aumento indiscriminato (fino all'8000%) dei tributi dovuti alla SIAE sui supporti analogici e digitali audio, video e dati. Bufala o verità?



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 20-08-2002]

Numerosi lettori mi hanno chiesto di indagare su una petizione pubblicata sul sito della rivista AF Digitale online contro un imminente "super tributo alla SIAE", sospettando che si tratti di una bufala.

In effetti il tono è proprio quello tradizionale delle bufale. Cito infatti dal sito: "Sta per essere approvato dal consgilio [sic] dei ministri un decreto di recepimento di una direttiva europea che, tra le altre cose, dà luogo a un aumento indiscriminato (fino all'8000%) dei tributi dovuti alla SIAE sui supporti analogici e digitali audio, video e dati. Fra poche settimane un CD-R potrebbe costare minimo 1,50 euro, una videocassetta 3,5 euro e potrebbe essere inserito un tributo del 3% su tutti gli apparecchi di registrazione, hard disk compresi. Attenzione: non importa assolutamente se i CD-R, per esempio, vengono usati per la registrazione di dati informatici o delle proprie foto digitali: il tributo alla SIAE, prelevato alla fonte, ovviamente, è comunque dovuto."

Lo stile dei classici appelli-bufala è suggerito anche da questa frase (notare l'invito rituale "manda questo appello a tutti quelli che conosci"): "Questo provvedimento va fermato al più presto, possibilmente prima che venga approvato dal Consiglio dei Ministri. Per fare questo ti chiediamo di partecipare alla petizione anti-decreto sul sito www.afdigitale.it e di mandare queste informazioni a tutte le persone che conosci. Aiutaci a salvare il tuo diritto alla copia personale."

Il sito offre anche la possibilità di aderire online alla petizione, trasmettendo un e-mail a scelta a una o più di varie autorità, fra cui il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Miinistro dei Beni Culturali, il Ministro per l'Innovazione e le Nuove Tecnologie, e anche a Mi manda RaiTre e Striscia la notizia.

Ma a parte lo stile bufaliforme, cosa c'è di vero? Possibile che una rivista si presti a una bufala? E' troppo presto perché io possa darvi una risposta definitiva, ma comincio a riassumere quello che ho scoperto fin qui, con la speranza di arginare il fiume di e-mail che sto ricevendo in proposito e che sta circolando in Rete.

Se avete fretta e non volete approfondire, vi dico subito qual è il mio consiglio: attendere prima di diffondere.

Indizi contrastanti

Esiste davvero questo inquietante decreto? Le pagine Web della petizione ne citano il testo: è il decreto legislativo intitolato "Attuazione della direttiva 2001/29 CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 maggio 2001 sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione". Purtroppo, però, non ne viene indicato un numero di riferimento. L'editoriale di AF Digitale dice solo che è stato "reso pubblico, senza troppo chiasso, [...] lo scorso 10 di luglio".

Qui comincia il mistero. Il testo del decreto riportato dalla petizione non è reperibile da nessuna parte in Rete. Ho usato Google, ho consultato il motore di ricerca del Parlamento italiano, ho cercato in Interlex.it e nei newsgroup, ma non ne ho trovato traccia. Ho pescato soltanto l'annuncio del lancio della petizione, pubblicato dalla redazione di AF Digitale in vari newsgroup intorno al 4 di agosto 2002.

L'unica cosa che ho trovato (con l'aiuto di un lettore, root()) è la legge italiana 1 marzo 2002, n. 39, che all'articolo 30 predispone il recepimento della direttiva europea, ma solo in termini molto generici: dice che il governo italiano dovrà emettere una legge che recepisca la direttiva europea in materia di diritti d'autore. Non parla di importi di tasse sui supporti vergini a favore della SIAE.

Questo induce un po' di sospetto (ma sapete che sono notoriamente paranoico). Come mai questa cosa la sa soltanto AF Digitale? Può darsi che siano semplicemente più veloci degli altri, cosa peraltro facile in questo periodo, considerato che ad agosto l'Italia si ferma. Così il 9/8/2002 ho scritto un e-mail alla Edisport (la casa editrice di AF Digitale), chiedendo di mettermi in contatto con la redazione della rivista per avere chiarimenti. Attendo risposta.

Per contro, sembra strano che una rivista si prenda la briga di "inventarsi" un testo di decreto, usando fra l'altro i riferimenti giusti alle direttive europee.

A proposito, la direttiva citata dal decreto fantasma, la 2001/29/CE, è invece perfettamente reperibile online: in sunto e come testo integrale, scaricabile in formato PDF, presso questo chilometrico indirizzo comunitario oppure, se preferite, da Interlex.it.

