Nove appunti sull'informazione al tempo dell'Internet

Alcuni vecchi appunti per valutare quanto e come sono cambiate le cose.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 28-01-2004]

Sono rimasto, accidenti, senza computer e questa settimana posso scrivere solo per pochissimo tempo. Me la cavo recuperando alcuni vecchi appunti (di quattro anni fa, per la precisione: uscirono sulla Catena numero 20) e ve li piazzo qui perche' - nella loro rozzezza - puo' darsi che funzionino ancora.

1. Le due rivoluzioni:
- i soldi fanno un sacco di soldi (Aol-Time ecc)
- i ragazzini ricominciano a scrivere lettere d'amore (e-mail, sms).

2. Le "nuove" tecnologie non sono piu' nuove da un pezzo e ormai hanno individuato un universo abbastanza preciso. Gli internet in realta' sono due:
- il Web modello tv;
- il Web interattivo.
L'interattivita' e' il fatto nuovo e il tasso di interattivita' e' l'elemento decisivo.

3. Il mondo come comunicazione/rete (l'informazione come caso particolare). Il mondo di cui si parla e il mondo di cui non si parla. Il mondo che parla e il mondo che non parla. Quanto costa realmente l'accesso alla comunicazione? Chi lo decide? Atomi e bytes: chi e' il "padrone" dei bytes? Ma fisiologicamente, i bytes "possono" avere un padrone? Che cosa in realta' "padroneggiano" allora, in questo campo, i "padroni"?

4. Da tempo le imprese fanno cultura in proprio (pubblicita' = culture). Ma adesso le imprese fanno "informazione" in proprio. Prima l'industriale faceva "anche" l'editore. Ora l'industriale dev'essere "innanzitutto" un editore.

5. In questa situazione, che cosa c'entra piu' il giornalista? Anzi, direttamente: chi e' il giornalista? C'e' ancora una specifica tecnologia che lo caratterizza? Che cosa lo caratterizza, allora? (Il medico un tempo faceva i salassi, oggi deve sapere che cos'e' il Dna. Tecnologie completamente cambiate: che cos'e' rimasto immutato? L'approccio umanistico al malato. Il medico e' quel professionista che, nel variare delle tecnologie, fornisce all'utente le garanzie culturali contenute nel giuramento di Esculapio). Il giornalista e' semplicemente, nel variare illimitato delle tecnologie, il detentore del giuramento di Ippocrate sull'informazione.

6. Ieri il giornalista garantiva che l'informazione fosse "veritiera e corretta". Oggi garantisce che l'informazione sia anche, nel nuovo quadro tecnologico:
- distinta dalla pubblicita';
- sufficientemente interattiva.
Entrambe queste caratteristiche possono essere oggettivamente quantizzate.

7. L'interattivita' e' il nuovo *diritto* del lettore nel mondo dell'informazione attuale. La correttezza pubblicitaria (informazione distinta dalla promozione, e fonti d'informazione distinte dalle fonti di promozione) e' il secondo diritto. La privacy il terzo. Di questi tre diritti le organizzazioni dei giornalisti debbono rendersi garanti. Ma la funzione di garanzia tocca soprattutto al "singolo" giornalista e ne e' anzi l'elemento costitutivo. E' la funzione di garanzia nei confronti del lettore, e non questa o quella(necessaria) competenza tecnica che distingue chi e' giornalista da chi non lo e'. Essa distingue, in particolare, il giornalista dall'operatore dell'informazione per conto delle imprese.

8. Le figure professionali specifiche a cui dare dei nomi. Chi deve farlo? In questo momento, di fatto, lo stanno facendo le imprese. Se lo facessimo noi giornalisti sarebbe meglio (ieri: il reporter, il writer, l'inviato, il deskista... ). Non tanto per un fatto sindacale, quanto per difendere una cultura.

9. L'accesso alla professione - ma "quale" professione? Anche qui: di fatto, chi decide? Al tempo delle "radio libere", dei meccanismi precisi alla fine hanno prodotto i berlusconi. E' il caso di aspettare che si formino (se non si sono gia' formati) i webbusconi?

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