Colgo l'occasione per fare due rapidi commenti. Primo, la direttiva non parla di soldi né specifica cifre: parla soltanto di "equo compenso" (articolo 5). In altre parole, gli importi del decreto (se autentico) sono decisi dal governo italiano, che non può quindi alzare le spalle e dire "ce lo impone l'Europa". Secondo, questa direttiva (sulla cui esistenza non vi è dubbio) è la versione europea della tragicomica DMCA americana, la legge che ha messo il bavaglio a gran parte della comunità degli esperti di sicurezza informatica perché rende reato discutere di come superare una qualsiasi protezione anticopia, anche la più elementare. Il suo recepimento causerà in Europa gli stessi problemi di censura già subiti dagli informatici USA.

Ma torniamo alla petizione. Il decreto legislativo italiano sarebbe stato emesso, stando alla sua intestazione, dal "Segretariato Generale - Servizio XI - Diritto d'Autore e Vigilanza sulla SIAE". Una ricerca in Rete mi rivela che questo "Servizio XI" eccetera appartiene all'organigramma del Ministero dei Beni Culturali (http://www.beniculturali.it/ministero/organigramma/index.asp) ed ha come direttore Elio Vito Silvestro (e-mail evsilvestro@beniculturali.it, tel. 06-77701.203.208, fax 06-77701.244). Così il 9/8/2002 gli ho inviato un e-mail chiedendogli chiarimenti e/o smentite. Attendo risposta. Appena avrò maggiori informazioni, aggiornerò il dossier antibufala.

Comunque sia...

Quand'anche fosse tutto vero, l'efficacia di una petizione tramite e-mail è tutta da vedere. E' un ragionamento che ho già fatto per altre petizioni di questo genere: mille e-mail si cancellano e si ignorano facilmente, mille lettere affrancate con firma del mittente no. Fa molto più effetto un sacco pieno di lettere di cittadini piuttosto che un file da un megabyte. Per non parlare del fatto che solitamente una casella di e-mail ha una capienza limitata, per cui dopo i primi mille-duemila messaggi (e anche meno) si intasa e tutti i messaggi di petizione successivi tornano indietro al mittente respinti. Con la posta ordinaria questo non succede.

Fra l'altro, esaminando l'HTML della petizione salta fuori che gli indirizzi di e-mail a cui verrebbe mandata la petizione sono abbastanza generici e non diretti: ad esempio, se scegliete di mandare la petizione al Presidente del Consiglio Berlusconi, la inviate a webmaster@forza-italia.it, che non è certo la casella di posta personale del Cavaliere. Idem se scegliete di inviare la petizione al Ministro dei Beni Culturali (Giuliano Urbani): va all'indirizzo mturetta@beniculturali.g-net.it, che secondo l'organigramma del Ministero dei Beni Culturali è l'indirizzo di posta del Capo Segreteria e Segretario Particolare del Ministro, Mario Turetta. Gli indirizzi di Mi manda RaiTre e Striscia la notizia, perlomeno, portano ai diretti interessati.

Quindi se volete aderire a questa petizione, il mio consiglio è scrivere una lettera, non inviare pigramente un e-mail. Può darsi però che segnalare il caso via e-mail alle trasmissioni televisive funzioni, visto che Mi Manda RaiTre e Striscia la notizia sono più attente agli scoop e alle opinioni dei cittadini di quanto lo siano i burocrati.

Ipotesi

L'indagine prosegue, e per ora la petizione mi sembra abbastanza plausibile, ma finché non ho una conferma da fonte ufficiale (governativa) non posso né autenticare (per quel che valgono le mie autenticazioni) né smentire.

Per il momento, l'ipotesi che sono meno a disagio nel sostenere è che si tratti semplicemente di una delle tantissime proposte di decreto che circolano in Parlamento e che raramente vengono portate a conclusione. Questo spiegherebbe forse la mancanza di una numerazione ufficiale.

Esiste anche un'ipotesi un po' cattivella: che si tratti di una astuta mossa pubblicitaria per la rivista in questione. E' molto interessante, infatti, notare che l'appello capita proprio in un periodo in cui praticamente tutti i principali siti informativi italiani sono chiusi per ferie e quindi è difficile avere conferme: il momento ideale per montare un caso intorno a un testo che in realtà è solo un'ipotesi di legge. Per contro, può anche darsi che sia una mossa pubblicitaria basata su un problema reale, e in tal caso non mi sento di criticare la redazione di AF Digitale se cerca di conquistarsi un po' di fama promuovendo questa forma di sensibilizzazione pubblica.

Questi, insomma, sono i motivi del mio invito alla prudenza: non diffondete la petizione, almeno per ora. Se scoprite qualcosa di più, fatemi un fischio.

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Paolo Attivissimo

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